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A Saione ci vogliono le maniere forti

Con l’arrivo del caldo ricominciano gli episodi di guerriglia urbana tra africani a Saione. Per quanto sembri incredibile dopo neanche un anno dal ributtante fatto dello scorso agosto ancora qualche giorno fa le famiglie si sono trovate dinanzi ad...

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Con l’arrivo del caldo ricominciano gli episodi di guerriglia urbana tra africani a Saione. Per quanto sembri incredibile dopo neanche un anno dal ributtante fatto dello scorso agosto ancora qualche giorno fa le famiglie si sono trovate dinanzi ad un altro episodio di inaudita gravità. E probabilmente anche questa volta solo il pronto intervento delle Forze dell’ordine, alle quali va sempre l’affettuosa riconoscenza della popolazione, ha impedito che qualche malcapitato ci andasse di mezzo. E meno male che sembra essersi finalmente screpolata la coltre di conformismo mediatico che portava a minimizzare, seppur contro ogni evidenza, la situazione. Perché la situazione a Saione è grave. Molto grave. O vogliamo definirla diversamente, magari facendo ridere, ma solo per non piangere, i residenti? E come tale deve essere affrontata con mezzi diversi, con mezzi eccezionali. Tanto per dirne una alla stazione ferroviaria sbarcano dai treni a tutte le ore del giorno brutti ceffi che anche a colpo d’occhio non possono avere niente di lecito da fare in città se non l’aggirarsi attorno a Campo di Marte, e in tante altre zone della città, a spacciare droga e a spadroneggiare nelle nostre strade. E allora, e pur comprendendo le difficoltà operative anche in termini di mezzi e di personale, perché non si procede ad un rafforzato presidio della stazione ferroviaria? E poi perché ci sono dei locali pubblici nella zona di Saione dei quali i residenti richiedono inutilmente a gran voce la chiusura da mesi se non da anni? Eppure è stata molto apprezzata dalla popolazione la recente chiusura di un noto bar nella zona. Poi, sempre non girare intorno ai problemi, qualche ideale domandina per i benpensanti ai quali danno tanta noia i nostri articoli. Perché nessuno si chiede se, tanto per iniziare, è cessato l’afflusso di migranti, di altri migranti, in città e nella provincia? Domanda di facilissima risposta: sì o no? Oppure se le espulsioni, ma quelle vere e non quelle scritta su carta, vengono fatte? E se sì, quante per esempio nell’ultimo anno? Oppure, che fine hanno fatto i gentiluomini d’importazione che si sono macchiati di gravi reati negli ultimi tempi? Sono ancora ad inquinare le nostre collettività con la solita solfa strappalacrime del rifugiato, richiedente asilo, ecc..? Eppure a quanto si dice in Toscana ci sarebbe chi avrebbe trovato il tempo per pensare al Foglio di via a carico di uno dei nostri risparmiatori che giustamente protestava per la confisca che ha dovuto subire. O ancora coloro ai quali è stata respinta definitivamente la richiesta di asilo et similia – che tanto presentano quasi tutti in maniera industrialmente organizzata – che fine hanno fatto? Ecco delle semplici domandine che una cittadinanza attiva dovrebbe porsi. E porre. E con forza. Invece si cincischia, ci si distrae come di consueto con una sequela infinita di provinciali banalità. Ma d’altra parte, prendendo spunto dall’immortale don Abbondio, è anche vero che chi non ha coraggio non se lo può dare. Quindi, per concludere tornando al tema, a Saione, come del resto in tutta Italia, c’è da bonificare un territorio per riportarlo alle tradizionali condizioni che si merita. E per fare questo occorrono le maniere forti passando al pettine fitto, e senza tanti complimenti, la città. Il tempo dei brodini di pollo è finito. Deo gratias.

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