Lunedì, 15 Luglio 2024
Dai luoghi dell'alluvione

"Tre giorni nel fango per aiutare i più fragili". La prima esperienza di protezione civile per Silvia e Giulia

Madre di 3 figli Silvia, tirocinante Giulia. Hanno mollato tutto per aiutare anziani, disabili e malati ad uscire di casa e pulire i varchi delle abitazioni dal fango

Tra i tanti volontari aretini impegnati nella Toscana alluvionata c'è anche la storia di due donne che hanno mollato tutto e sono andate per tre giorni a ripulire il fango nelle abitazioni o negli scantinati. Silvia e Giulia hanno due età e due storie diverse, ma un'anima che le porta al massimo impegno quando si tratta di aiutare chi ha bisogno e in questo caso anche in maniera urgente.

Silvia e Giulia, volontarie aretine nelle zone alluvionate

Così quando si è attivata la macchina della protezione civile per gli alluvionati della Toscana, tra le varie associazioni di volontariato chiamate a dare una mano, c'è stata anche la Misericordia di Monte San Savino. Silvia e Giulia ne fanno parte, sono di solito soccorritrici di ambulanza, ma hanno preso parte anche al corso per la protezione civile senza il quale non sarebbero potute partire. "Siamo state a Vaiano e poi a Quarrata, una località del pistoiese devastata, come Campi Bisenzio." 

Silvia Redi ha 43 anni ed è mamma di tre figli, le viene il groppo in gola dall'emozione quando parla di loro, soprattutto quando il venerdì è al terzo giorno lontano da casa. "Sono stata assunta da un mese e mezzo in una salumeria, ma il titolare mi ha permesso di prendere questi tre giorni di tempo per andare nella zona del pistoiese ad aiutare chi aveva bisogno" racconta Silvia. Con lei c'è Giulia Davì 19 enne di Ciggiano nel comune di Civitella, è una geometra tirocinante ed è rientrata appena in tempo per l'esame finale del corso di protezione civile. Per tutte e due è stata la prima esperienza di questo tipo in una zona colpita da un evento eccezionale di maltempo.

Silvia e Giulia, volontarie aretine nelle zone alluvionate

"Abbiamo deciso di partire - spiega ancora Silvia - perché l’associazione ci ha spiegato il bisogno che c'era, noi eravamo pronte perché avevamo fatto il corso di protezione civile, siamo due soccorritrici di ambulanze nel territorio, siamo attente ai bisogni della persone, abbiamo pensato ai più fragili, agli ammalati con il fango in casa, alle persone malate. In queste ore ci siamo occupate di ripulire e rendere agibili i varchi delle case, con l'aiuto di un'idropulitrice, così che anche gli anziani potessero passare e anche per prevenire nuovi allagamenti in caso di maltempo. Quando hanno fissato il nuovo codice arancione abbiamo distribuiti i sacchi di sabbia alla popolazione. Abbiamo aiutato persone anziane sole, dializzati che non potevano uscire di casa, altri che dovevano andare a fare delle terapie, famiglie con figli disabili"

A coordinare il tutto c'è una centrale operativa che si prende cura dei volontari stessi assicurando loro cibo, brandine, luoghi per dormire, sicurezza e giusto riposo dopo lunghe giornate a spalare il fango.

"Siamo una squadra di due persone ma operiamo in team con gli altri - racconta la 43enne - La macchina organizzativa è molto efficiente e non ci sono condizioni di pericolo per noi, siamo in prima linea a lavorare dalle 8 di mattina e fino a che fa buio, a volte anche oltre, ma c'è tanto bisogno, l'opera dei volontari durerà ancora a lungo e quindi farei anche un appello, chi può parta."

E la famiglia? "Non è facile organizzarsi con 3 figli, uno di 5 anni, uno di 16 e una di 21. C'è una schiera di nonni a tappare i bisogni e la più grande fa le mie veci quando non ci sono. Mi ha detto, mamma parti non ti preoccupare. Sono contentissimi di questa esperienza anche se hanno un po' paura per me, ma qui non c'è pericolo e io sento forte il loro supporto, come quello del mio compagno."

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