"Donne stuprate e bruciate, il bimbo massacrato contro un muro". L'immane strage di 76 anni fa

Il drammatico racconto di Giovanni Romanelli che ricostruisce le uccisioni perpetrate dai nazisti a Civitella, San Pancrazio e Cornia il 29 giugno 2020

Riceviamo e pubblichiamo da Giovanni Romanelli un omaggio alle vittime della strage avvenuta 76 anni fa, il 29 giugno 1944 a Civitella, San Pancrazio e Cornia.

Era il giorno di San Pietro: una giornata, bella e serena, scaldata dal sole, ma offuscata dalle cortine fumogene utilizzate dalle truppe della divisione Herman Goering  per mascherarne  la presenza e poter così avere l’effetto sorpresa sulla popolazione. La gran parte degli abitanti era  in chiesa alla Messa; altri invece erano  nei campi a mietere il grano perché, impauriti dalla presenza del fronte, volevano mettere al sicuro il raccolto.

Così, quel giorno di festa, fu trasformato dai soldati tedeschi affiancati e anche guidati dai repubblichini della Gnr in una immane tragedia: alla fine della giornata le vittime furono 244 così suddivise: 115 a Civitella, 71 a San Pancrazio, 58 a Cornia (tra donne, 9 bambini e ragazzi).

A Civitella e a San Pancrazio i nazisti misero in atto una liturgia del sacrificio umano sperimentata anche alle Fosse Ardeatine che consisteva nel mettere in fila gli uomini e sparare loro un singolo colpo alla nuca. Fu, a parere della Procura Militare Inglese che svolse l’inchiesta per crimini di guerra, una rappresaglia.

A Cornia invece, piccolo paesino rurale posto tra i boschi nello spartiacque tra Val di Chiana e Val d’Ambra, fu azione di sterminio. Un tiro al piccione per uccidere gli animali (maiali, muli, vitelli..), le donne (la maggior parte prima furono stuprate - una paralitica di 34 anni fu abusata davanti alla madre - e poi bruciate o dilaniate dalle bombe, e un bambino di pochi anni fu preso per i piedi e fracassato su di un muro).

Ancora oggi siamo ad interrogarci sul perché tutto questo avvenne: la risposta l’ha data in parte il processo celebrato comunque dopo oltre sessant’anni dai fatti quando cioè i responsabili ormai erano tutti morti, tardi quindi per sentire dalla loro bocca la spiegazione di questo misfatto, e molti storici hanno fornito motivazioni non sempre adeguate e soddisfacenti.

Noi oggi rendiamo omaggio ai martiri e in modo particolare quest’anno vogliamo ricordare i parroci di queste tre località finiti anche loro nel ciclone dello sterminio: Don Alcide Lazzeri di Civitella, Don Giuseppe Torelli di San Pancrazio e Don Natale Romanelli di Cornia.

Tutti e tre hanno un minimo comune denominatore: “sentivano – come dice Papa Francesco - l’odore delle proprie pecore” ed erano ricambiati perché la popolazione riponeva in loro piena fiducia e proprio questi preti erano disponibili a trovare una soluzione col padrone, a sbrigare le pratiche complicate con la burocrazia, a dare un consiglio spassionato nelle situazioni critiche, un sostentamento in viveri in momenti difficili.

Tutti e tre inoltre erano allergici alla dittatura, ai ducetti locali, alle ingiuste imposizioni del partito fascista, e la loro pastorale era indirizzata ad educare la gente verso la democrazia, al rispetto di tutti (presso di loro gli ex internati di Laterina trovavano rifugio e pane, e così anche i tanti sfollati nei boschi e gli stessi partigiani), e per questo i Repubblichini li avevano inseriti nella lista nera e quel giorno furono i primi ad essere individuati e presi, meno uno. Don Natale Romanelli infatti riuscì a fuggire con una parte della famiglia e fece in tempo a lasciare un resoconto delle vicende di quei giorni, delle persecuzioni e minacce subite dai repubblichini che è stato pubblicato due anni fa. Fece bene a fuggire perché la gendarmeria della H.G. aveva la sua foto, era infatti considerato un nemico: lui accoglieva gli sbandati, i partigiani e tutti coloro che avevano bisogno e questo, lo faceva per carità cristiana per loro,invece il suo comportamento era considerato come  un sovversivo .

Gli altri due invece seguirono le vicende degli uomini delle proprie parrocchie: uccisi tra i primi col colpo alla nuca.

Tragico il racconto di Daniele Tiezzi che riuscì a scappare al tedesco che stava per sparare; rifiutò invece la salvezza il seminarista Pasqui che volle stare accanto al suo Don Alcide: tutti drammi nel dramma generale.

E’ di questi ultimi mesi la notizia della chiusura della fase locale del processo della beatificazione di Don Alcide Lazzeri ucciso per “odio alle fede”- cioè martire; ora spetta alla Santa Sede l’atto finale. Peccato che la Diocesi non abbia associato anche  Don Torelli, che a 36 anni ha reso una testimonianza di fede e di coraggio fuori del comune: ambedue questi parroci sono stati insigniti della medaglia d’oro al Valore Civile.

Domenica 28 Giugno a Civitella, alle 11, l’Arcivescovo Fontana ricorderà le vittime prima al Cimitero e poi celebrerà la Messa solenne nella piazza. La sera alle 21, dopo un ricordo dei tre Parroci fatto da Ida Balò e da Giovanni Romanelli, verrà proiettato alla presenza del Regista Pietro Suber il cortometraggio “Lili Marlene”  che di recente è andato in onda nelle reti Mediaset su Focus. Il filmato ripercorre le ultime vicende della guerra in Italia e della strage di Civitella.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Sierologici, tamponi rapidi e molecolari: la lezione di Burioni utile per il caso di Arezzo

  • Nuovo Dpcm del 4 dicembre: le ipotesi per Natale su mobilità tra regioni, shopping e coprifuoco

  • In aula insieme ad Angelo. La storia di una classe tornata sui banchi per non lasciare solo l'amico

  • Pier Luigi Rossi e la moglie guariti dal Covid: "Alimentazione fondamentale per superare la malattia"

  • Coronavirus, sono 2.207 i nuovi casi in Toscana. 48 i decessi: quattro sono aretini

  • Coronavirus: 1.892 nuovi casi e 44 decessi. I dati della Regione Toscana

Torna su
ArezzoNotizie è in caricamento