Venerdì, 18 Giugno 2021
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A cura di Matteo Marzotti

"Non dobbiamo crescere calciatori ma uomini"

L'episodio di razzismo tra baby calciatori è destinato a chiudersi. Amichevole e cena tra le due squadre che non cancella certo una brutta pagina di sport, ma il comportamento dei due allenatori lascia almeno un piccolo spiraglio di luce.

Di tutta la vicenda accaduta sul rettangolo verde durante una partita di calcio giovanile (under 16) tra Bibbiena e Arezzo Football Academy per fortuna non resta solo l'increscioso episodio delle offese di stampo razzista. E' pur sempre una brutta pagina di sport, resa ancor più avvilente dall'età dei ragazzi, ma a togliere il fango o almeno una parte dal pallone ci hanno pensato i due allenatori. Anzi i due istruttori come loro stessi si definiscono.

Da una parte Alberto Larghi del Bibbiena oltre a denunciare il fatto ha tirato le orecchie al proprio giocatore perchè  "non si può pensare di risolvere attraverso la violenza i problemi che nascono in campo o che i ragazzi devono affrontare nella vita quotidiana". 

Dall'altra parte ecco Daniele Rossi, allenatore dell'Arezzo Football Academy società che non ci sta ad essere accostata a episodi di razzismo visto i tanti giocatori colored che militano in maglia amaranto. Daniele Rossi è stato il primo a rendersi contro dell'accaduto. Ha preso i colpevoli trascinandoli nello spogliatoio avversario per porgere le scuse. Per carità, il minimo sindacale, ma è pur sempre un inizio. Non è per fare del buonismo, ma un allenatore che ammette l'errore dei propri ragazzi non è mai banale così come nello scegliere la via del dialogo e della riflessione. Ed ecco che tornano le parole di Alberto Larghi quando parla del proprio ruolo. "Io e il mio collega più che crescere calciatori dobbiamo aiutare i ragazzi a diventare uomini. Più che allenatori in queste categoria siamo istruttori".

Tanto di cappello ai due mister che hanno poi avuto l'idea di una amichevole e di una cena a base di pizza per far stare insieme i ragazzi. Alla fine basta poco non per cancellare una brutta pagina di sport ma almeno per provare a voltare pagina e provare a intraverdere un piccolo spiraglio di luce.

Soprattutto in categorie giovanili dove gli allenatori oltre a parlare, provare a capire i ragazzi, devono anche fronteggiare la "pressione" e le aspirazioni di qualche genitore fin troppo invadente.

P.S. - Arrivati in fondo alla storia è bene precisare un altro aspetto. L'arbitro, tirato in ballo da qualche non beninformato, tra l'altro quasi un coetaneo dei calciatori in campo, in queste categorie è solo e senza l'aiuto di assistenti ufficiali. Il fischietto non ha udito quelle frasi pronunciate magari quando la palla era da tutta altra parte. Alla fine l'arbitro ha solo annotato ciò che ha visto, come da regolamento.

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