Lunedì, 14 Giugno 2021
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Sistema protezione richiedenti asilo addio, la Provincia lascia: "Priorità scuole e strade"

Ad annunciarlo è la stessa presidente Silvia Chiassai Martini

Dopo il Comune di Arezzo, arriva anche la scelta da parte della Provincia di Arezzo di interrompere l’adesione allo Sprar (Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati).

Ad annunciarlo è la stessa presidente Silvia Chiassai Martini che sottolinea come “la decisione è maturata dal fatto che l’attività dello Sprar non rientra tra le funzioni obbligatorie rimaste alla Provincia".

Le motivazioni? Soprattutto le ristrettezze economiche a cui l'ente provinciale è sottoposto e, anche, la scarsa disponibilità a voler individuare realtà che si occupino di gestire per conto dell'ente questo sistema. In totale sono oltre 2,2 i milioni di euro che l'ente provinciale avrebbe dovuto gestire e rendicontare per questo specifico ambito. Una operazione troppo ardua per poterle garantire continuità.

"Non disponendo neppure di un servizio attivo per le politiche sociali - ha sottolineato ancora la presidente Chiassai - dobbiamo procedere all’individuazione di soggetti terzi, come associazioni o cooperative, che possano farsi carico dei progetti per l’organizzazione delle gestione dell’accoglienza. In questo contesto difficile per le risorse e l’ottimizzazione dei servizi in capo alla Provincia, dobbiamo necessariamente effettuare delle scelte in base alle priorità e alle emergenze che il territorio che le nostre comunità stanno affrontando. Il sistema Sprar richiede strutture e personale che al momento l’ente non può mettere a disposizione in quanto abbiamo altre questioni, quali strade e scuole, che meritano risposte urgenti. Gestire e rendicontare oltre 2.224.178 euro per il sistema Sprar richiede uno sforzo organizzativo che al momento questa amministrazione non può più sostenere".

E dunque dal 2020 la Provincia di Arezzonon sarà più l'ente capofila del progetto triennale 2017-2019, anche se "terminerà tutti gli impegni presi con la rendicontazione delle risorse finanziare al Ministero degli Interni".
Una decisione in perfetta continuità, non solo con le scelte indicate dal comune di Arezzo, ma anche con quelle attuate dalla stessa Chiassai nel comune di Montevarchi dove occupa la poltrona di sindaco. 

"Per non impattare sulle politiche sociali comunali, ho stabilito di occuparmi  delle principali esigenze e necessità dei cittadini, recedendo gli accordi presi e interrompendo le attività finalizzate ai relativi progetti. Mi risulta, tra l’altro, che gran parte delle persone accolte nelle strutture dello Srar, dopo lunghi tempi di attesa nel riconoscimento del loro status, non risulterebbero rifugiati ma migranti economici i cui flussi devono essere necessariamente controllati”.

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