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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
Arezzo da amare

Opinioni

Arezzo da amare

A cura di Marco Botti

Centro Storico

La chiesa della Misericordia e la storia della compagnia della Santissima Trinità

La chiesa della Santissima Trinità, conosciuta da tutti come La Misericordia, con i suoi locali adiacenti svolge ancora il gravoso compito di ospitare i defunti prima dell’ultimo viaggio verso il cimitero

Lungo la via Sacra di Arezzo, corrispondente all’attuale via Garibaldi compresa tra l’incrocio con via Madonna del Prato e l’incrocio con via San Clemente, si insediarono dalla prima metà del Trecento una serie quasi ininterrotta di monasteri e sedi di compagnie con le loro chiese e ospedali.

Tra queste ultime un ruolo di primo piano lo ebbe la Compagnia della Santissima Trinità, sorta nel 1315 con l’approvazione del vescovo Guido Tarlati, che nel 1348 acquistò case e terreni nell’area, entrando così dentro la città dopo essere rimasta per qualche decennio nello spazio esterno a nord-est di Arezzo, tra Porta Stufi e Porta San Biagio. Fin dalla nascita, la “società” fondata da alcuni nobili divenne protagonista della vita cittadina. Basti pensare che nella sua prima sede, nel 1319, proprio il Tarlati concesse a tre nobili senesi l’approvazione a fondare l’ordine benedettino degli Olivetani e a costruire il complesso monastico di Monte Oliveto Maggiore nei pressi di Asciano, allora facente parte della diocesi aretina. Secondo la tradizione la cerimonia si svolse di fronte al “Crocifisso” trecentesco che ancora campeggia sull’altare della chiesa di via Garibaldi.

La compagnia si dedicava principalmente alle opere di carità, di assistenza ai malati e di gestione delle esequie dei defunti. Nella nuova sede della Via Sacra fece costruire un piccolo ospedale per i poveri e un nuovo edificio religioso, presto abbellito con prestigiose testimonianze artistiche come il tabernacolo esterno di inizio Quattrocento di Spinello Aretino, raffigurante la “Trinità con i santi Pietro, Cosimo e Damiano”. Prima di andare persa, l’opera ormai malandata venne staccata e oggi è conservata nel Museo Statale di Arte Medievale e Moderna di Arezzo, dove si custodisce anche una “Croce” dipinta di fine XIII secolo di ambito locale appartenuta alla compagnia.

Nella seconda metà del Quattrocento il cortonese Luca Signorelli dipinse il gonfalone ufficiale della società laicale da portare in processione, purtroppo scomparso, e per il luogo di culto Andrea della Robbia eseguì tra il 1485 e il 1486 una delle sue celebri terrecotte invetriate con la “Santissima Trinità tra i santi Bernardo e Donato”. Nella composizione si osservano sei coppie di angeli, ventinove teste alate di cherubini e uno squisito drago che spunta dietro a San Donato. Nella predella si notano invece i confratelli della compagnia con il tipico cappuccio bianco con cui si coprivano il volto durante la loro attività benefica e nei cortei religiosi. Nel 1811 l’opera fu trasferita nella parete destra della neonata Cappella della Madonna del Conforto della cattedrale aretina, su volere del vescovo Agostino Albergotti.

Tra il 1506 e il 1511 fu compiuta la “Circoncisione di Gesù”, splendida tavola a tempera e olio realizzata a sei mani del savinese Niccolò Soggi, dell’aretino Domenico Pecori e dello spagnolo Fernando de Coca. La pala era destinata a un oratorio attiguo ma nel corso del XVII secolo fu spostata in uno degli altari laterali della chiesa, dove rimase fino al Settecento. Nel 1725 venne acquistata dai Turini o Torini per collocarla nel nuovo altare di famiglia in Sant’Agostino, completato però negli anni Sessanta di quel secolo.

