Variante piano strutturale. Ghinelli: "Pianifichiamo un tessuto urbano resistente a elementi esogeni, rischi idraulico e sismico"

Eccolo qua il crono-programma con il quale l'amministrazione comunale di Arezzo si doterà di nuovo strumenti urbanistici generali utili alla definizione e alla programmazione di una città conforme alle esigenze dei propri abitanti. E' stato...

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Eccolo qua il crono-programma con il quale l'amministrazione comunale di Arezzo si doterà di nuovo strumenti urbanistici generali utili alla definizione e alla programmazione di una città conforme alle esigenze dei propri abitanti.

E' stato approvato oggi dal consiglio comunale, su proposta del sindaco Alessandro Ghinelli, un atto di indirizzo che fissa i tempi per la redazione dei nuovi strumenti urbanistici generali.

A metà ottobre verrà avviata la procedura di evidenza pubblica per l’affidamento dell’incarico professionale utile alla redazione sia della variante al piano strutturale che del piano operativo. Entro il 28 febbraio 2018 tale incarico verrà affidato e, sempre secondo i piani, nel mese di maggio del prossimo anno è previsto l’avvio del procedimento. Poi ad un anno di distanza è prevista l’adozione dei due strumenti urbanistici, mentre entro la fine del mandato, e comunque entro il primo marzo 2020, lo strumento sarà approvato.

“Ma l’amministrazione – ha rilevato il sindaco – ha fin da subito ritenuto opportuno assicurare la più ampia partecipazione dei cittadini, degli ordini professionali e delle categorie economiche alla stesura degli strumenti di pianificazione territoriale, attivando la possibilità di fornire contributi specifici. Ne sono giunti 875, un numero che ci gratifica. Sono stati catalogati in gruppi che ne chiariscono la portata e le caratteristiche e sono confluiti in un documento di sintesi. Rappresentano un quadro conoscitivo delle esigenze e delle aspettative della società, saranno opportunamente valutate ed eventualmente inserite all’interno dei nuovi strumenti urbanistici se coerenti con la loro impostazione. Si va dalla richiesta di recupero del patrimonio edilizio esistente, da quello agricolo agli edifici di pregio, con alcuni aspetti puntuali toccati per il centro storico come il divieto di installazione di impianti fotovoltaici, allo sviluppo ordinato delle attività produttive di ogni tipo, agricole, commerciali, di servizio, turistiche. E ancora, dalle aree di trasformazione previste nel regolamento urbanistico vigente di cui si chiede la riprogettazione agli aspetti infrastrutturali e legati alla mobilità. Proprio in merito agli strumenti urbanistici, le scadenze regionali dettate da un impianto normativo profondamente mutato negli anni, mi riferisco alla legge 65 del 2014, e il rapporto di propedeuticità intercorrente tra essi, ci spingono verso un aggiornamento degli attuali strumenti di pianificazione”.

L'assessore Marco Sacchetti ha sottolineato i principi della strategia dell'amministrazione: partecipazione, resilienza, flessibilità, crescita zero.

“Verrà rivisto il dimensionamento locale e non complessivo, dovremo essere bravi a pianificare un tessuto urbano che sia resistente a elementi esogeni, rischi idraulico e sismico in primis. I piani saranno dunque accompagnati da documenti di studio e supporto adeguati, ad esempio la mappature delle zone più a rischio e dovranno essere meno rigidi che in passato”.

In merito ad eventuali richieste di variante agli strumenti urbanistici generali che dovessero essere presentate successivamente alla delibera, saranno considerate quali mero contributo alla redazione della nuova strumentazione urbanistica con le seguenti eccezioni:

- richieste provenienti da Enti e soggetti pubblici e privati caratterizzate da interesse pubblico;

- deroghe di cui all’art. 97 della L.R. 65/14, previste per la realizzazione di interventi urgenti ammessi a finanziamento pubblico, finalizzati alla tutela della salute e dell’igiene pubblica, al recupero di condizioni di agibilità e accessibilità di infrastrutture e di edifici pubblici e privati, nonché alla salvaguardia dell’incolumità pubblica e privata, che si siano resi necessari in conseguenza di calamità naturali o catastrofi, o di eventi naturali o connessi con l’attività dell’uomo, rilevanti ai fini dell’attività di protezione civile.

  • concrete e documentate proposte di soggetti che intendono intervenire in ambito produttivo di beni e servizi, con particolare riguardo ad aree ed immobili dismessi o in disuso dove si prevedono operazioni di riconversione e recupero, ai fini di un incentivo alla ripresa economica della città e alla creazione di nuovi posti di lavoro.
  • concrete e documentate proposte di soggetti che intendono intervenire in ambito residenziale, con particolare riguardo ad aree ed immobili dismessi o in disuso dove si prevedono operazioni di riconversione e recupero, ai fini di soddisfare esigenze concrete utili ad incentivare la ripresa economica.

In termini generali non si ritiene opportuno procedere a consumo di nuovo suolo, mentre si ritiene di dover preferibilmente operare attraverso il recupero e la rigenerazione urbana, pertanto la nuova strumentazione urbanistica dovrà traguardare una “crescita zero” in termini di dimensionamento generale ed eventualmente procedere ad una ridistribuzione delle quantità complessive previste nel piano strutturale vigente sia per quanto riguarda la residenza che la produzione.

Superata la fase di espansione e di crescita della città, l’Amministrazione Comunale nel ripianificare le aree strategiche di intervento (ASI 3.3 Lebole; ASI 3.7 la Catona; ASI 3.9 Ex Scalo Merci; ASI 3.8 Cadorna; ASI 3.10 Uno Aerre; ASI 4.7 Triangolo delle cave), si pone l’obiettivo principale del recupero del patrimonio edilizio esistente e secondariamente la conclusione di interventi già in essere attraverso la ricucitura con il tessuto periurbano della città, in funzione dell'opportunità che questo rappresenta per lo sviluppo urbanistico di Arezzo.

Vista l’attuale congiuntura economica e le prospettive di crescita di medio termine è ipotizzabile la realizzazione per fasi successive di tali aree, fatta salva l’individuazione di una progettazione unitaria dell’intervento all’interno della quale siano stabiliti alcuni elementi nodali di valenza strategica e di interesse pubblico. Gli oneri perequativi saranno rimodulati in funzione delle condizioni economiche locali e del contesto urbano di riferimento con l’obiettivo di garantire una concreta realizzabilità degli interventi.

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