Arezzo tra penuria di visitatori e fase 2. Comanducci (InTour): "Promuoviamo le micro realtà"

I pernottamenti sono calati de 17 per cento, una fetta di strutture ricettive (l'11,3%) resterà chiusa aspettando che le cose migliorino

1,5 milioni di presenze turistiche in meno rispetto all’anno precedente. E’ quanto, secondo le stime di una recente indagine di Confesercenti, ha perso da gennaio a maggio la Toscana. I pernottamenti sono calati de 17 per cento, una fetta di strutture ricettive (l'11,3%) resterà chiusa aspettando che le cose migliorino, mentre lo 0,7% di esse cesserà la propria attività non riuscendo a gestire una simile crisi. Cifre pesanti e conseguenza ovvia dello tsunami che ha travolto inaspettatamente il mondo costringendolo a fare i conti con una pandemia senza precedenti. Arezzo non fa eccezione e, al momento, non si discosta molto da questa prospettiva.

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“Molti pensano che la crisi innescatasi in questi ultimi mesi - spiega Marcello Comanducci, presidente della Fondazione InTour - sia strettamente legata all’avvento del Covid e alle limitazioni anti epidemia. Questo è vero ma, non è l’unico aspetto da tenere in considerazione. I mesi di luglio e agosto, dati alla mano, hanno visto dei buoni flussi di presenze verso le località marittime. Ottimi i risultati ottenuti da località vocate ad un turismo lento come montagna e piccoli centri. Male invece le città d’arte che ad oggi sono pressoché deserte. A tenere gli alberghi vuoti non è solo l'assenza di visitatori. All'appello manca anche tutta quella fetta di professionisti che prima dell'emergenza si spostavano per motivi di lavoro e che oggi invece rimangono a casa propria davanti al pc". L’avvento di applicazioni di teleconferenza e la necessità di evolvere verso forme di lavoro smart, ha messo a segno un duro colpo all’economia di tutte quelle strutture ricettive che durante l’anno riuscivano a tenersi attive grazie a congressi, pendolari di lunga tratta e manager in trasferta. “Ovviamente non sappiamo se la situazione tornerà esattamente come prima del Covid. Per questa ragione che dobbiamo lavorare molto di più e meglio nella promozione dei territori. Dobbiamo applicarci per far tornare la gente nelle nostre città. Sono convinto che per farlo servano sì delle strategie nazionali, ma soprattutto grande iniziativa locale. Nessun ente o istituzione può dirci come e cosa promuovere del nostro territorio perché non lo conoscono bene come noi aretini. In questo senso avere una realtà come InTour, che ha come scopo la promozione turistica, è un vantaggio che spero possa essere sfruttato al meglio”.

L'intervista completa a Marcello Comanducci

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