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Il caso degli squalificanti 40 metri di asfalto nel cuore lastricato di Arezzo

Sono quelli di Vicolo del Fanale, una piccola strada del centro storico: una bruttura che potrebbe essere risolta con poco. C'è poi il caso di una canalina che "oscura" l'immagine di una Madonna del Conforto

Vicolo del Fanale (Foto di Marco Botti)

Passeggiando per i vicoli del centro, per le strade di periferia e nella campagna che avvolge le frazioni di Arezzo, è facile farsi catturare dalle bellezze artistiche e naturali. Un occhio attento, tuttavia, può notare anche tante piccole e grandi prove di pressapochismo che troppo spesso sconfinano nell’incuria, sia da parte dei soggetti pubblici, sia da quella dei privati cittadini, come se “decoro” fosse una parola abolita dal vocabolario.

Partendo dall’erba che cresce tra gli scalini del duomo e dalle scritte sulle mura della fortezza medicea, fino ad arrivare alla capanna di lamiera arrugginita del podere più distante dalla città, la carrellata di brutture risolvibili con la buona volontà e un minimo di sensibilità è lunghissima.

Una di queste, ad esempio, è vicolo del Fanale, in centro ad Arezzo. Per chi non lo conoscesse, è quel brevissimo tratto che mette in collegamento via Garibaldi e via delle Fosse, poco oltre il Museo di arte medievale moderna e subito prima dell’ex presidio militare, oggi sede della Guardia di Finanza.

Quei 40 metri di strada asfaltati

In quei quaranta metri di strada si capisce già come sia “tutto sbagliato, tutto da rifare”, come direbbe Gino Bartali. Se via delle Fosse e la parallela via delle Paniere sono completamente lastricate, infatti, non si capisce perché vicolo del Fanale sia asfaltato.

L’utilizzo del bitume nelle strade e nei marciapiedi dei centri storici è sempre squalificante, ma quando – come nel caso di Arezzo – la “zona vecchia” è ampia, non è economicamente sostenibile pavimentare ovunque. Per vicolo del Fanale, tuttavia, si parla, come già scritto, di quaranta metri scarsi che si lastricano in una settimana. Aggiungiamo che le pietre potrebbero essere recuperate nei depositi comunali, dove sono accatastate le vecchie lastre sostituite in altre vie nel passato.

A questo dovrebbe pensare il Comune con poca spesa e tanta resa per i turisti, che da lì potrebbero ammirare e fotografare un imperdibile scorcio del campanile di Santa Maria in Gradi.

La canaletta e l'edicola

Ma non solo. Andando avanti, prima di svoltare a sinistra per via delle Fosse, in alto, c'è una deliziosa edicola con l'immagine della Madonna del Conforto. Un soggetto privato o pubblico sensibile non penserebbe mai di far attraversare una canalina per i fili sopra il manufatto.

Con un minimo di accorgimento il passacavi poteva fare la curva e seguire il profilo inferiore dell’edicola. Una deviazione che sarebbe costata forse qualche centesimo in più di materiale, ma che non avrebbe compromesso la veduta completa dell’opera.

Quelli elencati sembreranno esempi banali e si dirà che ci sono cose molto più gravi da risolvere e aree degradate su cui intervenire, ma, nel loro piccolo, i due casi di vicolo del Fanale dimostrano l’insensibilità radicata dei cittadini e di chi li amministra verso il decoro della città, al di là del colore politico. Basterebbero poche decine di metri quadrati di materiale lapideo e la curva di una canalina per trasformare totalmente, e in meglio, l’aspetto di una breve strada.

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