Arezzo da amare

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Il monumento alle vittime civili della guerra

Autore della statua è lo scultore Andrea Roggi, uno dei più apprezzati artisti del territorio aretino

La Provincia di Arezzo, medaglia d’oro al valore civile e militare, pagò a un prezzo altissimo la partecipazione dell’Italia alla Seconda Guerra Mondiale. Dei circa 4.000 caduti totali, quasi la metà furono uomini, donne e bambini inermi, uccisi dalle bombe sganciate dagli alleati, che caddero a più riprese in tutto il territorio aretino, oppure trucidati durante le feroci rappresaglie nazifasciste, intensificatesi durante la lenta ritirata tedesca del 1944.

In ricordo di quelle 1.801 persone, il 27 ottobre 2007 venne inaugurato il monumento alle vittime civili di Guerra, scegliendo come collocazione l’area adiacente alla rotonda realizzata tra via Duccio di Buoninsegna e viale Leonardo da Vinci.

La scultura in bronzo con basamento in travertino, alta circa cinque metri, fu voluta dalla sezione provinciale dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra e dal suo presidente di allora Berlino Borghesi, con il patrocinio e il contributo di Regione Toscana, Provincia di Arezzo e Comune di Arezzo, a cui si aggiunsero i contributi di vari sponsor.

Autore della statua è lo scultore Andrea Roggi, uno dei più apprezzati artisti del territorio aretino.

Nato nel 1962 a Castiglion Fiorentino, Roggi vive e lavora nella frazione di Manciano. Dopo aver approfondito le tecniche frequentando lo studio del grande Enzo Scatragli, nel 1991 apre il suo laboratorio. Il bronzo è da subito il materiale prediletto, con cui realizza opere per il mercato privato e per committenze pubbliche, che negli anni sono sempre più numerose e prestigiose. 

Dalla fine degli anni Novanta è promotore della corrente “Art for Young”, che ha come obiettivo avvicinare i giovani all’arte in tutte le sue forme. Il movimento trova nel Parco della Creatività adiacente all’atelier la massima espressione, ma  Roggi inaugura  anche tre spazi espositivi permanenti, The Circle of Life Art Gallery, a Cortona, San Gimignano e Pietrasanta, dove sono ammirabili tematiche di successo come ad esempio “L’albero della vita” e “Il volo della conoscenza”

Negli ultimi anni, grazie alla frequentazione della Versilia, l’utilizzo del marmo sta acquistando sempre più importanza nella sua arte.

I monumenti di Andrea Roggi impreziosiscono varie città italiane. Ad Arezzo sono da segnalare pure “A San Donato” di fronte all’entrata dell’Ospedale San Donato del 2005 e il “Monumento ai Caduti sul lavoro” del 2012 all’inizio di viale Mecenate, nella zona dove sorgevano gli stabilimenti della gloriosa Sacfem, meglio conosciuta come il “Fabbricone”. 

La scultura dedicata alle vittime dei conflitti bellici è un bronzo con basamento in travertino, che raffigura la disperazione di una figura femminile, intesa come umanità, di fronte alla guerra. Nella sua veste essa riporta le bifore della Pieve di Santa Maria Assunta e quindi simboleggia anche il dramma della città attraverso la chiesa madre. Il volto angosciato è colto nel momento in cui viene lanciato un grido di dolore, amplificato dalle braccia protese verso il cielo alla ricerca di pace e dallo squarcio che quasi apre il petto.

Alla base della statua sono collocati quattro grandi blocchi lapidei, con forme irregolari e spezzate, che rappresentano le quattro vallate aretine: Val di Chiana, Valtiberina, Casentino e Valdarno, ma allo stesso tempo rimandano alle macerie causate in tutto il territorio dagli eventi militari della Seconda Guerra Mondiale.

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La posizione dell’opera venne scelta per vari motivi. Innanzitutto ci troviamo vicini alla stazione ferroviaria, uno dei luoghi di Arezzo più colpiti dalle bombe perché strategico. Le piazze del centro storico cittadino, poi, mal si adattavano a un monumento di simili dimensioni o in alcuni casi già avevano sculture realizzate nei secoli passati. Da aggiungere che la nuova viabilità e le aree verdi nei dintorni di viale Leonardo da Vinci avevano bisogno di essere valorizzate. Infine ci troviamo in un’area trafficata quotidianamente da tante persone e veicoli in entrata e uscita dalla città. Questo garantisce ampia visibilità alla statua, che può così ricordare ogni giorno, a chi le transita davanti, la sofferenza causata dalle guerre, in cui spesso sono le persone più indifese e innocenti, come le donne, a patire di più.

Arezzo da amare

Aretino di nascita e per vocazione. Dal 2004 sono giornalista culturale, nonché addetto stampa e curatore di mostre ed eventi. La mia attività è rivolta principalmente, fin dall’inizio della carriera, al mondo delle arti visive. Credo nella natura divina dei Beatles

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