Lunedì, 14 Giugno 2021
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"La Soprintendenza torni ad Arezzo", l'appello-denuncia della Cisl: "Personale decimato"

Una scelta che all'epoca dei fatti, 2014, provocò più di una reazione da parte del mondo politico locale. In molti si pronunciarono in maniera contraria circa la fusione indicando in questa via delle possibili ricadute in termini territoriali.

"C'è bisogno che la Soprintendenza torni ad essere ad Arezzo per occuparsi esclusivamente dei tesori del territorio".

E' la funzione pubblica della Cisl ad intervenire in merito alla ormai annosa questione che, negli anni passati, ha visto l'accorpamento di Siena e Grosseto dell'ente dedicato alla cura e alla conservazione dei bene artistici e storici.
Una scelta che all'epoca dei fatti, 2014, provocò più di una reazione da parte del mondo politico locale. In molti si pronunciarono in maniera contraria circa la fusione indicando in questa via delle possibili ricadute in termini territoriali.
Timori che, a detta dei rappresentanti della Cisl, starebbero trovando conferme vere e proprie.

E così ecco che sono proprio i sindacalisti aretini ad essersi fatti capofila di un'iniziativa volta ad unire le forze della società civile affinché "si facciano valere le ragioni e la tutela culturale di questa provincia".

"La Soprintendenza aretina - sottolinea Maurizio Milanesi segretario della funzione pubblica della Cisl di Arezzo - era una struttura con a capo un dirigente a competenza mista ed operava su 5 musei ed un territorio che rappresenta circa il 18% della superficie regionale ed in cui è presente 1/5 del patrimonio. Nel 2014, così come disposto dal governo di allora, venne accorpata a quella di Siena e Grosseto.
Un provvedimento scellerato visto che un solo dirigente non può garantire la tutela e valorizzazione di un territorio così enorme. Come se non bastasse, nel gennaio 2016 si sono sciolte anche le Soprintendenze Archeologiche, determinando il passaggio delle competenze alle Belle Arti e Paesaggio. Un provvedimento insensato che ha portato disagio anche agli utenti, pubblici e privati".

Insomma una situazione di forte criticità che non cessa di provocare forti reazioni da parte del mondo dei sindacati e degli adetti ai lavori. Ad essere in crisi, sempre secondo la denuncia della Cisl, è anche tutta la macchina operativa che si troverebbe decimata.

"E’ evidente - prosegue Milanesi - che la Soprintendenza di Arezzo è stata sacrificata per mero interesse politico. L’attuale maxi struttura assiste ad un continuo assottigliamento di organico. Si pensi che prima gli archeologi solo ad Arezzo erano sei. Con l’accorpamento ne è rimasto solo uno. Stesso scenario a Grosseto e Siena. Decimati anche gli architetti. Attualmente se ne contano quattro per tutto il territorio vasto. Stesso amaro destino per gli storici. Ad Arezzo ne è rimasto soltanto uno. Molti dipendenti aretino hanno aderito alla mobilità verso il Polo Museale Toscano. Si pensi che l’organico prima della riforma era di circa cinquanta unità ed oggi è meno di venticinque e, non sono da escludere, vista la soglia di età di molti di loro, un ulteriore assottigliamento con definitivo sacrificio della ex Soprintendenza aretina. Tra pensionamenti e continuo conseguente aumento dei servizi siamo arrivati ad una situazione al limite del collasso".

"In tutto questo tempo la Cisl non è mai stata a guardare e, nelle sedi opportune, ha sempre manifestato il proprio disappunto su quanto si andava compiendo, ma non è basto. Oggi, anche alla luce di questo ulteriore depauperamento e declassamento di una struttura che per decenni ha svolto un ruolo fondamentale nella tutela del patrimonio storico, artistico ed archeologico del territorio si fa promotrice affinché la provincia di Arezzo ritorni ad avere in autonomia la propria Soprintendenza. Siamo consapevoli che la strada è tutta in salita, ma se si uniscono le forze di tutto il territorio.

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