New Delhi, oltre 30 decessi sospetti in Toscana. L'infettivologo di Arezzo: "Vi spiego come si previene"

Il punto della situazione dopo le ultime morti sospette collegate al batterio. Parla il direttore del reparto malattie infettive dell'ospedale di Arezzo, Danilo Tacconi

Batterio New Delhi, punto della situazione in Toscana dopo gli ultimi decessi sospetti. La collega di FirenzeToday Giorgia Gobo ha fatto un quadro, intervistando anche il direttore del reparto malattie infettive dell'ospedale di Arezzo, Danilo Tacconi.

Batterio New Delhi, parola all'esperto

Oltre 30 decessi sospetti, 90 persone infette e circa 550 portatori asintomatici. Questi sono i numeri del batterio New Delhi (New Delhi Metallo beta-lactamase) - enzima prodotto dai batteri presenti nell’intestino - in grado di distruggere molti tipi di antibiotici.

Sicurezza del paziente: incontro ad Arezzo

Per dare risposte concrete a maggio 2019 è stata creata un'Unità di crisi regionale - in quanto il batterio ha colpito la Toscana e in particolar modo l'Asl nord-ovest dove si registrano il maggior numero di casi (350 dei quali 44 infetti, dato del 4 settembre) - tra i cui membri figura il direttore del reparto di malattie infettive dell'ospedale di Arezzo, Danilo Tacconi.

"Così lo abbiamo salvato", parla il medico che ha guarito il paziente affetto da New Delhi

Il direttore, come aveva già dichiarato l'assessore alla salute della Toscana Stefania Saccardi, invita a non creare allarmismi "il problema c'è e va combattuto, siamo in presenza di un batterio che già conoscevamo e per cui avevamo preso adeguate precauzioni". Tacconi spiega che il New Delhi è una nuova forma di Klebsiella, batterio già presente in Toscana e per cui gli ospedali seguivano una procedura di prevenzione. Ciò che lo rende diverso è la sua resistenza particolare agli antibiotici, che i medici cercano di combattere con "cocktail di antibiotici che consente di trattare i pazienti infetti".

L'incidenza del batterio nei malati

La mortalità del batterio, secondo i dati noti, è del 40%, su 90 pazienti infetti (dato aggiornato al 18 settembre), 32 sono deceduti (dato aggiornato al 16 settembre). Importante però è sottolineare due aspetti: il primo che il batterio colpisce chi si trova in uno stato di salute precario, ovvero chi ha subito numerosi interventi, chi si è sottoposto a molti cicli di chemioterapia, chi ha una storia clinica complicata, pazienti fragili, immunodepressi e il secondo che esistono due distinzioni tra chi contrae il batterio i portatori asintomatici e le persone infette.

New Delhi, un caso anche nell'Aretino

portatori hanno il batterio nell'intestino (dove questo batterio dovrebbe essere) e non hanno alcun sintomo o segno d'infezione.

Le persone infette hanno invece il batterio non solo nell'intestino ma in altri liquidi, ad esempio sangue (setticemia) o urine (infezione alle vie urinarie). 

I sintomi 

I sintomi variano a seconda di dove il batterio sia riscontrato, in tutti i casi i pazienti hanno febbre alta. Possono poi presentarsi tosse, bruciore alle vie urinarie, insufficienza renale o respiratoria.

Per monitorare la situazione è stato creato un portale su Ars Toscana sempre aggiornato con le ultime notizie e statistiche.

New Delhi, arrivato i test rapidi

L'intervista al direttore del reparto di malattie infettive dell'Ospedale di Arezzo Danilo Tacconi

Chi colpisce il batterio New Delhi?

Sono colpiti pazienti con storie cliniche complesse, immunodepressi, che soffrono di numerose patologie che portano la loro salute ad essere precaria. Non è ancora definito quanto il batterio sia fatale. Siamo tornati a parlare di batteri, giustamente, vista la resistenza del New Delhi, ma sono ancora molte le persone che muoiono per altre infezioni, ad esempio la sepsi. E' bene non fare allarmismi.

Come giustamente afferma, non bisogna fare allarmismi, ma il problema esiste.

