Salute

Primi casi di variante Delta nell'Aretino, Tacconi: "Contagio più alto del 60%. Vaccinatevi"

I tre casi aretini in Valdarno, altri 3 nel resto dell'area vasta della Asl. La situazione in Italia non è preoccupante come in Gran Bretagna, ma il primario di Malattie Infettive del San Donato raccomanda prudenza: "L'argine migliore è completare il ciclo vaccinale"

Danilo Tacconi, primario di Malattie Infettive al San Donato

I primi tre casi di variante Delta del Covid sono stati registrati nell'Aretino. L'indicazioni dei contagi è presente nel bollettino di aggiornamento del lunedì della Asl Toscana Sud Est relativo alle varianti: è la prima volta che questo tipo di variante, originariamente indicata come "indiana" (dal nome del paese in cui il ceppo era stato isolato) viene accertato sul suolo della provincia.

I casi aretini sono di una settimana fa

I tre casi aretini sono stati registrati tutti in Valdarno. E sono relativi a persone di rientro dall'estero o a contatti di casi già presenti altrove sul territorio nazionale. "Un arrivo scontato quello nell'Aretino, perché i virus circolano con le persone che viaggiano", ha detto il primario di Malattie Infettive del San Donato di Arezzo Danilo Tacconi a Teletruria. Gli ultimi dati ministeriali, d'altronde, parlando di circa il 10% di variante delta in tutti i positivi isolati del Paese. I tre casi aretini, a cui si aggiungono due senesi e uno grossetano nell'area vasta coperta dalla Asl Toscana Sud Est, non sono inoltre particolarmente "freschi", ma di circa una settimana fa: il tampone positivo delle sei persone è dei giorni scorsi, inviato poi al laboratorio senese perché la sintomatologia era quella di sospetta variante. A seguito della verifica dell'analisi, l'esito è stato poi comunicato dalla Asl.

Contagiosità superiore del 60%

La variante delta, specifica Tacconi, ha una contagiosità più alta delle altre varianti del virus. Mediamente del 60% in più. Questo significa che la capacità di trasmissione è più alta. Chi sono le persone maggiormente a rischio infezione? Quelle che non si sono sono sottoposte al ciclo vaccinale, aggiunge il direttore di Malattie Infettive. E chi ha fatto soltanto una dose di vaccino è a rischio contagio, anche se maggiormente al riparo dalle conseguenze più severe della malattia. Insomma, il vaccino resta il vero argine contro il coronavirus: l'arma migliore per limitare ricoveri e decessi e non far ripartire un aumento dei casi. Oltre, ovviamente, alle precauzioni solite: il dottor Tacconi raccomanda l'uso della mascherina, specialmente in luoghi affollati.

Cosa succede a livello globale

La variante Delta sta causando la netta risalita dei contagi in molti Stati europei - spiega Today - In Gran Bretagna nelle ultime 24 ore si sono registrati 27.334 nuovi casi secondo i dati diffusi dal governo e nove persone hanno perso la vita per complicanze da Covid-19. Dal 29 giugno al 5 luglio, quindi, si è registrato un aumento di oltre il 53 per cento dei casi rispetto ai sette giorni precedenti. Continuano a crescere anche gli ospedalizzati: nella settimana tra il 23 giugno 2021 e il 29 giugno sono  stati ricoverati 1.953 pazienti, in aumento del 24,2% rispetto ai 7 giorni precedenti. Se è vero che le ospedalizzazioni crescono più lentamente dei contagi, e questo testimonierebbe l’efficacia dei vaccini, la situazione viene monitorata con estrema attenzione dalle autorità sanitatarie d’oltremanica. Situazione delicata anche in Spagna e Francia, mentre Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), segnala che i casi sono aumentati più del previsto anche in Belgio, Danimarca, Finlandia, Grecia, Irlanda, Norvegia e Portogallo.

In Italia lieve aumento ma ancora situazione sotto controllo

Quanto all'Italia - aggiunge Today - la situazione è ancora positiva, ma va registrato il fatto che la discesa dei casi si è fermata e ora la curva sembra leggermente risalire. Ieri sono stati registrati  485 casi, ma il lunedì precedente erano stati 389. "Per dodici settimane consecutive avevamo assistito a una discesa costante e inesorabile" ha spiegato ieri il professore dell'Università di Trento Roberto Battiston che da mesi segue l'andamento della pandemia. "La settimana che si è conclusa sabato, invece, ha fatto registrare una quantità di nuovi infetti sostanzialmente uguale alla settimana precedente". Colpa della variante Delta? "Dal mio punto di vista è possibile e anche probabile. Sembra che questa diffusione cominci ad essere visibile anche nel numero di nuovi infetti. La seconda ondata si è esaurita, ma è troppo presto per dire se la terza è in incubazione. Certo è un segnale cui va prestata grande attenzione".

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