Salute

"Variante delta Covid, zero allarmismi ma siate attenti. Sintomi diversi, ecco come riconoscerla"

Intervista al primario di Malattie Infettive del San Donato Danilo Tacconi che parla della diffusione del contagio nel territorio e della necessità di accorciare i tempi dei richiami per aumentare la protezione dal virus mutato: "In futuro potrebbe servire la terza dose"

Danilo Tacconi, primario di Malattie Infettive del San Donato (Foto di repertorio)

"A ottobre non saremo nelle condizioni dello scorso anno. Grazie ai vaccini le prospettive sono migliori. Ma adesso che è stato tolto l'obbligo di mascherina all'aperto, dobbiamo essere cauti, soprattutto nelle situazioni affollate". Danilo Tacconi è il primario di Malattie Infettive dell'ospedale San Donato di Arezzo e fa il punto sulla diffusione del contagio da coronavirus nell'Aretino, alla luce dei primi casi di variante delta sul territorio. Invita alla prudenza, senza allarmismi. "Occorre essere consapevoli: il virus non è debellato", aggiunge.

La variante delta, quella che all'inizio era stata chiamata indiana, è arrivata in provincia. Ci sono casi confermati in Valdarno e già nelle scorse ore, lei ha sostenuto l'importanza della vaccinazione nel contrastarne gli effetti più deleteri. Quali sono le caratteristiche di questa mutazione?

"Ha un indice di trasmissione maggiore rispetto alle altre varianti, in media del 60%. In sostanza, ci si contagia più velocemente. I danni maggiori sono provocati in contesti con meno persone che hanno effettuato un ciclo vaccinale completo".

E' più pericolosa di altre varianti?

"La malattia si comporta come le altre, non sembra essere particolarmente più grave negli effetti. E quindi vediamo anche che, laddove questo tipo di variante sta circolando di più ma la popolazione è stata esposta a precedenti ondate o vaccinata - come in Gran Bretagna - i ricoveri e i decessi restano bassi, nonostante il numero di infettati. Ed è merito del vaccino. Chi ha completato il ciclo vaccinale, come fragili e anziani, è protetto in buona parte dal contagio. Gli adulti che hanno fatto almeno una dose sono protetti dai rischi maggiori, anche se hanno possibilità di contagiarsi. Restano fuori i giovani, che però sono quelli meno soggetti a complicanze".

Come contrastare la diffusione?

"Accelerando con le vaccinazioni, compatibilmente con i tempi tecnici dettati dalla disponibilità di forniture. Ridurre i tempi tra prima e seconda dose, che erano stati precedentemente allungati. Non si può parlare di errori di programmazione, attenzione: qui stiamo cercando di contrastare il virus giorno dopo giorno. Il Sars-Cov-19 si adatta, muta per aggirare le protezioni del vaccino. E se qualche mese fa risultava importante fare più prime dosi possibili per proteggere un maggior numero di persone dalle forme del virus che conoscevamo in precedenza, con la comparsa della variante delta sarebbe bene completare più cicli di vaccinazione possibile, in tempi rapidi. Con Pfizer la protezione resta al 70%, come per Moderna, mentre con Astrazeneca e Johnson è più bassa. Bisognerebbe tornare, avendo approvvigionamenti adeguati, ai 21 giorni per il richiamo, anziché 42".

C'è anche chi il vaccino non lo vuol fare, oltretutto.

"E questo è un problema. Purtroppo occorrerebbe sensibilizzare soprattutto gli Over 60 che sono restii, perché più a rischio rispetto ad altre categorie. E sono tanti quelli che non vogliono vaccinarsi. Per fortuna nell'Aretino siamo sotto la media nazionale in quanto a restii".

Come si riconosce la variante delta?

"Si differenzia per alcuni tipi di disturbi. Il Covid a cui siamo abituati provoca problemi all'olfatto e al gusto. Questa variante dà meno fastidio a olfatto e gusto e si comporta come un raffreddore. Ci sono sintomi nasali, starnuti".

Le precauzione sono le solite?

"Indossiamo la mascherina al chiuso sempre e all'aperto nei luoghi affollati. In un contesto come una fiera, un mercato, io la mascherina la metterei. Va fatto ogni volta che c'è una riduzione del distanziamento sociale. E poi l'igiene delle mani: è fondamentale".

Per il prossimo autunno, nonostante la variante delta, le prospettive sono migliori rispetto a un anno fa. E' corretto?

"Direi di sì. In autunno l'80% della popolazione sarà vaccinata almeno con una dose. Se il virus continuerà a circolare, farà meno danni di 12 mesi fa".

Come se ne esce? Servirà fare una terza dose di vaccino?

"Le persone che si sono ammalate o che sono state vaccinate sono protette dalle complicazioni, questo è l'importante. E' fondamentale evitare ricoveri, che nei casi severi portano ai decessi. Non si può escludere un'ulteriore variante, a quel punto potrebbe essere necessario fare una terza dose, magari modificata in base all'evoluzione del virus. E somministrarla anzitutto a immunodepressi o persone fragili. Uno scenario poi, ma questa è una mia idea, potrebbe essere quello di fare test sierologici per valutare la presenza di anticorpi nelle persone. Chi ne ha pochi, potrebbe accedere alla terza dose. Ma sono prospettive futuribili, legate alle varianti. Si vedrà".

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