Scuole chiuse per il ballottaggio. Dura lettera di un gruppo di genitori: "Un altro stop è vergognoso"

Quanti giorni resteranno chiuse per il ballottaggio? Ancora non è dato saperlo, ma intanto i genitori sono arrabbiati, delusi e preoccupati

Il primo turno delle elezioni amministrative ha consegnato un verdetto: il 4 e il 5 ottobre si terrà il ballottaggio, perché nessuno degli 8 candidati alla carica di sindaco ha superato il 50% più uno di voti. Gli aretini sono quindi di nuovo chiamati alle urne. Bene, un esercizio di democrazia che continua fino a consegnare un governo più o meno stabile alla città per i prossimi cinque anni.

Però, c'è un lato debole in tutto questo. Il solito, quello dei bambini che dovranno di nuovo stare a casa. I seggi infatti sono in gran parte allestiti nelle scuole elementari di Arezzo e in qualche scuola media. Nel primo turno, che ha coinciso con il referendum costituzionale e le elezioni regionali, le scuole sono state occupate, tra sanificazioni, montaggio, operazioni di voto e spoglio, smontaggio e sanificazione, dal venerdì mattina precedente e i ragazzi torneranno in classe solo domani mattina. E ora quanti giorni resteranno chiuse per il ballottaggio? Ancora non è dato saperlo, ma intanto i genitori sono arrabbiati, delusi e preoccupati. 

Tra questi un gruppo della 3a della Leonardo Bruni ha deciso di mettere tutto nero su bianco in una lettera. I toni sono duri e puntano il dito sia contro chi poteva decidere un periodo diverso per le elezioni, sia su chi aveva la competenza per spostare le sezioni.

Il testo integrale della lettera

"Non cominceremo questa lettera con un “Caro” o “Egregio”. Non c’è nessun “Caro” o “Egregio” a cui rivolgersi. Ci sono, invece, tutte le famiglie dei bambini che si troveranno le porte della propria scuola primaria chiuse. Di nuovo. Dopo lunghi mesi in cui, loro e nostro malgrado, sono stati privati delle attività didattiche in presenza, degli amici, dei parenti più stretti, si trovano a dover subire un altro no. L’ennesimo e, questa volta, ampiamente evitabile. Lo scorso marzo c’era l’ombra di una tremenda malattia che giustificava e, in qualche modo, rendeva loro più comprensibile tutti i divieti a cui sono stati sottoposti. Finalmente, con grande gioia di tutti e con una lunga serie di strascichi psicologici da gestire, arriva il tanto atteso 14 settembre. Ripartiamo tutti, i nostri figli per primi, se pur con tutte le preoccupazioni e limitazioni imposte dal persistere della malattia. Però si ricomincia e l’”andrà tutto bene” dei mesi più oscuri comincia a prendere forma per i più piccoli (per gli adulti, invece, c’è già stato l’amaro risveglio e il momento epifanico in cui arriva la consapevolezza che “non andrà tutto bene”. Del resto lo diceva anche Plauto: “Homo Homini Lupus”, soprattutto quando si parla di politica e di potere)."

"Tra igienizzazione, mascherine, distanziamento, intervallo da seduti arriviamo al quarto giorno di scuola e arriva il primo stop. Dopo solo quattro giorni di scuola. Uno stop lungo una settimana, con l’ombra del possibile ballottaggio che, ironia della sorte, arriva e si abbatte sulle teste dei nostri figli e di tutte le famiglie. Perché di questo si tratta: una scure che colpisce i più piccoli, quelli che stanno subendo le conseguenze psicologiche più dure, quelli che sono stati completamente dimenticati nella lunga lista dei Dpcm; loro che sono venuti, in ordine di importanza, addirittura dopo cani, gatti, criceti e pappagalli; loro che accettano, con un notevole livello di maturità, tutte le ferree regole da seguire pur di stare di nuovo con maestre e compagni. A loro va l’ennesimo no. E per ben due volte. Perché venerdì mattina, felici, torneranno a scuola ma sarà ancora una volta una felicità a scadenza."

"Avremmo almeno voluto evitare il ballottaggio"

"E pensare che noi genitori avremmo solo voluto evitare il ballottaggio, poco ci importa del vincitore. Quindi no, non cominceremo questa lettera con un “Caro” o “Egregio” perché non esiste un’amministrazione comunale degna ti tale appellativo. Questa lettera non comincerà nemmeno con un hasthag, perché l’ultima cosa che noi genitori vogliamo è nasconderci dietro un mucchietto di lettere. Ciò che vogliamo è spiegare a gran voce, e con tutte le lettere possibili e necessarie, il nostro sdegno. E' vergognoso il modo in cui sono state gestite le Amministrative per le quali dovevano essere prese misure diverse (che potevano interessare una scelta temporale diversa o la ricerca di sedi alternative diverse rispetto a quelle normalmente utilizzate). Il tempo a disposizione è stato molto, troppo. Ancora una volta i nostri figli vengono dopo: sono alla fine di una lunga lista di Dpcm atti a far uscire ogni specie animale e tutti i runners (o presunti tali) e sono l’ultimo pensiero di una politica comunale che millanta interesse verso le attività culturali e didattiche dei più piccoli, ma che non esita a sacrificarli per il bene supremo. La poltrona del comando. Consci della pressoché inutilità di qualsiasi forma di protesta ma consapevoli della necessità di non poter più tacere, noi genitori, già messi a dura prova dall’assenza di ogni forma di servizio pre e post-scuola, scriviamo per urlare a gran voce il nostro dissenso. Che non si parli più di scelte politiche a favore delle famiglie e dei ragazzi perché famiglie, scuola, bambini sono solo bandiere dietro cui si nascondono aspiranti politici di ogni sorta per ottenere voti."

Le sezioni si potevano o si possono spostare?

Sulla carta si potevano spostare sì, il Governo aveva anche mandato una circolare perché gli enti locali facessero una ricognizione di strutture pubbliche dove poter spostare le sedi dei seggi elettorali. L'assessore alla scuola Tanti ha più volte ribadito che una mapaptura era stata fatta ma con scarsi risultati e così le sezioni non sono state spostate. Ci sono riusciti in alcuni piccoli comuni della provincia di Arezzo. Un esempio italiano preso a modello è stato quello di Bergamo che ha avviato il processo di liberare le scuole trovare altre sedi elettorali. Così nel weekend scorso per il referendum 40mila cittadini di Bergamo hanno votato in sedi diverse, centri di aggregazione, musei, sedi comunali ad esempio. E adesso restano altri 40mila cittadini da 'spostare' in vista delle prossime elezioni. Questo tipo di percorso potrebbe essere compiuto anche ad Arezzo? Si potrà cominciare a liberare le scuole primarie e medie da questo ruolo che interrompe la didattica dei bambini e crea disagi alle famiglie?

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