Più cultura e meno paura. L'Arci riparte dai temi scomodi su migranti e integrazione

In provincia di Arezzo Arci conta 90 circoli e 9500 iscritti

Più cultura e meno paura. Questo il titolo della Campagna di tesseramento dell’Arci per il 2018-19. Un invito, un monito, un appello che il Comitato Provinciale di Arezzo ha raccolto e cercherà di concretizzare all’interno di tutti i suoi circoli, soprattutto per quanto riguarda i temi caldi dell’attualità, primo fra tutti quello dell’immigrazione e dell’integrazione dei migranti. 

Un’esigenza ormai inderogabile, visto il conflitto sociale su questi temi degli ultimi anni. Un’esigenza esplicitata e chiarita durante l’ultimo consiglio direttivo provinciale dell’associazione, da parte di tutti i dirigenti del comitato, che hanno evidenziato l’importanza di un’informazione continua nei circoli e soprattutto votato all’unanimità per la proposta di creazione di una serie d’iniziative che si occuperanno della cura di una formazione su vari ambiti per i propri soci. Una base associativa  che conta 9500 tesserati e quasi 90 circoli presenti in tutta la provincia, che così avrà più strumenti per poter capire e interpretare quello che sta capitando intorno a noi, oltre a un’occasione di dibattito e confronto meno veloce e più assennata rispetto alla solita discussione sotto a un post su Facebook.

Un ritorno alle origini, alla centralità dei circoli e dei suoi soci. Come ha proposto e votato il consiglio direttivo dopo una serata di confronto costruttivo su un tema che ogni giorno di più viene trattato con trivialità e utilizzando semplificazioni spesso inaccettabili, come appunto quello dell’immigrazione. Presto in molti circoli della nostra provincia prenderanno il via una serie di giornate dedicate agli scenari presenti e futuri sul tema, soprattutto in riferimento al DL Sicurezza, che secondo Arci (e alcune centinaia di esperti e voci autorevoli) provocherà una “bomba sociale”, rigettando per strada migliaia di persone che grazie a una legge sono diventati - d’emblée - irregolari e che non potranno lavorare, vivere e costruire il proprio futuro in Italia, senza neanche poter tornare a casa.

L’occasione per presentare i fatti in una maniera più complessa e perciò reale della situazione, l’opportunità di un percorso da presentare nei propri circoli, fra la nostra gente, ai nostri soci, che per l’Arci non significano solamente “tesserati”, ma più che altro persone che sui territori stanno a presidio di un’idea di umanità, di accoglienza e di solidarietà. Idee sempre meno di moda in questo particolare momento storico, ma che mai come oggi dovrebbero essere al centro delle nostre riflessioni e dei nostri dibattiti. Soprattutto quando in queste riflessioni parliamo del nostro futuro. 

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“Più cultura”, dunque. Perché Arci, all’interno del suo statuto nazionale a cui ogni socio aderisce, fa riferimento alla “Promozione della cittadinanza, della partecipazione, dell'inclusione e della coesione sociale, della democrazia e dei diritti”; per avere “Meno paura” ed essere protagonisti “della promozione di una società aperta e multiculturale, dove diversità e interculturalità siano una risorsa e dove la promozione del protagonismo e dell'autorganizzazione dei migranti e delle minoranze, un’opportunità”.

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