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Inesperienza e mercato non all'altezza. L'Arezzo cerca un appiglio per uscire dal tunnel

Un mercato non all'altezza, problemi ereditati e una partenza in ritardo. I nodi da sciogliere che non sono alibi per un Arezzo che dovrà tenere botta fino al mercato di riparazione sperando di non perdere troppo terreno

Cinque gol all'attivo, ben 21 al passivo tra le sei giornate di campionato e i due turni di Coppa. Quello imboccato dall'Arezzo rischia di essere un tunnel senza apparente via di uscita. Dal 3-4-3, poi 4-3-3 di Potenza, al 3-5-2 fino al 3-4-1-2 che è costato l'esonero al termine di un'altra sconfitta con anessa goleada. E' una stagione fin qui da incubo quella del Cavallino, partita con le mille incertezze di una iscrizione che almeno fino al 5 agosto scorso era un grosso punto interrogativo.

Superate le difficoltà economiche - sistemando i conti e ottemperando le scadenze - non c'è stata la stessa accuratezza dal punto di vista tecnico. Sicuramente aver dato il via alla stagione il 24 agosto ha influito e non poco. D'altronde fino al 5 agosto le priorità erano altre così come la possibilità di poter partecipare alla serie C. Mentre Feralpisalò, Modena, Carpi e le altre sceglievano i migliori under e i giocatori funzionali ai rispettivi progetto tra maggio e giugno, l'Arezzo stava trattando una cessione delle quote per avere un futuro oltre alla decurtazione degli ingaggi.

Ma una stagione iniziata in ritardo non può essere un alibi. Inutile girarci intorno: la campagna acquisti ha prodotto un Arezzo non all'altezza del girone. Che il gruppo A fosse il più 'morbido' della Lega Pro è cosa nota e adesso è evidente. Lo ha fatto capire quella difesa per trequarti composta da giocatori in rosa dalla scorsa stagione. Una retroguardia formata da elementi che erano riserve con Dal Canto, promossi a titolari con Di Donato, che sembravano titolari affidabili, gente di categoria. Poi però quando passi dalla scuola elementare del girone A al liceo del girone B ci sbatti la faccia e capisci che forse certi giudizi vanno rivisti.

L'Arezzo non si è rinforzato a dovere come avrebbe imposto un girone come quello adriatico e adesso ne paga le conseguenze. Emblematico il capitolo portiere dove Pissardo è partito senza aver preso Brancolini, scegliendo quindi due emergenti dalla serie D e un baby reduce da un settore giovanile e dall'approccio con la Pro Sesto. Nader non è Corrado, Maleš ci mette esperienza e cattiveria ma deve trovare la condizione. Foglia non è lo stesso delle scorse stagioni, Cutolo si sbatte come un dannato pur avendo 37 primavere e Pesenti è arrivato dal Padova senza aver svolto la preparazione. 

Un mercato partito all'insegna del risparmio dove i fondi dovevano arrivare dalle cessioni, ma chi può prendere gente con ingaggi a cinque zeri (anche sopra i 100mila euro) con accordi pluriennali? Alle lacune, alle difficoltà, anche ai nodi del passato si sono aggiunti insomma gli errori di inesperienza di pochi mesi fa, dall'agire in fretta e furia.

La Mag ha rimesso mano al portafogli chiamando Camplone, convinto da Roberto Muzzi che in attesa del nuovo direttore sportivo ottempera la mancanza con il ruolo di consulente del presidente, ma serviranno altri fondi (e forse non pochi) per provare a raddrizzare una nave in balìa delle onde dove non si intravede una luce in grado di guidare la truppa amaranto. Non è solo questione di mercato e tecnica, ma anche di carattere e di esperienza. E intanto il mercato di gennaio è lontano e fino ad allora, di questo passo, c'è il rischio quanto mai concreto di dover tenere botta sperando di non perdere troppo terreno se la scintilla non nascerà dentro lo spogliatoio quanto prima.

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Appassionato di sport in generale anche se il calcio e l'amaranto restano il primo amore.

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