"Conteniamo il virus". Il decalogo della Misericordia di Arezzo

Dieci semplici regole consigliate per arrestare l'ascesa dei casi di contagio. "Insieme ce la faremo"

La versione “made in Misericordia di Arezzo” del decalogo di buone pratiche per contenere il contagio da Covid-19 secondo le indicazioni ministeriali con qualche spiegazione e commento in più.

In questi non facili giorni in cui infuria la guerra contro il coronavirus, anche la Misericordia di Arezzo propone la propria versione del vademecum ministeriale, le classiche 10  regolette di buoni comportamenti da seguire in fatto di prevenzione di nuovi casi di Covid-19, nell’ambito del generale sforzo per contenere e/o rallentare più possibile i contagi (vedi la prima infografica tra quelle allegate in immagine e in pdf in fondo all’articolo). 

1- Lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o con gel disinfettante a base alcolica. Nella guerra senza quartiere che da sempre ci oppone ai microbi, il lavaggio delle mani è stata la conquista più rivoluzionaria della storia della Medicina: cerchiamo di non dimenticarcene proprio ora! (Per il resto, guardate indietro tra gli articoli: ne abbiamo pubblicati già due in tema di disinfezione delle mani.)

2- Evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute. Nelle fasi iniziali, la Covid-19 può assomigliare a una comune influenza di stagione al punto da rendere assai difficile distinguerle (anche se questa rimane poi la sola similitudine possibile tra le due malattie). Perciò meglio sospettare il peggio e mantenere un sano “distanziamento sociale” da persone raffreddate o con tosse. Non a caso questa norma – indicazione di mantenersi fuori dallo spazio interpersonale di almeno 1 m – è stata proprio in questi giorni estesa a tutti, anche in assenza di sintomi, come misura precauzionale e di contrasto alla circolazione del virus. Esso infatti si concentra in goccioline che emettiamo col respiro, quindi anche parlando, ridendo, mangiando ecc (= dropped). E sapevate che nelle prime vie respiratorie durante uno starnuto o un forte colpo di tosse il flusso d’aria istantaneo che si genera viaggia a quasi 400 km orari di velocità? (Anche se occorre precisare che la notizia della capacità del virus di arrivare addirittura a 4 metri e mezzo di distanza e di sopravvivere in ambiente esterno per oltre mezz’ora era del tutto infondata ed è già stata ampiamente smentita…una delle tante fake-news circolate in questi giorni sui social, con una “viralità” superiore perfino a quella del coronavirus!).

3- Non toccarsi naso, occhi e bocca con le mani. Per ragioni analoghe al punto precedente, toccarsi queste parti può significare “portare a destinazione” cariche virali presenti sulle proprie mani dopo averle raccolte in giro da chissà dove (magari avendo stretto altre mani, o toccato superfici contaminate ecc), depositandole così in punti che rappresentano altrettante porte d’ingresso spalancate per i microbi. Il virus può infatti trasferirsi a infettare l’organismo ricevente, oltre che per bocca o dal naso, anche attraverso i fluidi dell’occhio.

4- Copri bocca e naso con fazzoletti monouso quando starnutisci o tossisci. Se non hai un fazzoletto, usa la piega del gomito. Dobbiamo mettere nel conto di questa situazione che potremmo essere noi stessi, magari portatori sani o con scarsi sintomi, a propagare il virus agli altri! Quindi è opportuna norma di prevenzione dell’ulteriore contagio adottare questa condotta, che dovrebbe del resto rappresentare una comune pratica di buona educazione anche in epoche normali.

5- Non prendere farmaci antivirali né antibiotici senza la prescrizione del medico. I farmaci ad effettiva azione antivirale sono pochissimi e nessuno è efficace sul coronavirus della Covid-19. Gli antibiotici poi non sono attivi sui virus per definizione. Infine, un vaccino ancora non c’è. Le possibili eventualità di assunzioni di farmaci riguardano al momento o la mitigazione dei soli sintomi o la necessità di agire su complicanze batteriche, perciò possono avvenire esclusivamente previa valutazione del medico.

