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"Se ne è andato nel luogo dove era vissuto". La storia di Franco, malato oncologico terminale, e della sua famiglia

Il suo ultimo mese di vita lo ha trascorso a casa propria circondato dall'amore e dalle cure dei propri cari e dei professionisti del servizio Scudo che, dal 2004, si occupa di assistere i pazienti terminali presso le proprie abitazioni

Da sinistra: l'infermiera Gessica Tenuta e Maria Rossana

Franco ha passato l'ultimo mese della sua vita a casa, senza dolore, circondato dall'affetto dei suoi cari. Uno dei suoi ultimi pensieri, come spiega la moglie Maria Rossana, è stato quello di fare il vaccino anti Covid. "Il 25 marzo - racconta - è arrivata la diagnosi all'improvviso. Una patologia oncologica contro la quale non erano possibili né interventi chirurgici né chemioterapia. Ha fatto alcuni giorni in ospedale ma non voleva continuare ad entrare e uscire dal pronto soccorso e dai reparti. Così insieme ai miei figli ho deciso di tenerlo a casa con noi. Se non c'è speranza, ci siamo detti, fermiamoci qui". Una scelta dettata dalla volontà di vivere insieme ogni singolo minuto in quel luogo dove loro stessi avevano costruito ricordi e affetti, e confermata dall'emergenza Covid che, come noto, avrebbe imposto importanti limitazioni agli accessi nelle strutture ospedaliere. "Avremmo dovuto lasciarlo solo - continua Maria Rossana - lontano da tutti noi. Franco, invece, se ne è andato nel luogo dove era vissuto, tra le persone che aveva amato. Non ha sofferto, almeno fisicamente. E questa è la cosa più importante. Sapeva cosa stava accadendo. Non aveva voluto leggere la diagnosi ma era consapevole". Un mese più tardi, il 23 aprile, se ne è andato. Un mese difficile, impegnativo sotto ogni profilo e per il quale fondamentale è stato il supporto del personale medico del servizio Scudo. Istituito nel 2004 per l'assistenza domiciliare a pazienti affetti da patologia cronica, per lo più oncologici ma non solo, è il frutto della collaborazione tra Calcit e Asl Toscana sud est e si avvale delle professionalità della cooperativa sociale Koinè e di medici dell'azienda sanitaria.

"Siamo attivi 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 - ricorda l'infermiera Gessica TenutaAl momento seguiamo 16 pazienti oncologici. La mattina alle 8 telefoniamo a casa e ci informiamo dal caregiver su come è andata la notte e se ci sono nuovi problemi. Sulla base delle risposte iniziamo il giro dei pazienti nelle loro case. In base alle diverse situazioni ci possiamo muovere solo noi infermieri oppure insieme ad un medico. Con noi lavora anche una psicologa che sostiene i pazienti, i familiari e, talvolta anche noi".

Un servizio ormai diventato un punto di riferimento e che fornisce ogni forma di assistenza domiciliare ai pazienti ma, anche e soprattutto, alle loro famiglie. "Io ho fatto il medico - continua ancora a raccontare la moglie di Franco - ma quelle azioni che sono naturali in una corsia d'ospedale diventano improvvisamente difficili nella propria casa e sull'uomo con il quale hai condiviso la vita. L'aiuto è pratico ma anche psicologico. In una situazione come è stata la mia, la speranza diventa ogni giorno più piccola perché sai che non potrà andare in un altro modo, che non ci saranno miglioramenti e vie d'uscita. Per una famiglia vivere da sola una situazione come questa è difficile. Avere professionisti che ti sostengono è di grande aiuto: c'è qualcuno con noi che ci può dare sicurezza. Quando sei in azione, non ci pensi. Fai il tuo e basta. Poi le immagini, soprattutto quelle più dure, ti rimangono dentro".

Qualcuno sul quale è possibile contare sempre, anche nelle situazioni di emergenza visto che Lo Scudo può essere attivato anche di notte e, a sua volta, può richiedere il supporto di 112 o del medico di famiglia.
"Cerchiamo di gestire i sintomi che creano disagio - spiega l'infermiera Gessica - Quindi dolore, agitazione, vomito, stati confusionali, angosce, depressione. Non è facile. Noi non siamo in un reparto con molti pazienti. Ne abbiamo pochi, li conosciamo uno a uno, entriamo nelle loro case, parliamo con le loro famiglie. È difficile non lasciarsi coinvolgere ma anche questo è il nostro lavoro. Ricordo bene volti, nomi e situazioni. Porto ancora con me la storia di un padre che ha lasciato due figli di 8 e 10 anni e quella di madre che ha lasciato due bimbi di 6 e 1 anno. Questi ricordi non mi abbandonano. Importante resta anche il nostro lavoro di gruppo, la condivisione non solo del servizio ma anche delle angosce. Parlare con i miei colleghi mi aiuta a capire che non sono sbagliata. Questo è un lavoro che non cambierei con nessun altro: mi sento veramente utile".

Lo Scudo ha trovato, da alcuni giorni, una sua sede definitiva dopo essere stato ospitato in locali della cooperativa sociale Koinè. È nell'area ospedaliera, a pochi passi dal centro oncologico. "Una soluzione importante per il nostro servizio - commenta il dottor Giulio Corsi, responsabile Asl Toscana sud est dei servizi Scudo e Hospice - Stiamo lavorando al suo potenziamento. Calcit e Avad ci hanno donato un ecografo portatile che consentirà di evitare ai nostri assistiti faticosi accessi al pronto soccorso per manovre, come ad esempio le paracentesi, che ora possiamo effettuare a domicilio. Il prossimo passo sarà l'impianto a domicilio di cateteri venosi centrali. Il nostro obiettivo è quello di venire incontro ai bisogni del malato spostandolo il meno possibile. La casa è la soluzione migliore a patto che questo sia la volontà del paziente e della famiglia, che la cura della malattia non sia più possibile e che l'ambiente domestico abbia le caratteristiche per consentire le attività. Il paziente in ospedale è curato, a casa si sente preso in cura".

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Ed è proprio per ringraziare questi angeli che Maria Rosanna ha deciso di prendere carta e penna e scrivere una lettera dove ha ripercorso quegli ultimi 30 giorni insieme al suo compagno. Un modo per rendere omaggio al marito ma anche a chi lo ha accompagnato in questo ultimo e difficile percorso. "Non ci siamo mai sentiti soli - scrive - ci hanno offerto grande disponibilità, dedizione e comprensione. Non posso dunque che esprimere un sentimento di profonda gratitudine anche a nome dei miei figli".

"Per noi lo Scudo è la priorità nelle nostre attività - conclude il presidente del Calcit Giancarlo Sassoli - Ne eravamo convinti nel 2004 e dopo 17 anni confermiamo questa valutazione. Le persone non ci fanno solo elogi ma anche donazioni per lo Scudo. Penso che sia una delle attività più apprezzate in città e in tutto questo tempo non abbiamo mai avuto una lamentela sul suo funzionamento. Siamo soddisfatti per la scelta del Pionta, vicino al Centro oncologico, quale sede definitiva di cui c'era veramente bisogno".

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