Mercoledì, 19 Maggio 2021
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Ad Arezzo si nominano ancora uomini bandierina...

Ricevo e pubblico una lettera firmata che ricorda all'attuale amministrazione di Arezzo che certi modi di fare erano quelli che condannava, almeno in campagna elettorale. "Diversamente da quanto pensava Giulio Andreotti, roba dell’altro secolo e...

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Ricevo e pubblico una lettera firmata che ricorda all'attuale amministrazione di Arezzo che certi modi di fare erano quelli che condannava, almeno in campagna elettorale.

"Diversamente da quanto pensava Giulio Andreotti, roba dell’altro secolo e di molte repubbliche fa, oggi il potere logora chi ce l’ha. Chi siede adesso su una poltrona, chi ammicca ai potenti, chi gira con il sorriso che umilia il merito, chi fa politica di professione, chi è casta e ha fatto di tutto per esserlo, sa comunque di vecchio. E per di più animato da un’acredine di rivalsa il cui unico raggiungimento è rappresentato dal piazzare i propri “uomini” come bandierine. Purché sia uomo proprio, che risponde alla scuderia, e chissenefrega se si calpestano gli esseri umani che di merito ne hanno da vendere.

All’indomani del primo turno delle amministrative, che ricordo dovrebbe aver vinto “una lista civica”, il lupo si è palesato in tutta la sua pelosità: la destra più storica dell’animo aretino. Un po’ lo è per dna di territorio un po’ perché questa è la sua vera natura; tutto travolge nella macchina del fango, ma certo non si può più chiamare antipolitica.

Il candidato sindaco della lista civica in campagna elettorale ha vantato una leggerezza e nessuna radice ideologica, (la bugia di rito: sarò il sindaco di tutti) e addirittura conquista la vittoria che doveva segnalare una voglia di governo, anzi di buongoverno esercitato con mani pulite, di soluzioni per problemi economici e sociali sottovalutati o non risolti. Cosa che ovviamente non è successa.

Non c’è voluto molto tempo e l’umano peloso che ha mantenuto il vizio si è manifestato come sua madre, la Chimera, che dalla bocca vomitava fiamme, con le quali bruciava i raccolti e riduceva in cenere quanti l’avvicinavano.

Per adesso abbiamo solo assistito ad una giunta che ha erogato valanghe di patrocini più o meno assistenziali, incarichi professionali, chiusure di servizi sociali efficienti ed efficaci, accentramenti organizzativi per incrementarne il controllo politico, trattamento della cultura come mercificazione di un bene intangibile di non si sa quale progettualità, e un rigurgito romantico che vede la Fraternità come una madonna molto chioccia e poco solidale.

Li caratterizza una lotta passionale per la caccia ai dirigenti, al fine di inserire, come metodo, esecutori sicuri delle delibere pianificate nel gruppo di pochi e che sfuggono all’obiettivo parere pubblico di una intera cittadinanza.

E’ di pochi giorni fa la pubblicazione della delibera con cui la Giunta conferma l’avvio di una procedura di ricerca di un nuovo direttore per la Casa Pia, perché si legge “tale figura non è reperibile all’interno della struttura”.

Chi conosce la struttura e chi ha avuto modo di amministrarla sa bene che così non è, e che soprattutto inserire una figura aggiuntiva provoca un costo aggiuntivo per l’ente. A quale scopo, e per quale progetto? E con quale criterio si stabilisce questa irreperibilità?

Ci sono ferite che non vengono inferte con armi materiali, ma con intenzionale indifferenza, emarginazione ed esclusione pianificata. Ferite che si rivelano ancor più gravi perché intaccano la sfera dell’onore e della dignità di una persona. Questo non è giusto, soprattutto perché a farne le spese saranno anche gli ospiti della Casa Pia, pacchi postali da ricollocare, e le famiglie che possono contare su una struttura che ha sempre garantito assistenza ai bisogni umani di tanti concittadini, con una mano sul cuore e l’altra tesa a sorreggere chi non ce la può fare da solo.

Che la giunta giochi a carte scoperte e che la città abbia modo di essere messa a conoscenza dell’ennesimo scempio di falso cambiamento aretino."

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