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Martedì, 18 Gennaio 2022
La vertenza

Sciopero della scuola, Tacconi: "Senza organici Covid impossibile riaprire". La testimonianza di una maestra

Le maestre potrebbero non essere in classe per le consuete lezioni: tutti i sindacati tranne la Cisl hanno indetto lo sciopero nazionale della scuola. Coinvolto tutto il personale

"Adesso basta, la scuola si ribella" c'è scritto nel volantino che annuncia per domani mattina 10 dicembre lo sciopero dell'istruzione.

Gli istituti comprensivi hanno mandato l'avviso alle famiglie, la mattina al suono della campanella dovranno accertarsi che la maestra della prima ora ci sia. Non sono inoltre assicurati i servizi aggiuntivi come ad esempio la mensa perché l'astensione dal lavoro riguarda tutto il personale compresi gli amministrativi e i collaboratori scolastici ed è valita per l'intera giornata.

Ma qual'è il motivo dello sciopero? Innanzitutto va detto che tutti i sindacati hanno aderito a parte la Cisl. C'è quindi la Cgil, la Uil, Gilda, Cobas e altre sigle che si ritroveranno a Roma per la manifestazione di domani. Partenze previste anche da Arezzo, come conferma il segretario della Flc della Cgil Maurizio Tacconi: "Sì saremo a Roma per portare avanti la nostra piattaforma di richieste che sono fondamentali per il funzionamento della scuola e per le lavoratrici e i lavoratori di questo comparto. Ci aspettiamo anche un'alta adesione. Ci saremo tutti, tranne la Cisl che si è sganciata, ma non ne capiamo i motivi."

Alla base sostanzialmente c'è la mancanza di risorse in questa condizione di pandemia che ha nella scuola un luogo di che, secondo le impostazioni del Governo deve mantenere più possibile la didattica in presenza, ma che rischia di collassare, secondo i sindacati per alcuni aspetti che nei prossimi mesi potrebbero portare ulteriori difficoltà.

"Il rinnovo contrattuale è fermo al 2018, non ci sono risorse stanziate per il rinnovo degli organici Covid che sono in scadenza al 31 dicembre prossimo e questo rischia di non far riaprire le scuole dopo le festività di Natale. Le scuole senza gli operatori e con la ripresa dei contagi soprattutto nelle fasce d'età dei più piccoli, hannoa ncora più bisogno di loro e della loro attività di sanificazione ad esempio" spiega Tacconi.

Ma non finisce qui: "Chiediamo lo sblocco della mobilità che adesso è ferma per 3 anni, perché la scusa che serva per garantire continuità in classe non regge, è una continuità malata, lo confermano le esperienze tipiche di alcune nostre colleghe che fanno ore di treno per andare a lavorare in altre province e invece qui, se c'è una maestra che si ammala all'asilo oppure alla primaria non si trovano le supplenze. Quella io la chiamo continuità malata perché condiziona in modo molto negativo la vita di chi lavora."

E' la storia di Anna Casciello, 45enne, insegnate della scuola primaria che a settembre ha ottenuto il ruolo, grazie al concorso straordinario per docenti del 2018 e dopo 15 anni di precariato tra una supplenza e l'altra e che racconta la sua vita quotidiana: "Insegno in una terza elementare di Sesto Fiorentino e ogni giorno trascorro tra le 5 e le 6 ore in treno per andare e tornare. Esco alle 6 se lavoro soprattutto di mattina, oppure rientro alle 19,30. E sono lì per tre anni, come prevede il blocco della mobilità per le neoassunte. Questo comporta uno stress psicologico elevato che si ripercuote nel lavoro. In questi giorni di gravi ritardi dei treni sono arrivata a scuola quasi alla seconda ora. In queste condizioni ho chiesto anche alla dirigente di non affidarmi una prima. E' evidente che la continuità didattica è solo di facciata ma in realtà non c'è. Io spero di rientrare ad Arezzo e di avere un punto di riferimento stabile a livello didattico, sono contenta di aver avuto un ruolo finalmente, ma in realtà ogni giorni è un viaggio della speranza che porta ancora con sé precarietà fisica e psicologica."

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