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Andiamo all'essenza della crisi italiana

Tento un'operazione non facile in ore concitate e drammatiche per l'Italia. Noto che nel caos assoluto si tende spesso, nei social, ma anche sui mezzi di informazione, a considerare ogni fatto a se stante e certi eventi come la plastica...

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Tento un'operazione non facile in ore concitate e drammatiche per l'Italia. Noto che nel caos assoluto si tende spesso, nei social, ma anche sui mezzi di informazione, a considerare ogni fatto a se stante e certi eventi come la plastica conseguenza di questo o quello.

Ma riflettendo e cercando di non farmi troppo coinvolgere dalla situazione emotiva del momento, voglio provare a semplificare il quadro, che comunque resta drammatico e anzi, forse a ben vedere lo è di più di quanto non sembri a prima vista.

Il nucleo del problema è che gli italiani, prima che lo Stato Italiano, si stanno ribellando all'ordine costituito, cioè al sostanziale dominio dell'Europa sull'Italia e soprattutto sulle sue politiche economiche (ma non soltanto).

Questo fatto, figlio dello scontento dei cittadini dovuto più che altro alla precarietà delle posizioni lavorative (quando il lavoro c'è) e all'incertezza del futuro di giovani e disoccupati, contrasta fortemente con le relazioni internazionali dell'Italia e con il rispetto dei trattati e degli accordi che la nostra nazione ha sottoscritto in passato. E contrasta anche con un debito pubblico impossibile da ridurre senza passare per la povertà assoluta (bisogna dirselo).

Dall'estero giungono segnali di insofferenza pesante nei confronti della ribellione degli italiani, anche e soprattutto perché circa un quarto del nostro debito è in mani straniere; ma anche perché qualcuno non vede l'ora di far pagare agli italiani gli anni di bagordi vissuti ampliando a dismisura quel debito cui oggi non riusciamo a far fronte.

Vedendola così si riesce a comprendere come le azioni di queste ore da parte di Mattarella e dei vari Di Maio, Salvini e Cottarelli, non siano il punto nodale, ma le conseguenze di una situazione potenzialmente esplosiva.

Anzi, più che potenzialmente direi inevitabilmente esplosiva, dal momento che l'Italia è uno stato democratico e non si vede come gli elettori possano rientrare nei "ranghi" individuati prima di tutto da tedeschi e francesi, ma anche dai nostri governi precedenti a questa crisi istituzionale.

La narrazione di una ripresa che le famiglie di buona parte dei lavoratori italiani non hanno visto e non vedono, ha portato all'esplosione della politica come la si conosceva fino a qualche anno fa e almeno per il momento il messaggio che inviamo dalla penisola italica è un "non ne possiamo più" col quale dovranno fare i conti tutti, per primi proprio gli italiani che hanno in mano i due terzi del debito pubblico del nostro Stato sotto forma di BOT o CCT.

I mercati e l'Europa avranno il potere di ricondurre gli italiani nell'alveo da loro individuato e dal quale stiamo straripando? Sarà molto, ma molto difficile, almeno a breve. L'alveo ora ce lo vogliamo disegnare da soli, anche se non ci sarebbero le condizioni per farlo.

E' assai probabile che ci attendano periodi bui, molto più bui di quelli che abbiamo vissuto negli ultimi dieci anni.

Avanti popolo, alla riscossa (e speriamo di non lasciare troppe vittime sul campo).

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