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Silenzio stampa e porte chiuse, l'Arezzo si trincera ancora di più. Giocatori senza alibi e Stellone ultimo appiglio

Una squadra a un passo dalla deriva sceglie la via del bunker. Stellone è l'ultimo appiglio, di una stagione segnata da errori, tanti soldi spesi ma anche poca comunicazione

Non solo il silenzio stampa, proclamato fino a nuovo ordine, ma anche allenamenti a porte chiuse, dettati da motivi di ordine pubblico con le auto di calciatori e staff parcheggiate dentro lo stadio. L'Arezzo entra in un autentico bunker per provare a uscire dal tunnel imboccato ormai da settimane. Perggior difesa, attacco spuntato, rosa extralarge, due direttori sportivi e tre allenatori, sono i numeri di una stagione che dopo il secondo turno del girone di ritorno non ha portato per adesso benefici o cambi di passo. Certo gli errori sono stati segnati in rosso quando si è trattato dell'operato di Di Bari, dell'inesperienza di Potenza, del mancato feeling tra Camplone e buona parte dello spogliatoio. Di certo con l'arrivo di Stellone, uno arrivato in A partendo dal basso e che ha detto no anche ad altri progetti con posizioni di classifica ben migliori, è evidente che i calciatori (vecchia guardia e non) sono tutti spalle al muro. Dal rinnovamento che fa venire meno l'amalgama, alle difficoltà di comunizione con il mister, adesso gli alibi sono finiti. Adesso c'è solo da correre, fare il proprio lavoro, giocare semplice senza invetarsi numeri da circo (vedi il gol regalato al Perugia). Sempre meglio alzare la mano e fare presente di non essere idoneo al progetto tecnico che barcamenarsi così andando sempre più alla deriva, pensando di far valere curriculum, carriere e questioni di stipendio.

Il mercato chiude stasera alle 20. In entrata ci mancherebbe solo veder arrivare altri giocatori. Semmai c'è da augurarsi che quei giocatori fuori rosa come Maestrelli, Sane, Baldan, Bonaccorsi, Raja, Nader, Sakho abbiano chiamate o comunque possano capire quanto sia utile restare fino al 30 giugno a correre senza giocare, facendo da sparring partner nelle partitelle del giovedì.

Mercoledì arriva il Gubbio e sarà la prima partita con la lista dei 24 definitiva, ma anche un'ultima chiamata. A Stellone, ormai ultimo appiglio di una stagione terribile a ridosso del centenario, non resta altro da fare se non scegliere quei 24 senza guardare in faccia nessuno. Capire chi magari ha meno mezzi tecnici ma la testa giusta per correre e sudare la salvezza che passerà, ma è dura, dai playout. Poi, riguardo le parole al termine del derby viene da pensare che il mister abbia voluto proteggere la squadra o forse che senza quell'errore pacchiano, anzi quelle due disattenzioni, almeno un punto poteva venirne fuori.

Un'ultima considerazione. La stagione è tremenda, la proprietà ha sicuramente investito soldi e risorse da serie B, e questo nessuno lo può mettere in dubbio. Certo, i nostalgici saranno pronti a dire 'si stava meglio quando si stava peggio' ma è bene ricordarsi che senza l'arrivo della Mag questo Arezzo avrebbe vissuto molto presto come scenari i campi di Trestina o del Cannara (non ce ne vogliano) e sarebbe stato un lusso. Non è un alibi sia chiaro, chi si prende un club di serie C con quasi 100 anni di storia merita rispetto ma anche la piazza stessa merita rispetto perchè l'Arezzo non è una squadra di paese. Certo è che un pizzico in più di comunicazione anche nell'ottica di varare un'operazione simpatia non avrebbe gustato. I soldi e la percezione di averne spesi tanti a volte non bastano se poi in un campionato come questo con spalti vuoti e stadi off limits si cerca di far trapelare il meno possibile dal calendario degli allenamenti, agli infortunati, fino al marketing allora è dura vendere il prodotto Arezzo. Anche solo aver pensato di chiudere la visuale al pubblico del campo Lebole ha fatto storcere il naso e per fortuna c'è stato un passo indietro perchè alla fine il calcio è della gente, arroccarsi sulle torri d'avorio non serve e nessuno, figurarsi in un club che vanta una percentuale riservata all'azionariato popolare.

Nell'anno del Covid ideare o far vedere la squadra e i giocatori anche solo un'ora al giorno, oppure presentare i volti nuovi (e solo di giocatori ne sono passati decine) avrebbe ricreato interesse e magari fatto capire cosa significa Arezzo. Così adesso c'è una squadra ultima in classifica, in crisi nera, sull'orlo del precipizio e i soliti 'malati' che tutti i giorni passano dallo stadio, e quelli che un sabato mattina si alzano per preparare striscioni, bandiere, e andare a caricare la squadra in mezzo agli sterpi alla vigilia della partita più sentita. I problemi saranno altri, ma anche dalle piccole cose si vede la consistenza di un progetto.

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