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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Arezzo da amare

Opinioni

Arezzo da amare

A cura di Marco Botti

Le terme di Montione

Per tutto il medioevo le proprietà medicinali di quello che fluiva dal sottosuolo di Montione fu apprezzato dagli aretini e nella chiesa parrocchiale era attestato il culto della Madonna del Latte, segno che le fonti venivano considerate utili anche per le donne con problemi di allattamento

Oggi gli aretini che vogliono godere dei benefici delle acque termali hanno l’imbarazzo della scelta. I mezzi di trasporto odierni permettono infatti di raggiungere in breve tempo luoghi come Rapolano, Chianciano, San Casciano dei Bagni e Bagno Vignoni. Persino a Montecatini si arriva in poco più di un’ora d’autostrada.

Fino a secolo fa erano tutte distanze proibitive, ma per fortuna Arezzo aveva le sue piccole terme fuori porta. Subito a ovest della città, da una preziosa collinetta tufacea, sgorgava infatti in più punti un’acqua fredda ferruginosa con tante proprietà salutari: la famosa acqua di Montione.

Secondo Alberto Fatucchi il nome del luogo fa riferimento alla dea Giunone (Mons Ionus da Mons Iunonis), a cui dovevano essere dedicati un santuario nella parte alta del colle, dove è documentata dal X secolo la chiesetta di Santa Maria, e una sorgente di acque salutari nella parte bassa, dove scorre il torrente Castro.

Per tutto il medioevo le proprietà medicinali di quello che fluiva dal sottosuolo di Montione fu apprezzato dagli aretini e nella chiesa parrocchiale era attestato il culto della Madonna del Latte, segno che le fonti venivano considerate utili anche per le donne con problemi di allattamento. 

Nel 1584 la Fraternita dei Laici propose al Consiglio generale cittadino di sfruttare l’acqua “cetra”, ma alla fine dal granduca Francesco I de’ Medici non arrivò il nullaosta.  

Il medico, botanico e anatomista Andrea Cesalpino né studiò le proprietà, appurando che era indicata in particolar modo per favorire la diuresi e la circolazione sanguigna, per eliminare i parassiti intestinali, per abbassare la febbre e persino per attenuare gli effetti del vino. Ne parlò anche nel suo “De Metallicis Libri” del 1596.

Nel 1800 il medico Leopoldo Granati Subiani prescriveva l’acqua per i dolori di fegato, milza e stomaco.

Nel 1808 il botanico e mineralologo Giuseppe Giuli e il chimico Antonio Fabbroni analizzarono le sorgenti e dettero alle stampe la memoria fisico-chimica dal titolo “Dell’acqua acidula-minerale di Montione presso Arezzo”.

Nel 1817 partirono finalmente i lavori per collegare le varie polle sotterranee e realizzare uno stabilimento termale, che due anni dopo venne aperto. 

Con una disposizione sovrana del 21 ottobre 1823, l’amministrazione dei bagni fu affidata all’Ospedale di Santa Maria Sopra i Ponti. Montione si trasformò in un vero e proprio centro salutistico conosciuto oltre i confini locali, dove venivano ricoverati gli ammalati con particolari patologie ma frequentato anche da tanti aretini, che vedevano il luogo come meta di scampagnate domenicali lungo le sponde del torrente Castro. 

Nel frattempo Fabbroni proseguì nei suoi studi e nel 1827 pubblicò il trattato “Storia ed analisi dell'Acqua acidula minerale di Montione presso Arezzo”. Nel 1933 Emanuele Repetti, nel suo “Dizionario geografico fisico storico della Toscana”, dette ampio spazio alle peculiarità della collina alle porte di Arezzo, finalmente ben sfruttate. 

Gli anni Settanta furono un periodo d’oro per le sorgenti di Montione, che vennero presentate all’Esposizione Universale di Vienna nel 1873. Le ingenti spese di gestione convinsero tuttavia l’ospedale di Arezzo a cedere lo stabilimento nel 1879 a Giacomo Konz e Antonio Mancini

Gli scatti delle terme di Montione

Nel 1889 si consigliava di soggiornare a Montione per l’obesità, le congestioni, le difficoltà del fegato, i calcoli biliari e l’itterizia. Nella struttura si potevano fare i bagni freddi, efficaci contro alcuni problemi cutanei, bere alle fonti oppure comprare le bottiglie, ma la privatizzazione non fu una scelta felice e cominciò un lungo periodo di crisi che prima dello scoppio della Grande Guerra portò alla chiusura. 

Nel 1920, grazie agli investimenti di Leonida Martini, le terme riaprirono. L’imprenditore locale fece costruire anche una rivendita di generi alimentari, ancora oggi esistente, e nel 1924 un’elegante loggetta in stile, utilizzata da chi arrivava in gita a Montione, anche solo per fare merenda. La terrazza panoramica sopra i portici nei mesi estivi o durante le feste veniva invece utilizzata come pista da ballo. 

Ubaldo Pasqui e Ugo Viviani, nello loro guida “Arezzo e dintorni” del 1925, parlavano dello “stabilimento balneario” che in quegli anni doveva funzionare a pieni giri.

Purtroppo Martini si rese conto presto che le polle erano ormai quasi prosciugate e quello che sgorgava dalle cannelle era soprattutto acqua del Castro aspirata da due pompe installate dalla precedente proprietà. Sentendosi truffato, dette inizio a una lunghissima battaglia legale per arrivare all’annullamento del contratto.

Fu il colpo di grazia, perché i bagni smisero di essere usati e quel poco di vera acqua ferruginosa che ancora scaturiva continuò a essere sfruttato fino agli anni Cinquanta solo per riempire le bottiglie. Leonida Martini morì nel 1959.

In seguito molte persone proseguirono a recarsi all’ex stabilimento per attingere al piccolo fontanile rimasto, finché l’edificio fu convertito a uso residenziale. L’area porticata ricreativa oggi versa nel più completo abbandono, mentre rimangono la bottega, ancora metà imprescindibile delle merende aretine, e una sorgente sotterranea che si raggiunge attraverso un cunicolo chiuso al pubblico. Sono le ultime memorie delle gloriose e sfortunate Terme di Montione.

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