Mercoledì, 16 Giugno 2021
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A cura di Tiziana Nocentini

Laurea in lettere e scienze politiche indirizzo relazioni internazionali, master in leadership e management nella pubblica amministrazione, dottore di ricerca in Teoria e tecnica della modernizzazione in età contemporanea. Collabora con riviste di storia ed e' autrice di numerosi volumi. Si occupa di ricerca e cultura.

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Le foibe e il senso del Giorno del Ricordo

Circa 3mila gli italiani persero la vita negli eccidi perpetrati tra il 1943 e il 1945 nei territori della Venezia Giulia e della Dalmazia

La legge numero 92 del 30 marzo 2004 riconosce il 10 febbraio, come riportato nell'articolo 1, Il Giorno del Ricordo "al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale".

Circa 3mila gli italiani persero la vita. Gli eccidi perpetrati tra il 1943 e il 1945 verso la popolazione italiana nei territori della Venezia Giulia e della Dalmazia furono seguiti da esodi, con l'emigrazione da quei territori prima occupati da Tito e poi annessi alla Jugoslavia. Pulizia etnica, odio, sradicamento dalle proprie origini e dalle terre sfociarono nell'infoibamento, drammatica pagina della storia del Novecento.

Il 10 febbraio 1947, a Parigi, furono firmati i Trattati di Pace con i quali furono assegnati i territori di Istria e parte della Venezia Giulia alla Jugoslavia.

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