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"Io, promossa al test di Medicina, rischio di dover rifare l'esame"

Il caso della studentessa aretina di quarta superiore che ha superato il test l'anno scorso, in attesa della maturità. Un risultato la cui validità è in bilico dopo la valanga di ricorsi al Tar

La burrasca delle migliaia di ricorsi al Tar contro il test di Medicina 2023 ha fatto slittare la prima prova di selezione del nuovo anno, prevista per febbraio. L'esito della partita giudiziale è nebuloso e il Ministero ha comunque annunciato novità per il 2024, con il superamento dell'attuale formula dell'esame per l'accesso alla facoltà. In questo quadro si inserisce il caso particolare di alcuni studenti di quarta superiore che hanno già sostenuto (e superato) il test lo scorso anno e che quest'anno non sono entrati all'università perché dovevano ancora sostenere la maturità. Tra questi c'è una ragazza di San Giovanni Valdarno che lancia un pubblico appello affinché gli sforzi fatti nel 2023 non vengano vanificati.

Il test aperto agli studenti di quarta

"Sono una studentessa oggi in quinta liceo dell'istituto 'Licei Giovanni da San Giovanni' - scrive Lucrezia Maddaluni in una lettera aperta in cui spiega la sua paradossale situazione -. Come altre migliaia di studentesse e studenti di quarta superiore, lo scorso anno mi sono cimentata nel test di ammissione per la facoltà di Medicina, che per la prima volta è stato aperto anche a chi frequenta il penultimo anno delle superiori. Ho preparato tutto con il solo aiuto di alcune lezioni organizzate dal mio liceo ma senza poter frequentare i costosi corsi privati di preparazione al test, appannaggio degli studenti più facoltosi, segno che il primo elemento di discriminazione nella istruzione di questo paese è sempre economico, ancor prima che burocratico. È stata una preparazione dura durata un anno, complessa anche perché complesse erano le regole decise dal ministero per il Tolc Med; eppure partecipando ad entrambe le sezioni di test consentite (pagando chiaramente per due volte la tassa di accesso) sono riuscita in particolare alla seconda occasione a ottenere un punteggio finale, detto equalizzato per il meccanismo stabilito, molto lusinghiero: 68.38 punti".

Il problema del punteggio "in cassaforte" 

Un risultato che le consentirebbe l'ingresso alle facoltà di Medicina. Un passaggio che però, adesso, presenta delle incognite. "Il punteggio ottenuto - continua la studentessa - in base ai risultati dello scorso anno dovrebbe consentirmi di accedere a qualunque facoltà in Italia, ma al contrario degli studenti di quinta, che hanno potuto subito registrarlo, come studente di quarta ho potuto solo 'metterlo in cassaforte' in attesa di poter quest’anno inserirlo nella graduatoria. Peraltro con un punteggio così alto non mi sono preoccupata di preparare anche i nuovi test, che comunque avrei dovuto ripagare, e mi sono concentrata sullo studio scolastico e sull’esame di maturità. Capite dunque lo sconforto nell’apprendere dalle notizie dei media di questi giorni che le previste modifiche ai test di ingresso di medicina per questo anno, dovute a un'enormità di ricorsi, non hanno al momento previsto una tutela per chi come me dalla quarta ha già superato l’esame; per di più lasciandomi pochi mesi per un'eventuale nuova preparazione in vista dei prossimi test".

L'appello della studentessa

Un risultato ottimo ma che rischia di essere vanificato, così Lucrezia lancia un appello. "Faccio dunque un appello pubblico: nelle nuove regole sia previsto il riconoscimento della valutazione già ottenuta da chi ha già sostenuto l’esame; non si possono infatti cambiare in corsa le regole del gioco, non si possono sanare alcuni contenziosi creandone altri, perché è indubbio che una mancanza di tutela dei nostri diritti darebbe origine a nuovi ricorsi e richieste di risarcimento. Voglio precisare che sono favorevole al superamento del numero chiuso all’accesso universitario, però non si può continuare a improvvisare su una materia così delicata".

Le altre richieste

Oltre alla chierezza sulle regole di accesso, la studentessa chiede anche attenzione su altre questioni. "Servono aule - conclude - servono professori, serve un accesso universale ed economicamente sostenibile al mondo universitario, oggi proibitivo per il costo delle tasse, dei libri e degli alloggi per studenti. Soprattutto sarebbe opportuno che l'attenzione mediatica e politica fosse spostata in buona parte sullo stato decadente del sistema sanitario pubblico, schiacciato dalla carenza di investimenti e dalla tendenza a delegare sempre più servizi al privato, così che chi ha i soldi può curarsi mentre tutti gli altri restano stretti nel giogo delle liste di attesa; posso dire tutto ciò in virtù di una madre e di un nonno infermieri, di un fratello già studente di medicina e di una zia dottoressa a Firenze, precaria e costretta a lavorare a partita Iva per il blocco dei bandi pubblici".

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