Vaccini, la lettera del dottor Magnolfi: "Fare subito e fare bene"

Il medico aretino Fabrizio Magnolfi affida a queste parole le sue riflessioni sui vaccini anti-covid e la straordinaria campagna per la somministrazione, in varie fasi, a tutta la popolazione

"Nessuno è più disposto ad attendere per il vaccino anti COVID-19. Lo vogliono fare tutti e subito. Si sono arresi anche coloro che inizialmente manifestavano dubbi e timori circa l’opportunità di farsi iniettare un vaccino allestito in così poco tempo e di cui non si sa nulla circa eventuali eventi avversi nel medio e lungo periodo. Il vaccino è visto ormai come l’unica ancora di salvezza rispetto ad un futuro incerto e denso di rischi. La paura che pervade la maggior parte della popolazione nei confronti dell’infezione da coronavirus ha fatto sì che siano cadute tutte le barriere, razionali ed irrazionali, che finora venivano erette contro la vaccinazione. Ci si vuol mettere in salvo il prima possibile. E si guarda con invidia alle categorie “privilegiate” che per tipo di occupazione, o per età o per condizioni di salute godranno della priorità di esecuzione della vaccinazione.

La corsa al vaccino è cominciata e nessuno la potrà più arrestare. Non si fa più neanche attenzione al tipo di vaccino cui sottoporsi. In parte perché tanto non lo possiamo scegliere e poi perché nessuno ci ha spiegato se sia meglio l’uno rispetto all’altro. Nessuno ha ben chiaro quale sia il vaccino più efficace e contemporaneamente più sicuro. In futuro avremo disponibilità di molti altri vaccini e sarà ancora più difficile orientarsi nella scelta. Basti pensare che, oltre a quelli già autorizzati alla vendita e impiegati in tutto il mondo, ce ne sono almeno un ventina in corso di sperimentazione clinica (cioè nell’uomo).

La vaccinazione anti COVID-19 sarà un’operazione titanica di sanità pubblica. Qualcosa cui nessuno di noi ha mai assistito. Richiederà l’impegno e la determinazione di tutti i cittadini, ma soprattutto di chi ha il compito istituzionale di allestire questa gigantesca macchina organizzativa. E sarà anche l’occasione per noi italiani di scrollarsi di dosso certi luoghi comune con cui spesso e volentieri ci dipingono all’estero circa le nostre attitudini lavorative. Per il momento possiamo esprimere una certa soddisfazione e manifestare il nostro orgoglio nazionale. Forse è arrivato il momento di rispolverare il nostro patriottismo, che era venuto fuori prepotentemente soprattutto in occasione della prima fase della pandemia, cercando di dimostrare ciò di cui siamo capaci nel momento del bisogno.

Certo questa vaccinazione a ranghi serrati, articolata in fasi successive per differenti categorie di persone, implicherà delle ferite in ambito sociale e familiare. Ci saranno per così dire cittadini di serie A che avranno la precedenza e cittadini di serie B che dovranno attendere pazientemente il loro turno. Nello stesso ambito familiare ci sarà chi sarà messo in sicurezza prima, per motivi occupazionali o anagrafici, e chi sarà lasciato esposto al rischio dell’infezione ancora per molti mesi. Per ovviare a questo bisognerà spingere il più possibile sull’acceleratore della vaccinazione. Ormai si sono create delle aspettative che vanno soddisfatte quanto prima. La situazione epidemiologica, non solo italiana, preoccupa sempre di più i cittadini fino a terrorizzarli e non ammette attese troppo lunghe, pena la comparsa di crescenti disagi psichici. Bisognerà indirizzare su questa operazione tutte le risorse di cui eccezionalmente possiamo disporre anche grazie ai fondi europei, reclutando quanto più personale possibile ed investendo sulla logistica. Questa vaccinazione è divenuta una priorità assoluta.

Il motto dovrebbe essere “fare subito, fare bene”. Le energie e le competenze ci sono. Dimostriamo a tutto il mondo di cosa sono capaci gli italiani."

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