Mercoledì, 16 Giugno 2021
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Sagre e pandemia, Sisi: "Fermarle significa mettere a rischio le strutture sociali dei paesi. Serve coordinamento regionale"

Il frontman delle sagre lancia un appello alle istituzioni: "Nessun aiuto, ma bollette e costi sempre sostenuti. Adesso serve una riflessione: le istituzioni si mettano una mano sulla coscienza"

Sagre sì, sagre no. Si infiamma il dibattito sulle manifestazioni che ogni anno, eccezion fatta per il 2020, vanno ad animare l'estate aretina. Se da un lato il mondo del commercio chiede una frenata degli eventi anche quest'anno, per non penalizzare la ristorazione, dall'altro il mondo del volontariato alza la voce. Perché le sagre servono soprattutto a sostenere le associazioni che operano sul territorio, offrendo servizi che ricadono direttamente sulla popolazione. 
Ecco allora che dopo le prese di posizione di Confcommercio e quelle del mondo della politica (in particolare di Fratelli d'Italia), interviene sull'argomento anche Flavio Sisi, frontman del popolo delle feste paesane, il cui mandato è adesso in scadenza. 

"Quest'anno - spiega Sisi in una lettera aperta alla città - mi ero ripromesso di non intervenire sull'argomento ritenendo qualsiasi uscita esclusivamente provocatoria visto il momento e le evidenti difficoltà oggettive ad organizzare le nostre feste e sagre".

Perché organizzare sargre in un momento come questo appare una vera e propria corsa a ostacoli: "Programmare eventi rispettando le normative anticovid che inevitabilmente ci accompagneranno per mesi, è complicato se non impossibile. Distanziamento sociale, meno posti a tavola e sanificazioni sono i primi colpevoli di questa strage".

In tutto questo però, a detta del presidente, ci sono aspetti ritenuti di primaria importanza che verrebbero trascurati.

flavio-sisi-sagre-ruscello-3 "In primis l'indotto delle attività commerciali che lavorano con noi: aziende di materiale di consumo, ingrossi alimentari, agenzie di pubblicità, società di allestimenti e montaggi, liberi professionisti. Senza considerare poi la differenza di atteggiamento e di aggressività nel trattare eventi simili ma organizzati da associazioni diverse e il continuo voler mettere in dubbio l'onestà e
la correttezza morale dei volontari toccando temi come l'osservanza delle regole e delle normative che per noi sono imprescindibili e che rispettiamo così come previsto dalla legge. E in ultimo il più importante: non considerare l'aspetto sociale e aggregativo delle nostre attività, spesso unico punto di riferimento nei territori meno densamente popolati. Se qualcuno oggi
pensa di organizzare cene sociali, lo fa nel pieno dei propri diritti, nel tentativo di tenere in piedi la baracca e pagare bollette e tasse che le istituzioni continuano a reclamare senza essersi mai messi una mano sulla coscienza".

E poi un invito alle istituzioni per fermare lo "tsunami" che si è abbattutto, come in tutti i settori, anche su quello delle sagre e di riflesso sul sociale. 

"Mi chiedo che ne sarà delle nostre strutture sociali al servizio dei cittadini, spesso veri e propri presidi, ultimi baluardi dell'aggregazione in paesini e frazioni di periferia.
La richiesta di annullare a priori i nostri eventi di fatto è il tentativo di far cadere dall'alto una tagliola definitiva sulle nostre attività, il colpo di grazia finale da parte di chi ci considera un cancro da estirpare. E oltretutto certe richieste ledono un diritto sacrosanto a migliaia di volontari,  riconosciuto da regolamenti e normative ad ogni livello. 
Invito gli amministratori locali a fare un'attenta riflessione su quanto sta accadendo e se da un lato dopo 5 anni considero in scadenza il mio mandato come frontman del comitato aretino, dall'altro gli eventi mi inducono a riflettere se non sia il caso di mettere le mie competenze e le amicizie costruite in questo periodo a disposizione delle tante associazioni nella speranza di
cogliere l'occasione per creare un coordinamento regionale di associazioni e categorie del nostro mondo sociale. Per aiutarle, per non lasciarle morire, per traghettarle in quello che inevitabilmente sarà il nuovo mondo dopo la pandemia".

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