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Lunedì, 24 Giugno 2024
Arezzo costume e società

Arezzo costume e società

A cura di Gianni Brunacci

Centro Storico

Arezzo e l’arma Giorgio Vasari

Fino ad oggi Arezzo e gli aretini sono stati bravi a parlare di Giorgio Vasari per il suo caratteraccio, ma vediamo di riuscire in qualcosa di più profondo e migliore, che in fondo del carattere ce ne frega il giusto

Arezzo tra poco sarà in auge per il mercatino Internazionale e poi, dal mese successivo, per i mercatini di “Arezzo città del Natale”. Nulla che non possa essere fatto altrove. Intendiamoci bene, si tratta di manifestazioni di successo, se per successo si intende l’arrivo in città di frotte di turisti attratti da cibo, luci e paccottiglia (sono rari i casi di prodotti cui valga la pena dedicare il proprio tempo/denaro) senza che questo porti alcun prestigio alla città. Certo, i commercianti del centro storico in certe giornate decuplicano il loro fatturato quotidiano e non è uno scherzo, ma nulla di legato alla città. Dobbiamo quindi rassegnarci ad avere un centro anonimo, con solo qualche angolo più bello di altri (su tutti l’aspetto prevalentemente di epoca fascista della Piazza Grande) oppure vogliamo essere qualcosa di più interessante e profondamente aretino. Qualcosa da legare ad Arezzo e capace di renderla interessante anche tutta insieme, di darle una immagine internazionale di rilievo? L’arma per fare questo l’abbiamo a disposizione da secoli, ma non siamo stati in grado di sfruttarla a dovere.

È semplicemente quella di Giorgio Vasari, uno dei protagonisti assoluti del rinascimento che è stato aretino fino al midollo e ha lasciato ad Arezzo molti segni della sua esistenza.

Siamo stati in grado di dedicargli una piazza che abbiamo però chiamato “Grande”, con un soprannome inflazionato in Italia. Una breve strada che porta a quella piazza. La Casa Vasari se l’è fatta da solo, mentre quella natìa è confusa tra le altre senza nemmeno una lapide.

Ma chi è stato questo Vasari? Semplicemente un gigante. E’ l’architetto della galleria degli Uffizi e del celeberrimo Corridoio Vasariano a Firenze, ma anche quello delle Logge Vasari ad Arezzo; è stato autore di notevoli quadri e tavole, alcune delle quali si trovano in città, sebbene siano per lo più bellamente sottovalutati dalla popolazione (non dagli esperti); a tal proposito si visiti, potendo, la chiesa della Badia con attenzione e si scoprirà uno scrigno vasariano da restarci a bocca aperta.

Ma soprattutto Giorgio Vasari è l’autore de Le Vite (de’ più eccellenti pittori, scultori ed architettori), un’opera unica al mondo, una pietra miliare. E’ con le Vite che è nata la storia dell’arte nel mondo, ed è sempre grazie alle vite che molti pittori sono stati e sono considerati tutt’oggi centrali nell’espressione artistica umana. Certo hanno mille difetti, mancano di capitoli che non avrebbero sfigurato tra i primi, ma se abbiamo tutti considerato Michelangelo, Raffaello e Leonardo da Vinci straordinari un motivo c’è e si chiama Giorgio Vasari.

Inutile approfondire qui, ma realizzare un itinerario vasariano ad Arezzo sarebbe oltre che possibile auspicabile e dovuto, tra l’altro capace di far visitare ai turisti di Piazza Vasari Dovuta a lui, perché fino al suo intervento non era nemmeno una piazza, ma un piazzale adibito a mercato. il resto del centro storico, dalla Casa Vasari nella trascurata via XX settembre, alla Santissima Annunziata, dal Duomo alla chiesa di Badia (Santa Flora e Lucilla), dal Museo di Arte Medievale e Moderna (dove ci accoglie una grandissima tavola del banchetto di matrimonio di Assuero ed Ester) alla natìa via Mazzini, con il quartiere di Culcidrone (materasso) intorno.

Vasari nacque appunto vicino alla Pieve di Santa Maria, ed ebbe modo di lavorarci e di trasformarla. Ma non val la pena di approfondire qui; lo scopo di questo articolo è sottolineare l’importanza della figura del nostro “eroe” e ricordare sommessamente che ne 2024 saranno trascorsi 450 anni dalla sua morte. Fino ad oggi Arezzo e gli aretini sono stati bravi a parlare di Giorgio Vasari per il suo caratteraccio, ma vediamo di riuscire in qualcosa di più profondo e migliore, che in fondo del carattere ce ne frega il giusto.

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