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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
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Sanità, addio distretto unico: tornano le tre zone di Arezzo, Casentino e Valtiberina

La delibera approvata dal Consiglio regionale riguarda specificamente la sola zona aretina e arriva dopo il parere favorevole della Conferenza regionale dei sindaci, e l’approvazione dell’atto da parte della Giunta regionale e della Commissione Sanità

Un passo indietro nel tempo, fino al 2017: Arezzo, Casentino e Valtiberina tornano ad avere una loro zona-distretto. Torna a dividersi cioè l’unità organizzativa che si occupa della programmazione e dell’erogazione dei servizi sociosanitari nel territorio. 

La conferma arriva dal Consiglio regionale che nella seduta di oggi, 23 novembre, ha approvato il ritorno alle tre zone-distretto che andranno a sostituire il Distretto unico creato quattro anni fa.

L'iter era iniziato lo scorso gennaio con l’approvazione unanime della mozione presentata dal Pd a firma di Vincenzo Ceccarelli e Lucia De Robertis in cui si impegnava la Giunta regionale a “valutare una revisione della dimensione delle zone-distretto, con particolare riferimento alle zone disagiate, rurali e montane, al fine di perseguire gli obiettivi di un potenziamento complessivo della sanità di iniziativa territoriale e di una migliore capacità di programmazione e gestione dei servizi socio-sanitari in tali ambiti, anche in considerazione dei nuovi bisogni di salute emersi con l’epidemia COVID-19”. Oggi la conclusione con la delibera approvata dal Consiglio regionale che riguarda specificamente la sola zona aretina e arriva dopo il parere favorevole della Conferenza regionale dei sindaci, e l’approvazione dell’atto da parte della Giunta regionale e della Commissione Sanità.

"Una promessa mantenuta – spiega il Capogruppo Pd e membro della Commissione sanità, Vincenzo Ceccarelli – Era un impegno che avevamo preso con il territorio, raccogliendo lo stimolo degli amministratori locali, e con l’approvazione del Consiglio questo percorso arriva a compimento. Dall’inizio del prossimo anno i territori potranno iniziare a riorganizzare la programmazione e l’erogazione dei servizi socio sanitari. Avere il luogo decisionale più vicino al territorio aiuterà, spero, a rispondere meglio ai bisogni dei cittadini e permetterà ai sindaci di avere un rapporto più diretto con l’organizzazione dei servizi. La pandemia ha reso ancora più evidente l’importanza di una buona organizzazione territoriale, è questo il futuro della sanità in Toscana, con una maggiore integrazione tra sanitario e sociale, e continuità assistenziale tra territorio ed ospedale e viceversa".

Soddisfatta Lucia De Robertis, presidente della Commissione Ambiente e Territorio, che spiega: "Con il ritorno definitivo alle tre zone si afferma un’organizzazione della sanità territoriale all’insegna di quella prossimità che la pandemia ci ha dimostrato essere assolutamente necessaria. Già nel 2017 mi ero fatta promotrice dell’inserimento nella legge di una clausola valutativa che ci consentisse di monitorare gli effetti della norma, comprendendo che i nuovi distretti dovessero calarsi con realtà territoriali diverse. Questo monitoraggio, che è stato svolto con costanza e attenzione, confrontandoci con sindaci, operatori e cittadini, ha certificato la necessità di rivedere l’organizzazione territoriale e siamo felici di ridare ai territori l’autonomia che avevano richiesto".

Anche per Marco Casucci (Lega) Arezzo “da sempre aveva i numeri per una sua autonomia”. Nell’esprimere soddisfazione per una revisione “coerentemente sostenuta nel tempo” ha ricordato che ci sono altre zone distretto, grossetano in testa, che meritano una “debita attenzione”.

Convinto del frazionamento il vicepresidente della commissione Sanità Andrea Ulmi (Lega) che ancor più convintamente ha dichiarato: “Anche il grossetano sta vivendo una situazione simile. Mi auguro che questo sia solo l’inizio di una revisione critica più complessiva”.

Voto a favore lo ha dichiarato anche Diego Petrucci (Fratelli d’Italia) che pure ha precisato: “Ci sono troppe situazioni lasciate all’estemporaneità e alla mancanza di un criterio generale di Governo della Sanità. Gli accorpamenti fatti in passato erano sbagliati”. A suo dire c’è bisogno di “regole oggettive, chiare, trasparenti e gli Stati generali della Salute avranno un senso compiuto se riusciremo a stabilire questi criteri”. Criteri che dovrebbero valere anche per le nomine, ha aggiunto commentando quella recente di Federico Gelli a direttore generale della Sanità. “Questa scelta – ha chiarito - mette in luce come sono state fatte tutte le altre in passato, senza badare al merito e alle competenze quindi condizionando fortemente il sistema”. E a dimostrare la tesi Petrucci ha citato “decine di professionisti scappati verso Regioni dove non c’è una prepotente politicizzazione”.

Ecco la composizione geografica delle tre nuove zone-distretto: zona distretto “Aretina”, comprendente i Comuni di Arezzo, Capolona, Castiglion Fibocchi, Civitella in Val di Chiana, Monte San Savino, Subbiano;  zona distretto “Casentino", comprendente i Comuni di Bibbiena, Castel Focognano, Castel San Niccolò, Chitignano, Chiusi della Verna, Montemignaio, Ortiggiano Raggiolo, Poppi, Pratovecchio Stia, Talla;  zona distretto "Valtiberina", comprendente i Comuni di Anghiari, Badia Tedalda, Caprese Michelangelo, Monterchi, Pieve Santo Stefano, Sansepolcro, Sestino.

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