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Arezzo da amare

Opinioni

Arezzo da amare

A cura di Marco Botti

Indicatore

Il cimitero di guerra del Commonwealth di Indicatore

Dopo aver varcato l’inferriata si incontra una bella cappella aperta su due lati, provvista di altare e pavimento in marmi policromi

Con la legge n. 262 del 2 febbraio 1955 veniva approvato e reso esecutivo l'accordo fra il governo della Repubblica Italiana e i governi del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Unione del Sud Africa, India e Pakistan relativo alle tombe di membri delle forze armate del Commonwealth britannico in territorio italiano con protocollo e scambi di note annessi, firmati a Roma il 27 agosto 1953”.

La legge regolamentava i 37 luoghi di sepoltura per i soldati caduti in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale, appartenenti ai paesi del Commonwealth. Nelle aree indicate, ad esempio, il governo italiano si impegnava a cedere alla Commissione imperiale delle tombe di guerra, in maniera gratuita, il libero uso dei terreni per tutto il tempo in cui le stesse aree sarebbero state adibite a tale scopo.

Apriamo una parentesi per ricordare che per Commonwealth, letteralmente “benessere o bene comune”, si intende quell’organizzazione intergovernativa sorta nel 1926 per riunire gli stati indipendenti che avevano fatto parte dell’Impero Britannico, con l’aggiunta di Mozambico e Ruanda. Sono 54 per l’esattezza. Obiettivo principale dell’unione tra Regno Unito ed ex colonie era quello di tessere una rete economica duratura e una mutua assistenza in ambito politico, sociale e culturale in caso di bisogno.

La legge interessò anche il cimitero di guerra del Commonwealth di Arezzo, che assieme a quello di Foiano della Chiana accolse i soldati caduti dell’intero territorio aretino. 1.523 in totale sommando i nomi dei due posti.

Il camposanto militare si trova a Indicatore, a ovest della città, una delle frazioni comunali più popolose, collocata in posizione strategica tra Valdarno e Val di Chiana e a breve distanza dalla città, solcata dalla Strada Regionale 69. Proprio lungo l’arteria si trova il cimitero, immerso nel silenzio e nella natura.

Si calcola che tra il 3 settembre 1943, giorno dello sbarco alleato in Italia, e la fine della guerra, morirono nella nostra penisola circa 42.000 militari del Commonwealth tra soldati di terra, marinai e aviatori, ma i loro corpi non rientrarono quasi mai nei rispettivi paesi di appartenenza.

38.000 furono sepolti nei cimiteri in base al luogo più vicino alla loro morte, mentre per i restanti, i cui siti di sepoltura iniziale non furono mai rintracciati, venne realizzato un monumento commemorativo a Cassino (FR), all’interno del cimitero del Commonwealth più grande e famoso.

Se li osserviamo questi luoghi variano nelle dimensioni, ma hanno fattezze simili, con poche varianti. Un grande giardino con il manto erboso, sempre perfettamente curato dalla Commonwealth War Graves Commission, le lapidi di marmo bianco tutte uguali per dimensioni, disposte in file perfettamente allineate, contraddistinte da nome e cognome del militare, simbolo e denominazione del reggimento di appartenenza, religione ed età.

Nel cimitero di Indicatore trovano posto le lapidi di 1.267 caduti, quasi tutti scomparsi nelle settimane che precedettero la liberazione del territorio da parte delle truppe alleate, avvenuta il 16 luglio 1944.  

787 sono della Gran Bretagna, 378 dell’India, 50 del Sud Africa, 27 della Nuova Zelanda e 20 del Canada. A loro si aggiungono altre cinque salme, indicate genericamente come 3 dell’Africa del Sud, 2 come “altri alleati” e una come “non identificato”.

Al luogo si accede tramite un cancelletto di ferro, alla cui sinistra si legge la frase in italiano e inglese che recita "Il suolo di questo cimitero è stato donato dal popolo italiano per l'eterno riposo dei marinai, soldati e aviatori alla cui memoria è qui reso onore".

Dopo aver varcato l’inferriata si incontra una bella cappella aperta su due lati, provvista di altare e pavimento in marmi policromi. All’interno è presente anche il registro di guerra. Dalla cappella si passa al cimitero vero e proprio, anticipato da un grande altare marmoreo bianco dove è scolpita la frase "Their name liveth for evermore”. Dalla parte opposta del prato si trova invece una stupenda croce, sempre di marmo candidissimo, allineata con la cappella.

Ogni anno, per la Festa della Liberazione, il cimitero di Indicatore accoglie le autorità e le associazioni combattentistiche per ricordare tanti ragazzi caduti in una terra per loro lontana, vittime sacrificali di un conflitto assurdo che non avrebbero mai voluto combattere.

A leggere l’età incisa nelle lapidi si rimane disarmati, perché quasi mai si superano i 25 anni. Eppure quei giovani, assieme alle bande partigiane e ai militari IMI, ovvero coloro che scelsero l’internamento in Germania anziché servire la repubblica “fantoccio” di Salò, furono determinanti per affrancare la provincia di Arezzo e l’Italia tutta dal giogo nazifascista.

Indicatore racconta quindi il dolore di una generazione recisa dalla guerra, ma sa anche trasmette un senso di armonia assoluto. Il consiglio è quello di andare a visitare il luogo periodicamente. In primavera, ad esempio, quando le bianche lapidi illuminate dal sole creano un contrasto unico con il verde dell’erba, i colori variopinti dei fiori e il cielo blu, il cimitero del Commonwealth ci fa riflettere attraverso la bellezza della natura sull’importanza della pace, che troppo spesso dimentichiamo. Scusate se è poco.

Le immagini del cimitero di guerra del Commonwealth di Indicatore

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Il cimitero di guerra del Commonwealth di Indicatore

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