Un cervello in fuga "ma poi ritorno". Anna, dalla Chiassa all'Australia passando per la Penn University

25 anni, una laurea con 110 e lode in ingegneria biomedica e le idee chiare che la porteranno tra pochi giorni ad un'altra importante esperienza di vita in Australia, dove volerà a fine mese per un lungo periodo insieme al fidanzato Riccardo...

25 anni, una laurea con 110 e lode in ingegneria biomedica e le idee chiare che la porteranno tra pochi giorni ad un'altra importante esperienza di vita in Australia, dove volerà a fine mese per un lungo periodo insieme al fidanzato Riccardo. Mentre lui continuerà la sua tesi per diventare ingegnere civile, Anna dovrà scegliere se accettare il dottorato che ha vinto oppure fare un'esperienza di lavoro che le serva per il suo futuro.

Anna Senesi è della Chiassa Superiore, il babbo lavora alla Tesar, la mamma nei servizi all'infanzia del Comune di Arezzo, ha un fratello, Francesco, campione di Kungfu.

anna-senesi-famigliaDalla periferia di Arezzo, Anna ha guardato ben avanti e dopo gli studi superiori ha frequentato l'università di ingegneria biomedica al Politecnico di Milano, dove nell'aprile scorso si è laureata con il massimo dei voti, con una tesi dedicata ad un dispositivo molto importante "è una pompa cardiaca pediatrica che viene installata parallelamente al cuore e serve da ponte verso il trapianto, in attesa di un organo permette di regalare tempo prezioso al paziente" ci spiega l'appassionata Anna.

Galeotto il corso seguito a Milano con un professore della Pennsylvania State University, lo ha seguito fin là insieme al compagno di studi Federico Cané anche lui di Arezzo, incontrato per caso al Politecnico, con il quale ha portato avanti una vera e propria tesi in coppia redatta in inglese e discussa in italiano. "Mi sono trovata molto bene, ho incontrato professori molto preparati, un modo di lavorare diverso, ho potuto studiare e prepararmi su un tema che difficilmente viene trattato in Italia anche per problemi di budget. Abbiamo deciso di partire insieme dopo aver seguito un corso a Milano. La tesi è stata infatti preparata in due parti, quella computazionale nei laboratori del Politecnico che sono molto avanzati, mentre la parte degli studi in vitro sperimentale è stata svolta nei laboratori americani."

Come mai hai scelto questo corso di laurea?

"E' stato abbastanza casualmente, quando ho preso il diploma ho provato alcuni test di ingresso, poi ho scelto ingegneria biomedica in quanto punto di incontro tra medicina e ingegneria, dove c'è molta fisica e matematica, ma a contatto con il corpo umano, un mix di discipline. Mi ritengo fortunata perché ho trovato quello che mi piaceva, nel corso degli anni il Politecnico si è rivelata una università che mi ha dat tantissimo è veramente ben strutturato e permette di fare molte esperienze sia all'interno della stessa università che all'estero."

E dopo tutta questa intensa esperienza Anna è pronta per partire. Perché hai scelto proprio l'Australia?

"Prima di trovare lavoro stabile in Italia, preferisco di nuovo avere esperienze all'estero, l'Australia mi può dare qualcosa in più sia a livello di lingua che di lavoro, sto già cercando e continuerò a farlo quando arriverò anche se devo valutare anche la possibilità che ho di frequentare un bando di dottorato dove mi hanno preso, all'università di Sidney, ma devo ancora decidere perché sarebbe un impegno ben più grosso, della durata di 4 anni. L'Australia è un paese che offre molte possibilità, è flessibile per i giovani con permessi di ingresso più facili che l'America ad esempio, poi è un paese all'avanguardia per la ricerca scientifica. Spero dunque di trovare un lavoro specifico che mi permetta di tornare poi in Italia con maggiori possibilità."

E l'Italia?

"Qualcosa è migliorato negli ultimi anni nel mio campo, i miei compagni laureati hanno trovato quasi tutti lavoro, però il problema grosso dell'Italia è che le aziende non fanno investimenti in ricerca e sviluppo, perché non vengono pagate dallo stato, non ci sono incentivi nella ricerca che poi è quello che a me interessa. Il mio obiettivo è quello di non fare consulenza o vendita, ma di seguire la progettazione, il design e la produzione di prodotti biomedici. Nonostante tutto in Italia ci sono centri molto interessanti in Emilia Romagna e in alcune università, per questo le candidature degli studenti italiani inviate all'estero hanno quasi sempre una risposta positiva. Insomma le università in Italia non hanno molti fondi, ma quelli che hanno li usano bene secondo me."

Quel'è il tuo sogno, come ti vedi da grande?

"Vorrei un lavoro stimolante, non monotono che mi permetta di lavorare nel campo della ricerca che possa servire ad aiutare gli altri, quindi partecipare a progetti aziendali e universitari che possono cambiare la vita alle persone, come hanno fatto alcuni dei miei professori."

Cara Anna, in bocca al lupo. Studia ancora, lavora, specializzati, ma poi torna in Italia perché c'è davvero bisogno di teste come la tua.

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