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Stalking, femminicidi e molestie. Ad Arezzo aumentano le denunce: task force contro la violenza di genere

Di fatto, il rinnovo del protocollo è la prosecuzione del percorso già intrapreso con la prima sottoscrizione del 2001

 

Maria è morta per i colpi ricevuti alla testa dal suo aggressore. Katia invece è stata ritrovata sul greto del fiume Afra, abbandonata lì come un sacco, con la nuca fracassata dai colpi di martello ricevuti.
Due donne diverse. Due vicende lontante nel tempo ma accomunate entrambre non solo dalla tragicità della storia ma, dalla violenza patita per mano dei lori assassini. Due femminicidi. Due vite spezzate. Due casi di violenza di genere.

E' a distanza di neanche 20 giorni dall'omicidio di via Della Robbia e, una settimana dopo l'arresto del reo confesso Federico Ferrini, che la prefettura di Arezzo, insieme alla Provicia, alla procura, i comuni, la Asl, il tribunale e numerose realtà associazionistiche, rinnova il protocollo d'intesa “Rete Provinciale a contrasto della violenza di genere”.

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La nostra provincia - ha ricordato il procuratore capo Roberto Rossi - non è affatto esente da fenomeni che hanno come protagoniste donne e minori. La violenza nei confronti delle fasce deboli della popolazione è purtroppo una realtà in aumento. Però attenzione, la crescita di dati statistici è da attribuire anche ad un incremento delle denunce presentate. E questo non è affatto un aspetto negativo anzi. Questo evidenzia un forte sentimento di fiducia nei confronti delle autorità e delle istituzioni che sono debutate ad intervenire per prestare aiuto a chi è in difficoltà. 

Di fatto, il rinnovo del protocollo è la prosecuzione del percorso già intrapreso con la prima sottoscrizione del 2001 e si propone di fornire attività di sostegno alle vittime di violenza attraverso l’impegno multidisciplinare ed interistituzionale tra i vari soggetti nonché l’implementazione della rete di assistenza e di aiuto alle vittime.

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Capofila dell'iniziativa la prefettura. E' stata infatti il prefetto Anna Palombi ad evidenziare la sussistenza di "una rete di relazioni, sempre più vasta ed integrata a tutti i livelli - enti locali, strutture socio-sanitarie e ospedaliere, centri antiviolenza e case rifugio - in grado di sostenere concretamente le donne nel loro percorso di liberazione dalla violenza".

In tale quadro, è stata anche sottolineata la valenza del ruolo svolto dalle forze di polizia - che hanno aderito al protocollo - in quanto interlocutori privilegiati del sistema pubblico-privato, in specie nella delicata fase in cui la donna decide di far emergere, e quindi denunciare, il proprio vissuto caratterizzato da violenze ed atti persecutori.

Il documento, è stato sottoscritto, oltre che dal prefetto, dal presidente della Provincia, dai rappresentanti del tribunale, della procura della Repubblica, dell’azienda Asl Toscana Sud Est, dell’ufficio scolastico territoriale, dell’articolazione territoriale aretina, dell’articolazione territoriale del Casentino/Unione dei Comuni Montani del Casentino, dell’articolazione zonale della conferenza dei sindaci del Valdarno, dell’articolazione zonale della conferenza dei sindaci della Valdichiana aretina, dell’articolazione territoriale Valtiberina/Unione Montana dei Comuni della Valtiberina Toscana, dell’ufficio della consigliera provinciale di parità, dell’associazione Pronto Donna centro anti violenza.

Il protocollo – ha ricordato la presidente della Provincia, Silvia Chiassai Martini - ha consentito di uniformare le metodologie d’intervento in tutto il territorio di riferimento, così da offrire risposte puntuali  alle richieste di intervento. Nel nostro territorio provinciale, il complesso di attività e servizi istituiti si è mostrato, nel tempo, come un modello valido in termini di efficienza e di efficacia anche perchè i soggetti della rete operano in un continuo confronto che si realizza anche nel tavolo provinciale a contrasto della violenza di genere.

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