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Terremoto, Sestino "comune laboratorio" per la gestione del rischio sismico

Sestino, è comune assunto a campione per la gestione del rischio sismico, nell’ambito di un progetto che comprende anche situazioni della Valtiberina. Sabato, 26 maggio, se ne è parlato presso il teatro “P.Cavallini”, con tecnici nazionali e...

sisma.2018

Sestino, è comune assunto a campione per la gestione del rischio sismico, nell’ambito di un progetto che comprende anche situazioni della Valtiberina. Sabato, 26 maggio, se ne è parlato presso il teatro “P.Cavallini”, con tecnici nazionali e università di Firenze, che hanno fatto il punto del programma pluriennale di lavoro sul tema: La gestione del rischio sismico: attività presso il Comune di Sestino nel contesto regionale e nazionale”.

La sensibilità sul problema ha condotto, infatti, l’amministrazione comunale ad assumere iniziative, perché le vicende storiche dei terremoti in ambito locale hanno sconvolto, nel corso dei secoli, gli agglomerati urbani e il territorio, facendone un “caso”: dai terremoti del periodo del Municipium romano a quelli medievali, fino al sisma del 1781 e altri, quale il terremoto del 1984. Queste vicende, in parte piuttosto documentate, hanno dato la possibilità di approfondire le conoscenze del territorio e valutare le trasformazioni degli agglomerarti abitativi e di singoli edifici. Anche per questo.- è stato affermato – “ il Dipartimento di Architettura (DiDA) dell’Università di Firenze ed il Laboratorio Sismico dell’Alta Valtiberina (LAB.sI) vogliono essere protagonisti a livello nazionale ed internazionale sulla promozione della ricerca territoriale”.

Anche il programma di lavoro è in continuo movimento: l’ing. Giovanni Cardinale, Vicepresidente del CNI, illustrando il tema del “rischio e sicurezza: nuovi orizzonti di responsabilità professionale”, ha sottolineato la necessità di portare sui territori un tema così complicato, quale la conoscenza geomorfologica e le normative, per produrre la “cultura della prevenzione, senza la quale si mettono a rischio vite umane e il patrimonio storico/monumentale del nostro paese. Infatti il rischio zero non esiste e ridurre la soglia di esso è un dovere”. Non è una situazione statica o di semplice rispetto dei “regolamenti”, perché le normative- è stato concluso- vengono aggiornate continuamente sulla base della acquisizione continua di dati. Pertanto.- ha concluso Cardinale- se non si può eliminare il rischio si deve aumentare la sicurezza. C’è- di conseguenza - un ruolo tecnico ed uno etico, che pongono il problema fondamentale della formazione anche per gli operatori ”.

Affrontando l’insieme della realtà valtiberina, Mario De Stefano- come università di Firenze in collaborazione con “LAB.Si) – ha evidenziato che il progetto intende studiare una “zona pilota”, nelle sue varie fasi o “ rischio sismico”: prevenzione, gestione dell’emergenza, ricostruzione post-sisma . Il territorio non è “una” realtà ma un “sistema” poliverso e complesso, dove anche le muratore degli edifici variano per terreno, per materiali e tecniche. Necessia, quindi, di una “urbanistica sismica” che metta a fuoco, nel prevenire e nel ricostruire, le tante peculiarità. Se ciò- in definitiva- è criterio- sviluppato per fasi- che vale ovunque, per l’edilizia monumentale necessitano ulteriori conoscenze e tecniche perché sono architetture a grandi “aule”. Concetto sviluppato poi da Marco Tanganelli, sempre della università di Firenze, su uno “spazio dinamico”, come le “prestazioni strutturali di edifici storico-monumentali in esperienze della Valtiberina” e sulla organizzazione di un pronto soccorso presso l’ospedale di Sansepolcro.

Silvio Van Riel, università di Firenze, responsabile del settore CLE, partendo dalle politiche della Regione Toscana - particolarmente dagli anni 1997, 2003, 2009 – ha sviluppato le tappe per le linee guida per le criticità dei nostri territori, tenendo presente che ogni “conquista” va condivisa con tutti e deve entrare a far parte del piano regionale.

Le analisi sono proseguite dichiarando i risultati ad oggi raggiunti su Sestino, che già nel 1987 era stato oggetto di un complesso e analitico studio da parte della Regione Toscana. Un lavoro molto avanzato, quello su Sestino, basato sulle analisi dei luoghi delle costruzioni, sulle qualità dei terreni, sulla cartografia storica pervenuta, giungendo alla definizione della “Carta del Rischio Idrogeologico – Carta di micronizzazione sismica” e al “Piano della Protezione civile”. L’uso del Laser-Scanner sta realizzando la radiografia delle murature, per concludere le conoscenze sull’indice di vulnerabilità delle singole o dei complessi delle strutture.

I risultati conseguiti fino ad oggi sono stati poi esposti da Valentina Panella per quanto riguarda Sestino capoluogo, da Lisa Parmigiani per il teatro comunale “Pilade Cavallini” e da Gilda Lazzerini per la CLE ed il piano di valorizzazione del centro murato di Monterone.

“In questo terzo incontro e “settimane di lavoro sul campo” – ha dichiarato il sindaco Marco Renzi – emerge la responsabilità che tutti dobbiamo assumerci, anche attraverso la “socializzazione” delle informazioni e la creazione di una “cultura del rischio sismico”. Anche per questo – e con l’intervento “fuori programma” sul sistema di prevenzione “Early warning”, e volendo trasmettere anche in tal modo un messaggio alla nostra popolazione - prima dell’inizio del nuovo anno scolastico istalleremo nei nostri edifici scolastici il sistema di allarme di ultima generazione, che “anticipa” l’arrivo delle scosse sismiche”.

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