Martedì, 15 Giugno 2021
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“Vivo in hotel per non mettere a rischio la mia famiglia”, la storia di un medico aretino

Marina Neri, giovane dottoressa, da oltre un mese ha lasciato la propria casa dove abitava insieme ai genitori. Fa parte delle unità speciali di continuità assistenziale di Arezzo

“Vivo in un albergo della città dai primi di aprile. Non ero obbligata, ma ho scelto di fare così per non mettere a rischio la salute dei miei genitori. Con il mio lavoro la possibilità di essere contagiati è maggiore, quindi ho deciso di auto isolarmi”. 

Marina Neri è una giovane dottoressa aretina impegnata nell’emergenza sanitaria legata al Covid-19. Da più di un mese ha lasciato la propria casa, dove abitava insieme alla famiglia, per andare a vivere in un hotel convenzionato con l’Asl.

In questa fase di cosa ti occupi ?

“Faccio parte dell’Usca, unità speciali di continuità assistenziale. Il loro compito è quello di seguire e monitorare i pazienti Covid positivi ad Arezzo. Al momento l’equipe dell’Usca è composta da 4 infermieri e 6 medici. Ad oggi abbiamo in carico una quarantina di persone che nei prossimi giorni ci hanno già comunicato che aumenteranno, alleggerendo il carico del dipartimento di igiene”.

Quali sono le tue mansioni nello specifico ? 

“Fondamentalmente abbiamo il compito di chiamare queste persone due volte al giorno, sentiamo come stanno, se hanno problemi. Chiediamo a loro di comunicarci i parametri, pressione, frequenza cardiaca, la temperatura corporea e la saturazione dell’ossigeno nel sangue. Se non sono dotati di saturimetro glielo mettiamo noi a disposizione. Tutti sono stati istruiti a dovere nell’effettuare queste operazioni. Se vediamo che la situazione si aggrava con problemi respiratori o febbre alta allora passiamo alla visita domiciliare e insieme al medico di famiglia decidiamo il da farsi. O si cambia terapia oppure se la situazione è particolarmente aggravata si chiama il 118“.

Come sei entrata in Usca ? 

“Hanno fatto un bando annunciato a livello nazionale. I medici e gli infermieri che hanno partecipato sono stati inseriti in Usca. Io inizialmente non avevo fatto domanda perché stavo già svolgendo un incarico di guardia medica. Probabilmente per una carenza di risposte al bando sono stato chiamata direttamente dal responsabile che mi ha chiesto di entrare a far parte dell’unità. Mi sono sentita in dovere di mettermi a disposizione in un momento così difficile e ho accettato l’incarico”.

C’è stato un momento particolare in questo mese più difficile di altri ?

“Ci sono delle situazioni legate ai pazienti abbastanza pesanti. Ci sono persone che vivono sole questo momento e non hanno il supporto della famiglia. Mi sono trovata ad entrare in contatto con delle realtà impegnative, non è sempre facile. Poi il fatto di vivere in hotel è una cosa strana e ritrovarsi da sola in stanza a fine turno è abbastanza tosta”.

È un mese che sei lontana dalla tua famiglia però vivendo nella stessa città. 

“È una sensazione strana. Il fatto di vivere in hotel mi fa passare anche meglio in un certo senso questo momento, perché la sera sei sola in una stanza, però ci sono tutti confort. Da trovare sempre la camera pulita alla colazione e quant’altro. Sembrano piccolezze ma in una situazione di stress così sono gesti che ti fanno stare meglio. Alla fine non mi lamento assolutamente”.

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