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Dall'oro mondiale di karate, al saio: la storia di Sor Elena che oggi aiuta le famiglie in difficoltà per l'emergenza Covid

Elena Tuccitto era un'atleta che ha portato sul tetto del mondo l'Italia del karate. Ma fin da piccola sapeva che la sua vita era destinata a qualcosa di diverso. Lasciò palestra e fidanzato e seguì la sua vocazione. Oggi la solidarietà è la sua vita

Dal kimono al saio. Dal combattimento sul tatami alla “battaglia” quotidiana a fianco dei più deboli, tendendo una mano a chi è in difficoltà e, in questi ultimi due mesi, sostenendo chi subisce i contraccolpi dell'emergenza Coronavirus. E' la straordinaria storia di sor Elena Tuccitto. Bibbienese, campionessa del mondo di karate, con una laurea magistrale in Scienze Motorie Preventive e Adattate oltre che un diploma in Teologia Spirituale, che ha deciso 20 anni fa di dedicarsi completamente a Dio. 
Consacrata nella Fraternità Francescana di Betania, Istituto di Vita Consacrata fondata nel 1982 da Padre Pancrazio Nicola Gaudioso (suo direttore spirituale), oggi sor Elena è responsabile del segretariato delle Missioni Estere della Fraternità con comunità distribuite tra l’Italia, la Germania, la Svizzera e il Brasile. In questo momento, dopo sei anni di missione in terra brasiliana, lavora dall’Italia per raccogliere fondi per la Fondazione Betania Onlus, promanazione della Fraternità per il “Progetto Brasile” e per altri progetti. 

A Terlizzi (dove si trova la sede della Fraternità che è presente anche nell'Aretino, al Santuario delle Madonna delle Vertighe) sor Elena, a fianco dei suoi confratelli e delle sue consorelle, si dedica alla solidarietà “a 360 gradi”. “Sempre con lo spirito del combattente”, racconta. 

La vocazione in tenera età

“Sono sempre stata consapevole che la mia vita era destinata a qualcosa diverso dall'ordinario. Fin da piccola, a 7 sette anni, dicevo che volevo farmi suora. Don Angelo Mariannini (parroco di Bibbiena ndr) lo racconta ancora oggi. L'anelito alla vita consacrata era già molto forte ed l'ho percepito per tutta la vita ”.
A casa sor Elena conserva un diario di quando era bambina. E' lì che la sua mano di bimba ha scritto la sua “consacrazione”. 
“E' un ricordo bellissimo, mi piace aprire quel diario e vedere l'innocenza di una bambina toccata dalla grazia di Dio. Avevo scritto testualmente: "Io Elena Tuccitto, di 7 anni, mi consacro totalmente a Dio Padre come Sua Sposa per sempre". Avevo chiaro quello che sarebbe stato il mio futuro. Poi però con l'adolescenza tutto è cambiato”. 

Lo sport e l'amore 

Appassionata di atletica, Elena praticava sport con passione e regolarità. Ma arrivata all'adolescenza non riusciva  a conciliare gli allenamenti costanti sulla pista con lo studio. Perciò decise di cercare uno sport che le permettesse di dedicarsi alla scuola come avrebbe voluto e poi agli allenamenti nella seconda parte del pomeriggio.
“Provai il Karate e proprio il primo giorno di lezione conobbi il maestro e me ne innamorai subito”.
La sua vita era piena di impegno e di emozioni: lo sport, lo studio, il fidanzato. Poi arrivarono anche le medaglie. “Tutto ciò mi aveva distolto dall'anelito alla vita consacrata,  ma dopo alcuni anni, è arrivato il mio momento di crisi”.

Nel frattempo però, ci furono tante gare e tante: quelle che pensava le avrebbero lasciato grandi soddisfazioni.