6- Pulisci le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcool. Sulle superfici di oggetti, ripiani, sedie, tavoli, scrivanie e suppellettili varie possono depositarsi cariche virali concentrate nelle goccioline acquose provenienti – come descritto sopra – dalle emissioni fuoriuscite dalle alte vie respiratorie, o lasciate in giro per l’intermediazione dei contatti casuali delle dita. Pur se il virus non resiste da solo in ambiente esterno – si deteriora entro pochi minuti – è buona norma disinfettare anche tali superfici esposte.

7- Usa la mascherina solo se sospetti di essere malato o se assisti persone malate. Questa norma privilegia un criterio di salvaguardia della salute altrui: cioè indossare la mascherina non serve tanto per schermarci contro il contagio proveniente da altri, quanto per proteggere gli altri dal nostro, ossia per evitare che siamo noi a coinvolgere loro.

8- I prodotti made in China e i pacchi ricevuti dalla Cina non sono pericolosi. Anche se in un primo tempo il solito impazzare sul web di false notizie aveva cominciato a far dubitare su questo punto, nessuno studio ha dimostrato che tale possibilità sia mai stata (né lo sia adesso) nei fatti.

9- Gli animali da compagnia non diffondono il nuovo coronavirus. Anche in questo caso, in più d’una occasione s’erano sparse voci allarmistiche in merito, rivelatesi del tutto infondate. (I coronavirus sono virus diffusi nel mondo animale già in natura e forse questo dato ha ingenerato il dubbio sulla diffusione, ma l’assoluta assenza di convalida l’ha escluso).

10- In caso di dubbi, non recarti al Pronto Soccorso, chiama il tuo medico di famiglia e segui le sue indicazioni. Aggiungiamo che è possibile consultare già in prima battuta anche lo stesso 118 (112 per le regioni dov’è già attivo questo numero unico europeo). Poi ci sono i vari numeri dedicati, anche regionali, di cui riportiamo l’infografica qui in fondo. In ogni caso, la raccomandazione di non recarsi al PS è la cosa più importante in quanto bisogna assolutamente salvaguardare la struttura ospedaliera dalla presenza di eventuali ulteriori infetti contagiosi e al contempo evitare di congestionarla, così che possa (nell’interesse di tutti e anche nostro!) continuare a provvedere alla miglior cura dei casi più aggravati.

Va spiegato, sempre per chiarezza, che non si parla più da tempo di “arrestare” la diffusione del SARS-nCov-2, quanto di “contenerla”, o meglio ancora “rallentarla”, per mitigarne i danni sociali. 

Si tratta di una differenza sostanziale da capire: l’epidemia non si può più “fermare”, nel senso proprio del termine; questa ormai sarebbe un’aspettativa mal riposta. 

Però si può diluirla di più nel tempo, la diffusione, in modo da mantenerne il picco dei casi gravi costantemente compreso dentro le nostre possibilità di cura!

Se ci ammalassimo tutti insieme o comunque in un lasso di tempo troppo breve, l’afflusso dei casi più bisognosi di terapie (intensive) ai centri ospedalieri di riferimento e di supporto ne comprometterebbe le capacità di curare tutti, con esiti da incubo… quali perfino quello di dover scegliere tra chi curare e chi lasciare al proprio destino.

Perciò è così essenziale ostacolare in tutti i modi praticabili la circolazione del nuovo coronavirus, almeno ritardandola, in modo che se non altro i nuovi pazienti trovino posti liberati dai guariti; ma per farlo bisogna sentirci tutti responsabili e consapevoli del dovere civico di osservare scrupolosamente le indicazioni di comportamento – per quanto restrittive – tracciate e imposte dalle autorità.

La più recente campagna ministeriale e governativa dell’ “IORESTOACASA” ne è diventato il simbolo più eloquente: avete fatto caso che semplicemente restandocene ciascuno a casa nostra si ottemperano molto meglio (o addirittura già implicitamente) tutte e 10 le raccomandazioni elencate sopra?

Ne vale del futuro di ciascuno di noi. E ora dipende solo da noi!

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