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Transizione energetica, Macrì: "La rete del gas è un patrimonio da non abbandonare"

L'intervento al Forum Cig di Francesco Macrì, presidente di Estra e membro della Giunta Esecutiva di Utilitalia

Nella giornata conclusiva del Forum Cig, Francesco Macrì, presidente di Estra e membro della Giunta Esecutiva di Utilitalia, è intervenuto nell’evento finale della manifestazione, dedicato alla resilienza dell’energia nella transizione.

Macrì ha ribadito la necessità di una politica industriale che deve accompagnare una transizione energetica sostenibile. “Quando si parla di sostenibilità occorre considerare vari aspetti non solo quello ambientale, ma anche quelli socio-economici. – ha detto Macrì - L’attualità vede uno shock economico finanziario e sociale dovuto agli altissimi costi dell’energia causato da politiche di accumulo e speculazione che derivano dalla ripresa economica post lock down.

In Italia dobbiamo progressivamente cercare una maggiore indipendenza energetica. Per questo serve una vera politica industriale e non lasciarsi affascinare da logiche fortemente speculative che vorrebbero portarci all’elettrificazione completa dei consumi abbandonando anche importanti assett che possediamo.

In Italia abbiamo un patrimonio di oltre 258.000 km di rete gas che riteniamo non vada abbandonato, ma che debba partecipare, a pieno titolo, alla transizione energetica. Bisogna puntare da subito sull’idrogeno blu che ridurrebbe immediatamente le emissioni fuggitive del gas metano e quelle dovute al futuro trasporto di idrogeno su gomma.

Dopo un medio periodo potremmo passare all’idrogeno verde per il quale però dovremmo raggiungere un’elevatissima produzione da fonte rinnovabile che non è facilmente raggiungibile in Italia, vista la geografia, il clima e il paesaggio del paese.

Dobbiamo fare i conti con la realtà e lavorare alle produzioni decentrate e locali di biogas, biometano, idrogeno.

Per questo occorre una politica industriale che interessi tutti i livelli di governo, da quello nazionale a quello comunale.

Abbiamo tutti gli strumenti tecnici e tecnologici per partecipare con la rete e con i nuovi gas a questa transizione energetica a patto che non si mettano in contrapposizione gruppi di interessi.

Un esempio sono le gare gas che in Italia, a differenza che in Europa, vengono impostate solo con la semplice logica della concentrazione della gestione, tralasciando completamente l’innovazione. Questo schema è assolutamente obsoleto.

Occorre sospendere le gare gas che non tengono conto della transizione energetica in atto e stimolare una forte collaborazione tra utility, università e ministeri.

Il fine ultimo non può essere solo il raggiungimento dei benefici ambientali, il tutto va coniugato con un adeguato sviluppo economico sociale. La transizione non può essere motivo di depressione o recessione economica, ma una nuova occasione di sviluppo economico e sociale.”

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