Certo che esiste, ci troviamo di fronte ad un batterio molto resistente. Negli ospedali toscani era già conosciuta l'infezione da Klebsiella e venivano prese le misure di sicurezza. Il New Delhi è una forma nuova di questo batterio, che non risponde alle tradizionali cure antibiotiche. Per questo motivo ricorriamo a dei cocktail di antibiotici per curare i pazienti.

Come si contiene l'infezione

Questo è un aspetto fondamentale, la prevenzione e la corretta igiene sono alla base del contenimento. E' importante che tutte le strutture sanitarie gestiscano nel modo corretto i pazienti ad esempio aumentando gli screening d'entrata, mettendo in isolamento chi è infetto e chi risulta portatore, che si faccia uso di guanti monouso, che si lavino le mani. Ma anche che vengano spiegate correttamente le misure igieniche a pazienti, familiari e amici. In poche parole seguire le direttive dell'infection control:

  • Igiene delle mani
  • uso di guanti
  • disinfezione delle superfici
  • utilizzare l'equipaggiamento corretto (ad esempio camici monouso)
  • educare al controllo dell'infezione
  • sviluppare una corretta policy di prevenzione
  • non abusare degli antibiotici

E' possibile che un portatore asintomatico sviluppi l'infezione?

Sì, è possibile. Ma affinchè ciò avvenga è necessario che il paziente abbia determinate caratteristiche, sia cioè predisposto: salute precaria, malattie croniche, sia immunodepresso, abbia subito numerose terapie o interventi chirurgici, cicli di chemioterapia. E' importante sottolineare che solo chi risulta infetto verrà trattato con gli antibiotici e che con il batterio, che si torva nella flora intestinale umana, si può convivere tutta la vita.

Le persone che sono risultate essere infette si trovavano tutte dentro ospedali o strutture sanitarie?

La maggior parte dei casi sì, alcuni portatori asintomatici sono stati riscontrati al di fuori degli ospedali, ma anche in questi casi - rari - si trattava di pazienti reduci da interventi importanti, chiemioterapia o da malattie croniche.

Il rimedio? Cocktail di antibiotici

Misure di sicurezza

Ecco alcune misure di sicurezza emerse dall'incontro, del 9 settembre, tra il direttore della Direzione diritti di cittadinanza e coesione sociale della Regione, Carlo Tomassini, due rappresentanti dell'unità di crisi, le direzioni generali e sanitarie di tutte le Aziende sanitarie e ospedaliero-universitarie e l'Ars.

Screening con test molecolare. Per far fronte all'incremento di test microbiologici dovuto alle misure straordinarie di sorveglianza, le direzioni aziendali hanno concordato di accelerare i tempi del passaggio al test molecolare, il cosiddetto quick test. Entro breve, lo screening con la diagnostica tradizionale per l'identificazione dei pazienti colonizzati verrà progressivamente sostituito dal test molecolare, che garantisce una maggiore rapidità nella risposta, che passerà dai due giorni della diagnostica tradizionale alle 2-6 ore, facendo così ridurre il carico organizzativo per l'isolamento dei pazienti in attesa della risposta.

Case di cura private. Con Aiop (Associazione italiana ospedalità privata) è stato concordato che anche le case di cura private si impegneranno e si attrezzeranno per prevenzione e screening. il 16 si terrà la riunione, già programmata, per fare il punto della situazione con tutte le Case di cura.

Rsa (Residenze sanitarie assistenziali). Come indicato chiaramente nel decreto regionale del 26 luglio, non è tecnicamente proponibile un test d'ingresso per tutti i pazienti che entrano nelle Rsa. Si farà invece lo screening per chi arriva in Rsa dall'ospedale, e per chi dall'ospedale entra in Rsa.

Misure di prevenzione. In tutti gli ospedali toscani verrà assicurato l'impegno di tutte le pratiche cliniche già previste dal decreto del 26 luglio: attenzione all'igiene delle mani anche con l'uso del gel idroalcolico e salviette, igienizzanti alla clorexidina, presidi di barriera come mascherine e guanti e isolamento da contatto, tutto quanto è in grado di prevenire la diffusione del batterio.

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