Martedì, 21 Settembre 2021
Arezzo da amare

Opinioni

Arezzo da amare

A cura di Marco Botti

Il monumento ai vigili del fuoco. Storia ed evoluzione dell'esercito degli angeli custodi di Arezzo (e non solo)

Il monumento è completato dalla “Preghiera del Vigile del Fuoco” e dai nomi dei valorosi aretini caduti in servizio

Il monumento ai Vigili del Fuoco di Arezzo

Il piccolo parco “Elsa Rosi Nofri” di via degli Accolti, tra il Parco “Pertini” e via Benedetto da Maiano, accoglie dal 2008 il Monumento ai Vigili del Fuoco, sentito omaggio a uno dei corpi nazionali più amati, che in un’epoca di profondi cambiamenti climatici svolge un ruolo vitale per la salvaguardia del territorio e di chi lo abita.   

La collocazione della statua di marmo, realizzata dagli scultori Lamberto Parigi e Maurizio Marangon su disegno di Leonardo Borghini, non è casuale. A breve distanza, sempre lungo via degli Accolti, si trova infatti da una sessantina d’anni la sede centrale “Filippo Bertini” del comando provinciale dei pompieri.

Il primo regolamento per le Guardie del Fuoco nominate dal Magistrato dei Priori di Arezzo venne promulgato nel 1783. Nel 1871, dieci anni dopo l’Unità d’Italia, fu istituito in città il Corpo Municipale dei Pompieri. All’interno del Palazzo Comunale si trovava la stanza dove sostava la sentinella pronta a dare l’allarme, mentre in via Ricasoli era situato l’arsenale con i mezzi e gli strumenti antincendio di allora. La doppia entrata era rappresentata dai due archi a tutto sesto accanto all’attuale ingresso al Mumec - Museo dei Mezzi di Comunicazione. In epoca recente gli ambienti sono stati utilizzati anche come sede bancaria e oggi costituiscono la biblioteca del museo.

Nel 1912 venne inaugurato il “castello” per le manovre tra Porta San Clemente e Porta San Lorentino, nei pressi della palestra di ginnastica. Dopo la Prima Guerra Mondiale il corpo fu ristrutturato e prese il nome di Corpo dei Pompieri Volontari, sempre di gestione municipale.

Nel 1935 nacque il Corpo Nazionale dei Pompieri, dal 1938 Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Quello di Arezzo era il 6° dell’elenco in ordine alfabetico e divenne il punto di riferimento dell’intera provincia, con distaccamenti nei maggiori centri di ogni vallata. Sempre negli anni Trenta, in pieno revival stilistico che portò al rialzamento e alla merlatura di molte torri del centro, anche il “castello” per le esercitazioni assunse l’aspetto di un fortilizio medievale.   

Alla fine del 1940 l’arsenale fu trasferito da via Ricasoli in via Petrarca, dove durò pochi anni, perché le bombe della Seconda Guerra Mondiale lo rovinarono. Dopo gli eventi bellici la sede venne spostata in piazza San Giusto ma era troppo piccola, così si pensò di progettare una caserma provinciale più grande, quella attuale di via degli Accolti, che fu progettata nel 1959 e aperta nel 1962.

Dopo quasi mezzo secolo arrivò finalmente anche il monumento celebrativo, inaugurato il 31 gennaio 2008 nel vicino parco realizzato dal Comune di Arezzo in collaborazione con la sezione aretina del Garden Club. Una scultura alta circa quattro metri, per la cui realizzazione vennero impiegate sedici tonnellate di marmo di Carrara. L’opera rappresenta un angelo custode stilizzato con il tipico elmetto da pompiere, nell’atto di proteggere sotto le sue ali una giovane persona.

Su tre dei quattro lati del basamento sono raffigurati i vigili del fuoco in azione con i loro mezzi: l’elicottero a sinistra, la pompa antincendio e l’autoscala a destra, il gommone sul retro. Fanno da sfondo alle azioni eroiche alcuni scorci cittadini inconfondibili.

Nella parte anteriore della base è raffigurata Santa Barbara, martire cristiana del III secolo e patrona del corpo, con alcuni suoi classici attributi. Si riconoscono la palma del martirio, la torre con tre finestre in cui il padre pagano Dioscoro rinchiuse la fanciulla e il fulmine che, secondo la tradizione, incenerì il genitore dopo la decapitazione della figlia. Più in alto due grandi mani simboleggiano la protezione che i pompieri garantiscono quotidianamente alla popolazione.

Il monumento è completato dalla “Preghiera del Vigile del Fuoco” e dai nomi dei valorosi aretini caduti in servizio. Libero Baldi, Amerigo Centi e Consalvo Righeschi, che appartenevano al distaccamento di Montevarchi, morirono nel 1944 durante la Seconda Guerra Mondiale. Altri due pompieri perirono più di recente: nel 1999 la medaglia d’argento al valore civile Filippo Bertini e nel 2003 la medaglia d’oro al valore civile Simone Mazzi.

La scultura fu voluta dalla sezione aretina dell’Associazione Nazionale Vigili del Fuoco, con il contributo di Provincia e Comune di Arezzo, Banca Etruria, Consolato del Perù, Comitato Civiltà Contadina di Ruscello e tanti privati cittadini, che decisero tutti assieme di onorare i tanti eroi che dal 1783 a oggi hanno difeso e continuano a difendere Arezzo e il suo territorio dal fuoco, dall’acqua e da tutte quelle calamità che possono mettere a repentaglio la vita di chi ci vive.

Una pregevole testimonianza artistica contemporanea che omaggia gli “angeli del soccorso” e ci ricorda, ogni volta che passiamo da via degli Accolti, l’importanza e il coraggio di questo corpo nazionale.

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