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La sciarpa amaranto, la commozione di Flaborea e un lungo applauso. L'ultimo omaggio a Benvenuto

Il funerale dell'ex calciatore e allenatore dell'Arezzo, scomparso all'età di 79 anni, si è celebrato stamani nella chiesa di San Marco ad Alberoro

Una sciarpa e il gagliardetto della società adagiati sopra il feretro, a celebrare il legame indissolubile tra i colori amaranto e Giovan Battista Benvenuto. La chiesa di San Marco ad Alberoro è piena per l'ultimo saluto al grande centravanti che, come amava spiegare lui, sapeva fare anche i gol. Calciatore completo, carismatico, aveva fisico e visione di gioco che gli consentivano di finalizzare e partecipare alla manovra.

Protagonista di una buona carriera da allenatore, si era seduto fra le altre sulla panchine della Sansovino, del Montevarchi e del Comunale, insegnando il suo calcio fatto di concretezza e qualità, con l'intelligenza vivida che lo ha sempre accompagnato.

Ad Arezzo ha lasciato un segno profondo e Arezzo ha fatto breccia nella sua vita. Si era costruito una famiglia sposando un'aretina, dalla quale aveva avuto due figli, Mauro e Cristiano. E aveva scelto di abitare alle porte della città, in quella Valdichiana che, dopo la natia Genova, era diventata la sua seconda casa.

Stamani un lungo applauso ha salutato la fine della cerimonia religiosa, dopo le parole piene di commozione di Silvano Flaborea, che ha ricordato la vecchia amicizia e il rapporto fraterno instaurato negli anni dentro e fuori dal campo da gioco.

Benvenuto, capocannoniere con l'Arezzo della serie B 1970/71, è morto l'altra notte all'ospedale di Grosseto, dove era ricoverato da alcune settimane per una pancreatite. A luglio aveva compiuto 79 anni. La salma è stata tumulata nel cimitero di Alberoro.

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