Martedì, 22 Giugno 2021
Attualità Giovi-Chiassa

Scritta fascista sul murales in memoria di Mineo e Rosadi, gli eroi della Chiassa

Nel 2019 Giovan Battista Mineo e Giuseppe Rosadi sono stati insigniti della medaglia al valor militare, grazie al lavoro di ricerca e studio effettuato da Santino Gallorini che, negli anni, è riuscito a far conoscere la loro vicenda anche al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

Un gesto vandalico odioso che reca sfregio alla memoria di Giovan Battista Mineo e Giuseppe Rosadi, gli eroi della Chiassa. Nella notte appena trascorsa, alcuni ignoti sono intervenuti sul murales raffigurante i volti dei due partigiani che, il 29 giugno 1944, salvaro la vita a 209 abitanti del posto riuscendo a scongiurare quello che sarebbe stato l'ennesimo terribile eccidio compiuto per mano dei nazifascisti in terra di Arezzo.

Questa mattina, 17 maggio, i residenti della piccola frazione alle porte di Arezzo hanno trovato l'opera deturpata da una scritta - "Dux Dux" - realizzata con della vernice spray. Un gesto deprecabile non solo per il danneggiamento ma anche per l'esplicita apologia fascista. Il murales trova sede a pochi passi dal campo sportivo della Chiassa ed è stato realizzato in occasione del 75esimo anniversario dell'eroico gesto e porta la firma della Brigata Partigiana XXV maggio. Sempre nello stesso anno, 2019, Giovan Battista Mineo e Giuseppe Rosadi sono stati insigniti della medaglia al valor militare, grazie al lavoro di ricerca e studio effettuato da Santino Gallorini che, negli anni, è riuscito a far conoscere la loro vicenda anche al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. 

Alcuni abitanti della Chiassa Superiore si stanno già organizzando per ripulire dalle odiose scritte l’opera, realizzata nei pressi del parchetto intitolato ai due eroi, riparando così al gesto inqualificabile di ignoti che offende il ricordo di chi, 77 anni fa, mise a repentaglio la propria vita per salvare quella di tanti civili innocenti.

29 giugno 1944 - I fatti

Il 26 giugno 1944, una banda autonoma di partigiani slavi operante sulle montagne tra Arezzo e Anghiari, aveva fermato un'automobile e preso prigioniero il colonnello Maximilian von Gablenz, assieme al suo aiutante, un sergente maggiore. Il comando tedesco di Arezzo organizzò un immediato rastrellamento, che portò alla cattura di oltre 500 persone, che furono rinchiuse nella chiesa della Chiassa. Un ultimatum diramato nei paesi della zona concedeva 48 ore di tempo per la restituzione del colonnello, pena la fucilazione degli ostaggi, che intanto, grazie alla liberazione di molte donne e bambini, erano scesi a poco più di 200. Il comando partigiano italiano, della XXIII brigata garibaldina Pio Borri, avrebbe voluto far liberare il colonnello von Gablenz, ma non lo aveva a sua disposizione. Quando l'ultimatum stava per scadere, si era presentato al comando tedesco un giovane partigiano siciliano, Giovan Battista Mineo, che trattò con i comandanti tedeschi e li convinse a concedere una proroga di 24 ore dell'ultimatum. Esso sarebbe dunque scaduto il 29 giugno 1944, lo stesso giorno in cui i soldati nazifascisti uccidevano oltre 200 persone tra Civitella in Val di Chiana, Cornia e San Pancrazio. In una piccola chiesa a pochi chilometri di distanza poteva consumarsi un altro analogo dramma. Mineo partì alla ricerca della banda di slavi. Trovatala, iniziarono le estenuanti trattative. Alla fine, Mineo riuscì a farsi consegnare il colonnello von Gablenz e il suo aiutante. Visto che la strada era lunga e c'era il rischio di arrivare tardi, von Gablenz scrisse un biglietto e Mineo corse verso la Chiassa per consegnarlo ai comandanti tedeschi. Mineo era in vista della Chiassa, quando l'ultimatum stava per scadere e i primi ostaggi venivano portati fuori della chiesa per dare inizio alle fucilazioni. Mineo si mise a urlare, alcuni soldati gli andarono incontro, lui mostrò il biglietto del colonnello von Gablenz e le fucilazioni furono sospese. Dopo un po' di tempo arrivò il colonnello con il suo aiutante, accompagnati da un altro partigiano, Giuseppe Rosadi. Von Gablenz ordinò che fossero liberati tutti gli ostaggi. Le campane della chiesa della Chiassa iniziarono a suonare a festa,

Il libro di Gallorini e il riconoscimento

La riscoperta di questi due eroi è stata tardiva. Grazie al libro "Vite in cambio" di Santino Gallorini è stata viene ricostruita la drammatica vicenda della Chiassa evidenziando i meriti di Mineo e di Rosadi. Il 6 novembre 2012 il consiglio comunale di Arezzo approvò all'unanimità un atto di indirizzo presentato dall'allora consigliere Luigi Scatizzi e sottoscritto da tutti i capigruppo per la concessione di un appropriato riconoscimento al coraggio e al valore dei due partigiani. In seguito a questa delibera, l'amministrazione comunale stabiliva di intitolare ai due eroi il parco pubblico della Chiassa. Il 28 giugno 2014, grazie all'impegno del Comitato PatriOnorEroi Dimenticati, si tenne alla Chiassa una cerimonia alla quale partecipò il sottosegretario alla difesa Domenico Rossi, assieme ad altre autorità civili e militari nonché rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d'arma. Fu scoperta una lapide dedicata a Mineo e a Rosadi nella piazza della chiesa. Anche l'area verde pubblica del paese è diventata parco Giovan Battista Mineo e a questo nome si è aggiunto poi quello di Rosadi. Successivamente, il 9 settembre 2014 l'allora sindaco di Arezzo, Giuseppe Fanfani e l'ex presidente della Provincia, Roberto Vasai, presentarono una domanda al ministro della difesa per richiedere un'onorificenza al valor militare per Mineo e Rosadi. In quella occasione, il ministero della difesa dava risposta negativa. L'11 marzo 2015, ci fu allora un'integrazione alla memoria dei due partigiani, trasmessa ancora al ministero della Difesa, con 50 nuovi documenti, ma l'iter burocratico è proseguito ancora per anni.

La consegna del libro di Santino Gallorini, da parte dell'autore stesso, al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha contribuito a che la massima carica dello Stato si interessasse della vicenda mentre la legge 25 febbraio 2016, n. 21, ha riaperto i termini per la presentazione delle richieste per le onorificenze al valor militare per attività partigiana. Il sindaco Alessandro Ghinelli e il presidente Roberto Vasai hanno così preparato velocemente una nuova richiesta in tal senso, spedita l'11 marzo 2016 tramite il Prefetto di Arezzo. E nel maggio scorso il ministero della Difesa ha inviato alla Presidenza della Repubblica i due decreti di concessione di medaglia al valor militare, firmati dal ministro Roberta Pinotti. Ma quando stavano per essere sottoposti al presidente Mattarella per la firma, si era insediato il nuovo Governo di Giuseppe Conte e quindi, l'Ufficio affari militari della Presidenza della Repubblica ha rinviato al nuovo ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, i due decreti per una nuova firma. Adesso sono stati finalmente pubblicati.

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