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Coronavirus, l'estate senza sagre: "Lasciamo lavorare i ristoratori, quest'anno sono in difficoltà"

Di fronte all'emergenza sanitaria, alla burocrazia e agli adeguamenti necessari per arginare l'epidemia, la maggior parte delle associazioni ha deciso di fare un passo indietro. Non solo perché è effettivamente complicato riuscire a organizzare tutto rispettando le regole di distanziamento sociale. Ma anche per mostrare la propria solidarietà verso quei ristoratori che per mesi non hanno potuto lavorare.

"Lasciamo lavorare i ristoratori, quest'anno sono in difficoltà". Il popolo delle sagre sorprende sempre. Di fronte all'emergenza sanitaria, alla burocrazia e agli adeguamenti necessari per arginare l'epidemia, la maggior parte delle associazioni ha deciso di fare un passo indietro. Non solo perché è effettivamente complicato riuscire a organizzare tutto rispettando le regole di distanziamento sociale. Ma anche per mostrare la propria solidarietà verso quei ristoratori che per mesi non hanno potuto lavorare.

"E' forse questo l'aspetto della vicenda che più sorprende - racconta Flavio Sisi, presidente del comitato sagre - ho parlato con molti volontari e soprattutto nei 'veterani' delle feste è emersa questa voglia di aiutare. D'altra parte le sagre sono nate con lo sguardo rivolto verso il sociale, e di fronte a un'emergenza così anche in questo modo si può essere d'aiuto". 

Al momento le condizioni per far ripartire le sagre sono davvero difficili e solo una tra le 17 feste previste dal calendario stilato dal Comune di Arezzo, sta tentando di organizzare una nuova edizione. In linea generale, il distanziamento e la necessità di sanificare sono incombenze che pesano molto su associazioni che si reggono sul volontariato. Tantissimo, se poi si considera che in media i regolamenti anti covid si portano via circa il 40 per cento dei coperti. 

"Certo c'è dispiacere - commenta Sisi - e non solo per gli eventi persi ma anche perché questo stop rappresenta una vera batosta per tutto l'indotto". Se da un lato i ristoratori non avranno la concorrenza delle sagre, questa estate ci saranno tanti fornitori che si vedranno ridimensionare gli ordini. 

"Penso ad esempio all'azienda che riforniva le feste paesane con 9mila oci, ognuno dei quali costava dai 40 ai 50 euro. Oppure penso a chi riforniva di tovagliati di carta e piatti e posate usa e getta i capannoni - spiega Sisi -, per loro putroppo ci saranno delle perdite e in alcuni casi saranno anche importanti"

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