Lunedì, 17 Maggio 2021
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Ad Arezzo il primo parto in Italia di una donna affetta da sindrome di “Moyamoya”

ad Arezzo una donna colpita da questa malattia e curata con un intervento chirurgico, sia poi riuscita a portare a termine una gravidanza e vedere nella notte nascere un figlio in piena salute

Giuseppina Mendola

Si chiama “Moyamoya”. E’ una malattia dal nome poco rassicurante. Per fortuna è una malattia molto rara. Come molto raro, anzi è l’unico caso mai registrato in Italia, che ad Arezzo una donna colpita da questa malattia e curata con un intervento chirurgico, sia poi riuscita a portare a termine una gravidanza e vedere nella notte nascere un figlio in piena salute.

Al bambino è stato dato il nome di Giuseppe.

La madre è Giuseppina Mendola di 36 anni, origine siciliana, ma da anni residente a Rassina con il marito Arcangelo Martorana.

“Sono ovviamente felicissima – ha detto Giuseppina – e con me mio marito e tutte le persone che ci sono state vicine da anni. Volevamo in tutti i modi questo figlio ma dalla scoperta della malattia, al difficile intervento per guarire, ai rischi di una ricaduta con intervalli stretti fino alla decisione di tentare di avere un figlio, sono stati tempi molto difficili ed abbiamo trovato nei professionisti, nelle strutture e nei mostri amici e familiari, davvero grande affetto e aiuto.”

Giuseppina Mendola, un anno fa, iniziò ad accusare dei semplici mal di testa. Ma ogni giorno sempre più frequenti e forti. Decise un giorno di andare al Pronto Soccorso di Bibbiena. “E qui – ci spiega – se da una parte è iniziato per me un calvario per il tipo di malattia scoperta, ho però trovato subito dei grandi professionisti. Fu proprio durante gli accertamenti al pronto soccorso casentinese che la situazione degenerò fino a sfociare in ischemia cerebrale. Fu allora che i medici di Bibbiena mi fecero trasferire prima ad Arezzo e poi alle Scotte. Qui i neurochirurghi accertarono definitivamente che ero affetta da sindrome di Moyamoya”.

E’ una malattia molto rara non particolarmente conosciuta.

Con questa patologia rara, congenita ed ereditaria nasce in Italia una persona ogni 300.000. Il quadro clinico che può presentare è particolarmente grave: le arterie del collo che portano il sangue al cervello si interrompono improvvisamente nella loro ramificazione all’interno della scatola cranica. Tutto si mantiene nella norma se, precariamente e per percorsi non ordinari, il sistema di vasi arteriosi collaterali riesce a supplire a tale interruzione. Ma se accidentalmente i vasi si occludono, i sintomi che ne possono scaturire sono decisamente pesanti. A volte questa patologia viene inizialmente confusa anche con degli ictus. Non è stato però così per Giuseppina.

Trasferita all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo (l’unico specializzato in Italia) la donna fu sottoposta in ottobre ad un intervento di neurochirurgia durato 12 ore, condotto dal professor Andrea Lanterna. Un’operazione così impeccabile da ripristinare perfettamente la circolazione sanguigna nella scatola cranica.

Dopo una breve convalescenza Giuseppina é tornata ad una vita normale. Esprimendo assieme al marito il desiderio urgente di avere un figlio. Il professor Lanterna e Francesco Catania, Direttore dell’unità operativa di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale del Casentino hanno preso in carico questa donna, seguendola ognuno per le proprie competenze. Così si è giunti alla notte scorsa quando la gestazione è arrivata a compimento.

Giuseppina è stata sottoposta ad un parto con taglio cesareo, con tutte le precauzioni particolari concordate con gli specialisti bergamaschi, legate anche al tipo di anestesia e ai notevoli rischi che questo intervento presentava per la salute della donna.

Francesco Catania ha guidato l’equipe che ha eseguito l‘intervento al termine del quale è nato Giuseppe, 3,150 kg in piena salute, e la mamma è stata risvegliata con un quadro clinico perfetto. “Oltre a congratularmi con la neomamma – commenta Enrico Desideri Commissario della Asl della Toscana Sud – anche in questo caso è stata dimostrata e confermata la presenza nelle nostre strutture di competenze ed eccellenze che oggi ci hanno consentito di eseguire al San Donato il primo parto in un soggetto con questa rarissima malattia. Voglio dire da parte mia grazie a tutti i professionisti che, dalla scoperta della malattia fino al lieto evento di oggi, si sono impegnati per il benessere di questi nostri cittadini”.

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