Due sindaci e un agente vittime di minacce, violenze e intimidazioni: il report

I casi che si sono verificati nel territorio aretino vengono elencati nel rapporto annuale di Avviso Pubblico

La tanica di benzina rinvenuta dal sindaco di Cortona, Luciano Meoni, nei pressi dalla propria casa

Un agente della polizia municipale e due sindaci. Sono questi gli amministratori aretini identificati quali vittime di minacce e intimidazioni che vengono ricordati nel rapporto di "Avviso Pubblico, enti locali e amministrazioni per la formazione civile contro le mafie". Tre casi in un anno quelli censiti e riguardanti il territorio provinciale nel solo 2019. In trend piuttosto in linea con gli anni passati e che non mostra particolari criticità o frequenza di tali atteggiamenti.

La cronologia degli episodi

Il primo ad essere elencato è quello verificatosi il 3 marzo ad Arezzo. Un agente della polizia municipale, Davide Frondaroli, viene aggredito durante il servizio da un uomo che gli provoca la rottura del perone. Una vicenda che ha destato particolare scalpore sia a livello locale che nazionale vista la grande mobilitazione creatasi per richiedere una riforma del settore in tutela dei diritti degli operatori delle forze dell'ordine.

Il secondo caso invece è quello registratosi il 27 maggio. L'allora sindaco di Subbiano Antonio De Bari al momento di votare è oggetto di una aggressione da parte di un seguace di una lista concorrente. Dell'episodio vennero informati i carabinieri della locale stazione i quali hanno avuto il compito di ricostruire la dinamica dei fatti.

Ultimo episodio ricordato nel report quello verificatosi lo scorso 24 novembre a Cortona a danno del sindaco Luciano Meoni. Il primo cittadino, neo eletto, si è trovato davanti alla propria abitazione una tanica di benzina. Il fatto, oltre ad essere denunciato alle forze dell'ordine competenti, venne anche reso pubblico dal diretto interessato attraverso post ed esternazioni sui social. 

Nel 2018 tra le vittime aretine di aggressioni e minacce ricordiamo il sindaco di Laterina Pergine Valdarno, Simona Neri e il presidente dell'ente Parco Nazionale delle Foreste casentinesi Luca Santini

Il quadro regionale

Dopo l’exploit fatto registrare nel 2018 (40 casi, prima regione del Centro-Nord), la Toscana torna ad esprimere numeri maggiormente in linea con gli anni precedenti: 24 i casi censiti nel 2019. Oltre la metà dei casi (13) proviene dalla provincia di Firenze. Nel capoluogo, durante la campagna elettorale, sono stati registrati alcune situazioni in cui candidati di origine straniera – e in un caso i loro familiari - sono stati insultati con epiteti razzisti. Estremamente teso il contesto di Empoli, territorio già protagonista del Rapporto negli anni 2017-20181. Nuove minacce contro il sindaco Brenda Barnini, già minacciata di morte nel 2018, motivo per cui istituzioni e cittadini scesero in piazza. La prima cittadina ha ricevuto tre lettere minatorie nel giro di due mesi. Oltre alla prima cittadina anche il candidato alla carica di Sindaco Andrea Poggianti ha subito intimidazioni. Per entrambi le motivazioni dietro le minacce vanno ascritte a rigurgiti estremisti, di colore opposto. A Certaldo offese e insulti con un post su Facebook nel quale il sindaco Giacomo Cucini è stato denigrato per il suo orientamento sessuale.

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Cinque casi nella provincia di Pisa. A San Giuliano Terme giorni di insulti su Facebook per il Sindaco Sergio Di Maio, dopo aver dichiarato l’incompatibilità alla carica di consigliere di un esponente dell’opposizione. Tre casi nella provincia di Arezzo. A Cortona il Sindaco Luciano Meoni ha ritrovato davanti alla propria abitazione una tanica di benzina. Due casi nella provincia di Lucca. A Massarosa minacce telefoniche sono giunte all’ex presidente del consiglio comunale ed ex consigliere provinciale, Adolfo Del Soldato. Un solo caso registrato nella provincia di Pistoia. Minacce e offese al sindaco del capoluogo Alessandro Tomasi, il tutto per una fake news legata alla vicenda della parrocchia di Vicofaro e dei migranti ospitati nella struttura.

Nel 3° Rapporto sui fenomeni di criminalità organizzata e corruzione in Toscana se da un lato viene confermata l’ipotesi delle precedenti pubblicazioni, ovvero che “la penetrazione della criminalità organizzata nel territorio toscano non sarebbe al momento caratterizzata dagli elementi costitutivi del 416bis” (l’associazione mafiosa, nda), dall’altro viene ribadito che “numerose e sempre più riconoscibili sono le tracce di una sua presenza”.

“Negli ultimi anni, per esempio, sono abbondanti le evidenze giudiziarie rispetto a singoli soggetti che, individualmente, attraverso le proprie condotte illecite, hanno perseguito il favoreggiamento di organizzazioni criminali di stampo mafioso e/o abbiano utilizzato un modus operandi mafioso nel realizzarle. È il modello organizzativo pulviscolare, ma non per questo meno aggressivo e penetrante, descritto nelle relazioni ufficiali più recenti degli organismi di contrasto. L’ipotesi di un radicamento organizzativo e criminale delle mafie in Toscana, seppur esclusa in maniera esplicita dagli stessi vertici toscani dell’autorità giudiziaria e investigativa, sembra trovare di anno in anno molteplici riscontri oggettivi nel contesto regionale, anche se una loro lettura sistematica e unitaria presenta ancora evidenti problemi non solo sul piano dell’analisi criminale, ma anche dell’interpretazione e qualificazione giuridica in sede penale”.​

Nonostante questa considerazione vi è un dato relativo alla Toscana, già evidenziato in passato e che il Rapporto della Scuola Normale di Pisa sottolinea anche nella sua terza edizione, particolarmente indicativo: nei “procedimenti nei quali è semplicemente contesta l’aggravante mafiosa (ex art. 7 D.L. 152/1991, nda), senza alcuna imputazione per il reato di associazione mafiosa”, la Toscana nel periodo 2014-2017 è “tra le prime regioni in Italia per numero di soggetti denunciati (238, pari a circa il 2% del totale nazionale). Essa è quinta dopo le quattro regioni a presenza storica di criminalità organizzata, di conseguenza la prima regione del Centro e Nord Italia (26% del totale italiano senza includere le quattro regioni a presenza mafiosa)”.

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