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A Tegoleto, un tuffo in campagna tra teatro e festa di popolo

Al Teatro Moderno di Tegoleto si tiene ogni anno una stagione teatrale di tutto rispetto. Ormai il giro è tale per cui diverse compagnie, tra l'amatoriale e il professionistico, vi si esibiscono con soddisfazione. Tra sabato e domenica si sono...

Al Teatro Moderno di Tegoleto si tiene ogni anno una stagione teatrale di tutto rispetto. Ormai il giro è tale per cui diverse compagnie, tra l'amatoriale e il professionistico, vi si esibiscono con soddisfazione. Tra sabato e domenica si sono tenute lì la prima e la replica di "le Cognate", ultimo lavoro della compagnia di casa, quella del Silenzio Assenzio, guidata dall'infaticabile Roberto Ciofini, in questo ed altri casi impegnato nella regia, in biglietteria o nel ruolo di maschera...

Tornavo al Teatro Moderno dopo molto tempo e la sensazione provata arrivando sul posto è stata insieme anomala e piacevolissima. Persone di ogni ordine e grado affluivano all'ingresso del teatro col sorriso sulle labbra, vestite in abiti decorosi ma non "teatrali", predisposte al divertimento e non alla sofferenza.

In sala l'aria che si respirava era da Amarcord (ricordate il film di Fellini?), ma senza che trasparisse la malinconia della pellicola, anche perché vivevamo il presente. Perfino la "discussione" per un posto assegnato, e trovato occupato, si è svolta col sorriso sulle labbra, con i protagonisti per niente disposti a sciuparsi la festa.

Nonostante il pienone verificatosi in occasione della prima assoluta, la sera precedente, il numero dei biglietti venduti (a 7 euro, una boccata di ossigeno dopo aver pagato la stessa cifra per un panino allo Street Food di Arezzo) è stato comunque alto.

Lo spettacolo, una piece collaudata di Michael Tremblay che Roberto Ciofini ha saputo gestire da par suo con la gaiezza indomabile che gli è propria, è scivolato via per un'ora e mezza tra risate e sorrisi convinti, come se il mondo, con le sue difficoltà e contraddizioni, fosse davvero rimasto fuori dalla sala.

"Le Cognate" non è un testo profondo, se non nel messaggio complessivo, che invita a prendere atto che giudicare gli altri non è mai bene (e spesso è pratica che si rivolge contro chi la mette in atto) e che l'occasione fa spessissimo l'uomo (in questo caso sopratutto la donna) ladro.

Sedici personaggi in scena, tra cui quindici donne, hanno saputo mantenere alto il ritmo (forse anche troppo, perché in qualche passaggio si è avvertita una certa fretta da bum bum a tutti i costi) e intrecciarsi a dovere.

Il boccascena del teatro di Tegoleto, sufficiente in molti casi, è certo un po' angusto per uno spettacolo del genere, ma i nostri eroi se la sono cavata alla grande lo stesso.

Buona la recitazione, per lunghi tratti spassosissima, e buona anche la prova di chi donna non è, ma in questo caso ne ha vestito i panni. Eh sì, perché il buon Ciofo ne deve aver fatta parecchia di fatica per trovare così tanti attori (gente che fa altro di lavoro) disposti a seguirlo per mesi nella preparazione dello spettacolo.

Ottima la scena, che in accordo a costumi azzeccati, si basa su un bianco e nero davvero giusto.

Che dire d'altro? Forse che un paio di recitanti non sono al livello del resto della compagnia, ma in uno spettacolo amatorial-corale come questo non è umanamente possibile pretendere la perfezione.

Ottime le musiche e l'atmosfera. In un contesto del genere si riesce anche a sopportare col sorriso sulle labbra un bambino che chiama il padre impegnato sul palcoscenico, o qualche commento di troppo da parte del pubblico in età.

Insomma, sabato e domenica a Tegoleto bimbi, giovani, medio adulti e vecchietti si sono divertiti con leggerezza. Grazie a Roberto Ciofini, anche direttore artistico, che insieme ai suoi compari riesce a mantenere viva l'attività del Teatro Moderno (un nome che fa molto Amarcord..). Tra i campi della val di Chiana si fa ancora semplicemente teatro con soddisfazione di tutti, e non è davvero poco.

Roberto Ciofini

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