Venerdì, 14 Maggio 2021
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"Riqualificare la Cadorna e salvare i murales di Moneyless e Eron? L'una non esclude l'altra"

È quanto sostiene Pietro Marini, dottore in economia e gestione delle arti e delle attività culturali, che si è detto pronto a presentare un progetto di tutela delle opere di Eron e Moneyless

Il recupero urbano passa anche attraverso la tutela delle opere d’arte. Ad esserne convinto è Pietro Marini, dottore in economia e gestione delle arti e delle attività culturali presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Lo spunto di riflessione trova ragione nell’approvazione della delibera di giunta con la quale il Comune di Arezzo ha dato il via libera al progetto di riqualificazione di piazza Amintore Fanfani meglio conosciuta come Cadorna. Oggi area sosta e sede di uffici amministrativi, in passato questo spazio ospitava la caserma militare nonché, ancora più indietro nel tempo, un complesso religioso. Secondo quanto reso noto nel documento dell’amministrazione aretina, la palazzina indicata come ex sede del comando verrà presto abbattuta e al suo posto sorgerà una nuova, moderna e più efficiente struttura dove troverà sede in centro per l’impiego. In tutto sono stati stimati 4,5 milioni di euro per la realizzazione del nuovo fabbricato. Una cifra consistente ma che, a detta dell’amministrazione, sarebbe comunque inferiore a quella necessaria al recupero della struttura già esistente. “Un progetto - spiega il dottor Marini - che mira a riqualificare la piazza senza ombra di dubbio. Ma non per questo può essere realizzato senza tenere in considerazione di quale destino attende all’altro lato dell’edificio che verrà demolito”. La struttura in questione infatti, come noto, è quella sulla quale, dal lato di via Garibaldi, si trovano i murales degli artisti Moneyless e Eron. Le due opere inevitabilmente sarebbero a loro volta distrutte. “E questo - continua - potrebbe essere facilmente evitato. Sto lavorando ad un progetto con il quale proporre modalità di tutela di queste opere d’arte che sono state prodotte da artisti di fama internazionale e realizzate appositamente per la città di Arezzo. Molto spesso non viene tenuto in considerazione che questa tipologia di espressione artistica è un’eredità culturale che va valorizzata e gestita come capitale collettivo. Sono opere che gli artisti lasciano alla città e ad essa appartengono. Per questa ragione è necessario, a mio avviso, avviare un percorso che miri proprio a formare una sensibilità nei loro confronti. Io sono convinto che si possa evitare il loro abbattimento così come sono certo che hanno il potenziale per essere anche annoverate tra le attrattive cittadine. Sono pronto a parlare della mia idea di conservazione con tutti coloro che avranno desiderio di condividere idee utili alla loro salvaguardia. Detto ciò ben vengano progetti utili alla riqualificazione urbana ma, questi, non possono escludere anche azioni mirate alla tutela di quanto già presente, soprattutto se si parla di opere d’arte”.

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