I successi sportivi 

Nel 1990 Elena fu convocata nella nazionale senior: nei successivi 4 anni fece incetta di medaglie di livello internazionale. Tra queste, la più preziosa conquistata nel 1993: l'oro ad Algeri, nella coppa del mondo.
“Fu un'escalation: dal bronzo, all'argento nella Coppa del Mondo a Fukuoka in Giappone, all'oro in Algeri. Ma è stato proprio lì, al culmine della carriera sportiva, subito dopo che sono scesa dal podio più alto, che ho percepito il vuoto che si nascondeva dietro a quella medaglia. Avevo fatto innumerevoli sacrifici per arrivare all'oro e quel vuoto mi ha fatto riflettere”. 
Il percorso che l'ha portata a lasciare tutto, partire per prendere i voti e abbandonare la sua vita precedente, non è stato però semplice. 

L'amore per la sorellina

“Un grande grazie lo dirò sempre alla mia sorellina Giovanna, che adesso è volata in cielo. Aveva la sindrome di Down ed eravamo molto legate. Anche mia sorella Maria Pia e mio fratello Paolo avevano con lei un rapporto bellissimo. Noi due ogni sera recitavamo il Santo Rosario, insieme abbiamo fatto molti pellegrinaggi. Giovanna mi ha fatto sperimentare e capire cosa fosse l'amore con la A maiuscola. Quell'amore che i miei genitori, dai forti valori cristiani, ci hanno sempre trasmesso”. 
Quei valori che dopo quattro anni di crisi l'hanno portata a Terlizzi (Bari) per diventare una suora francescana. 
“Adesso, dopo 20 anni posso dire che la scintilla che il Signore aveva messo in me bambina, era un sigillo definitivo”. 

I giorni del Covid e l'aiuto alle famiglie  in difficoltà

Lo spirito della combattente è però rimasto invariato. “I miei fratelli – dice scherzando – quando ci incontriamo, mi chiamano la guerriera di Dio”. Perché sor Elena non si ferma mai. Come fa un atleta, anche lei punta il suo obiettivo e va vanti. E in questi anni, insieme ai confratelli e alle consorelle, si è occupata di tanti progetti. 
“Sono stata sei anni in Brasile, per un progetto che si rivolge a bambini e giovani dai 6 mesi ai 18 anni, che vivono gravi situazioni di disagio. A Salvador, nello stato di Bahia  la Fraternità sta costruendo un centro meraviglioso caratterizzato da strutture scolastiche (abbiamo già un asilo che ospita 120 bambini dai 6mesi ai 5 anni a cui seguirà la scuola elementare, media e superiore) e centri ricreativi fra cui un centro sportivo.  Adesso sono a Terlizzi, dove mi occupo di accogliere giovani, famiglie, amici per le attività di apostolato e del servizio cucina per le attività di solidarietà a sostegno dei poveri che bussano alla nostra mensa. Abbiamo da più di 30 anni un progetto  di solidarietà  che  attraverso una gamma di servizi (raccolta generi alimentari non più vendibili, distribuzione pacchi alimentari, mensa poveri, sportello di ascolto), di incontri personali, di ascolto, di assistenza, sostiene le varie situazioni di povertà del territorio. Lavorando in rete assicuriamo primaria e gratuita accoglienza a qualsiasi persona di qualunque estrazione e condizione sociale anche in questo tempo di Covid”.
Quella mensa che fino a due mesi fa si occupava soprattutto di offrire piatti caldi ai migranti in difficoltà, oggi apre le sue porte alle famiglie pugliesi. Dai piatti caldi ai pacchi alimentari, il meccanismo della solidarietà si è subito adeguato per far fronte alle nuove povertà. 
“Il nostro sogno adesso è realizzare una struttura coperta per migliorare il servizio della solidarietà sia per lo stoccaggio e la distribuzione di generi alimentari sia per l’accoglienza e l’ascolto di persone e famiglie bisognose, con l’ausilio di veicoli elevatori per la movimentazione, visto che ora siamo in un garage fatiscente”:
E' possibile sostenere il progetto della Fondazione Betania Onlus con una donazione a: Fondazione Betania O.N.L.U.S Banca Popolare dell'Emilia Romagna - filiale di Molfetta. Codice Iban: IT51D0538741560000002260111

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