Rette scolastiche, la Fism all'assessore: "Non accettiamo mance da un'amministrazione arrogante"

Botta e risposta a distanza dopo il problema sollevato da Daniele Farsetti di Patto Civico sulle rette scolastiche pagate dalle famiglie nelle scuole paritarie in questi mesi di lockdown

Rette scolastiche, il problema sollevato da Daniele Farsetti di Patto Civico, la risposta di Lucia Tanti e adesso quello della Federazione italiana delle scuole materne cattoliche di Arezzo e della Toscana che tuonano "non accettiamo mance da un'amministrazione arrogante."

Il nodo è quello delle rette che le scuole paritarie hanno chiesto in questo periodo di chiusura dovuta al lockdown alle famiglie dei bambini iscritti ai servizi. La questione è stata portata all'attenzione nei giorni scorsi da Daniele Farsetti candidato a sindaco per Patto Civico: "Si tratta di strutture private, magari in difficoltà. Ma non possono essere le famiglie a rimetterci, l'amministrazione prenda posizione e metta in campo ogni azione per sostenere e mantenere attive quelle strutture".

A questo aveva risposto l'assessore: "Il Comune di Arezzo fin da subito ha sconsigliato, e per legge non poteva fare di più, ai soggetti privati accreditati di chiedere le rette alle famiglie in assenza della erogazione del servizio educativo, retta totale o parziale che fosse; al tempo stesso, comprendendo le difficoltà che anche il settore delle scuole private accreditate sta vivendo, ha deciso di costituire, con risorse ministeriali, un fondo ad hoc che ristori le scuole paritarie a patto che esse non abbiano richiesto la retta o, se lo hanno fatto, procedano al rimborso delle famiglie. Il principio è chiaro: se si vuole un supporto, prima si deve dimostrare di non aver gravato sulle famiglie."

La Fism non ha accettato le dichiarazioni dell'assessore al sociale e ha dichiarato in una nota pubblica:

"Le scuole dell’infanzia paritarie del Comune di Arezzo ed i servizi per la prima infanzia sono chiusi dal 5 Marzo come nel resto del paese a causa delle disposizioni governative. Da quel giorno le scuole aretine e i nidi sono abbandonati a loro stessi potendo contare solo sulla buona volontà e la professionalità di chi le gestisce, di chi vi lavora e sul sostegno delle famiglie. Le parole dell’assessore Lucia Tanti, sinceramente ci lasciano basiti, sebbene infatti cerchino da un lato di valorizzare la presenza fondamentale (e lo è davvero) ed il prezioso servizio che queste realtà svolgono, offendono profondamente il valore delle scuole paritarie del comune di Arezzo, delle persone che vi lavorano e delle famiglie che le hanno scelte. Le scuole paritarie aretine non si sono mai sottratte ad un dialogo e ad una collaborazione con l’amministrazione, lo fanno quando la loro opera è indispensabile per soddisfare la richiesta che stato e comune non sarebbero in grado di sostenere e sarebbero disponibili a farlo anche in questa circostanza se solo l’aiuto offerto fosse considerabile un ristoro minimamente adeguato. Le risorse di cui parla l’assessore Tanti pari ad 83.000 euro, che ci sono state proposte solo informalmente in più di una occasione quando già altri comuni Toscani avevano deliberato ed erogato risorse ben maggiori a favore delle scuole e dei nidi, sono un contributo assolutamente insufficiente a coprire anche solo la minima parte dei costi incomprimibili delle strutture. Dire che “per avere un supporto prima si deve dimostrare di non aver gravato sulle famiglie” è una affermazione inutilmente paternalistica che sminuisce peraltro il lavoro che tanti servizi, con immane fatica anche a causa dell’età dei bambini e della difficoltà che deriva dalla carenza di un reale contatto, stanno portando avanti con la didattica a distanza, con un rapporto costante con le famiglie fatto di colloqui, messaggi, iniziative quotidiane. Il lavoro delle scuole e dei Nidi è proseguito e prosegue comunque, con i mezzi a disposizione, indipendentemente dalla sospensione e tantomeno dal sostegno del Comune. Alle famiglie è stato chiesto di continuare a contribuire per sostenere le scuole, non è stato “imposto” alcun pagamento, molte di esse, la maggioranza, hanno compreso e hanno continuato ad aiutare i servizi; qualcuno non ha condiviso questa scelta e legittimamente lo ha fatto presente. Certo, fare i paladini delle famiglie e permettersi di riprendere le scuole cattive che si sono permesse di chiedere alle famiglie un aiuto per continuare a sostenere un servizio, offrendo come alternativa un sostegno di 83mila euro che diviso per il numero di servizi determina una cifra irrisoria è decisamente facile quanto irragionevole. Se infatti si considerano i cinque mesi di chiusura e gli 862 bambini ospitati nei 15 servizi educativi federati Fism, si ottiene la cifra irrisoria di 19 € ciascuno. Non accettiamo mance da un'amministrazione arrogante, non accettiamo ramanzine da chi riconosce il valore delle scuole paritarie e dei nidi accreditati quando questi sono indispensabili ad offrire un servizio ai cittadini che il pubblico non sarebbe in grado di soddisfare ma che non riesce a mettere sul piatto che pochi euro a bambino quando le circostanze richiederebbero ben altri sforzi."

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