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Il messaggio dell'Unione Donne Arezzo: "Abbracciamoci sorelle in questo 8 marzo"

Il comitato: "Un abbraccio alle donne che, da un anno a questa parte, si barcamenano tra smart working e didattica a distanza, ore e ore davanti a un video e a una tastiera, confinate con i loro figli tra le mura domestiche"

Nota del comitato Unione Donne per Arezzo in occasione dell'8 marzo.

Un abbraccio alle donne che in questo lungo periodo di pandemia hanno curato, assistito, protetto innumerevoli persone colpite dalla malattia, le hanno viste soffrire nella forzata solitudine e lentamente guarire, talvolta morire. Un abbraccio alle donne che hanno visto soccombere al virus pandemico compagni e familiari e non hanno potuto far niente per salvarli. Un abbraccio alle donne che già prima della pandemia lavoravano in modo precario e sottopagato e adesso hanno perso anche quel lavoro precario e sottopagato. Un abbraccio alle donne che ormai da mesi, ogni giorno, combattono con il disagio economico e non hanno più risorse per far fronte alla vita, per risolvere i bisogni primari delle loro famiglie. Un abbraccio alle donne che da un anno vivono nell’attesa di sussidi, ristori, buoni spesa e contributi, occasionali e periodici, che chissà se arrivano e quando, una domanda dietro l’altra a questo o quell’ufficio pubblico, intanto appoggiandosi a genitori e parenti e guardando al futuro con opprimente incertezza. Un abbraccio alle donne che, da un anno a questa parte, si barcamenano tra smart working e didattica a distanza, ore e ore davanti a un video e a una tastiera, confinate con i loro figli tra le mura domestiche, tra le quattro capriole di fumo del focolare. Un abbraccio alle donne più giovani che non sanno se mai troveranno un lavoro degno di questo nome, se mai avranno una possibilità di futuro, malgrado abbiano trascorso anni a impegnarsi, a studiare. Un abbraccio alle donne vittime di uomini crudeli, aggressivi, violenti che vogliono sottometterle, sfruttarle, possederle, anima e corpo. Un abbraccio alle donne che lottano, anche a rischio della propria vita, per la difesa della democrazia e dei diritti, da un angolo all’altro del pianeta, da un emisfero all’altro, dalla Birmania al Cile. Un abbraccio alle donne che hanno percorso immensi deserti, lande disseminate di macerie, luoghi di guerra e di miseria, attraversato il mare. E ora, stremate, strette ai loro figli, sperano di trovare l’accesso per un mondo migliore. Prima o poi, chissà quando. Un abbraccio alle donne che assieme ai loro bambini abbandonano luoghi dominati dalla miseria e dalla criminalità, camminano migliaia di chilometri, a piedi, dall’Honduras al Messico, sperando di trovare aperto un varco a nord del continente americano. Un abbraccio alle giovani capitane coraggiose che da anni, ogni giorno, percorrono le rotte del Mediterraneo per salvare le vite dei migranti. Un abbraccio alle giovanissime donne che, con le trecce al vento, hanno manifestato e protestato, e ancora lo faranno (ne siamo certe!) appena la pandemia cesserà, per fermare il degrado ambientale di questo nostro mondo: prima che sia troppo tardi. Abbracciamoci sorelle, in questo 8 marzo. Siamo l’altra metà del cielo. E senza di noi nessun mondo migliore è possibile.

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