Nel 1522 il pittore e maestro vetraio francese Guillaume de Marcillat disegnò un altare e uno straordinario lavamani in pietra serena, entrambi scolpiti da Santi Subisso. Il primo si conserva nella chiesetta della Madonna del Duomo di via Oberdan, dove fu trasferito alcuni decenni dopo, l’altro nella palestra dell’edificio scolastico a sinistra della chiesa di via Garibaldi, già refettorio della compagnia. Nel 1550 Cosimo I de’ Medici ordinò che in una parte degli edifici della società laicale si trasferissero le Clarisse di Santo Spirito.  Nacque così il Monastero della Santissima Trinità.

Anche il pittore, architetto e biografo Giorgio Vasari lasciò nel 1573 una sua testimonianza, forse l’ultima prima di morire, ovvero la “Santissima Trinità con i santi Francesco, Bernardo e Agostino”, che divenne il nuovo gonfalone della compagnia. Oggi ammiriamo l’opera incorniciata sopra la porta laterale sinistra. Contrapposto al dipinto vasariano si trova lo stupendo “Noli me tangere”, olio su tela del 1584 firmato dal fiorentino Alessandro Allori, artista tra i più apprezzati del periodo.

Da segnalare, in una nicchia della parete destra, anche la statua di “Maria Ausiliatrice” del 1934, prodotta dal noto scultore e cartapestaio leccese Carmelo Bruno. Scomparsi sono invece l’affresco di fine Quattrocento di Matteo Lappoli con il “Crocifisso tra San Martino e San Rocco”, lodato da Vasari nelle sue “Vite” del 1568, e la tela con “Abramo visitato da tre angeli” eseguita da quest’ultimo.

Tra il 1732 e il 1734 la chiesa fu rinnovata su progetto del fiorentino Pier Antonio Tosi grazie alla donazione del patrizio Giuseppe Maria Bonucci, citato nella lunga iscrizione nella controfacciata. All’esterno rimasero le linee semplici della facciata con il portale tardo cinquecentesco e la porta lignea del 1672, mentre l’interno fu decorato con gli eleganti stucchi barocchi del ticinese Bernardo Speroni e vennero rifatti l’organo e la cantoria. Nel 1741 Giuseppe Berti, artista romagnolo, dipinse gli altari laterali con “La Pentecoste” a sinistra e il “Transito di San Giuseppe” a destra.

Nel 1785 l’antica società subì la soppressione per volere del granduca Pietro Leopoldo I. I suoi membri crearono la Compagnia di Carità del Duomo e quindi, dal 1792, la Compagnia di Misericordia e Morte ubicata nella chiesa di San Sebastiano, mantenendo il compito di trasportare ammalati e celebrare i funerali.

Nel 1847 fu deliberato il ritorno nella via Sacra. Nello stesso anno veniva inaugurata Piazza del Popolo di fronte alla sede.

Dal 1882 la compagnia prese il nome di Regia Confraternita di Misericordia e Morte, oggi Arciconfraternita della Misericordia. Il monastero a sinistra della chiesa, trasformato in istituto di educazione femminile, fu chiuso nel 1808, ripristinato nel 1815, affidato tra il 1851 e il 1852 alle monache camaldolesi di Santo Stefano di Foiano e soppresso definitivamente nel 1866 per adibirlo a caserma. Dal 1876 fu adeguato a edificio scolastico.

La chiesa della Santissima Trinità, conosciuta da tutti come La Misericordia, con i suoi locali adiacenti svolge ancora il gravoso compito di ospitare i defunti prima dell’ultimo viaggio verso il cimitero. L’Arciconfraternita ha sede accanto e prosegue nella sua plurisecolare missione incentrata su servizi di trasporto sanitario e servizi di onoranze funebri, a cui si sono aggiunte nuove competenze che ne fanno una presenza fondamentale nella vita degli aretini anche nel nuovo millennio.

La chiesa della Misericordia di Arezzo

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