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"L'Hospice di Arezzo che non c'è più". Il dottor Maurizi lancia la petizione a Giani

L'ex responsabile delle cure palliative dell'ospedale San Donato torna all'attacco per recuperare il vero servizio di Hospice di Arezzo mentre paventa il rischio di un terzo spostamento giudicato inadeguato

Che fine ha fatto l'Hospice di Arezzo? Che ne è stato in tempo di pandemia del sistema di cure palliative per accompagnare al fine vita i malati terminali del quale Arezzo era da considerarsi un'eccellenza? 

Sono state varie le vicissitudini che ha subito questo servizio dell'Asl per la comunità aretina. Le abbiamo seguite tutte: dallo spostamento da una sede all'altra, alla diminuzione dei servizi collegati, dalla riduzione dei letti, fino ad avere qualche posto a disposizione in una struttura privata, ma che nonostante tutto, non ha nulla a che vedere con quello che l'Hospice garantiva ai pazienti e alle loro famiglie. Per non parlare degli arredi acquistati dal Calcit con le donazioni degli aretini e finiti in magazzino.

A lanciare importanti appelli è stato lo stesso dottor Pierdomenico Maurizi fino a poco tempo fa responsabile delle cure palliative e quindi anche dell'Hospice di Arezzo che a quel tempo aveva la sua casa nella Ex Palazzina del Calcit tra l'ospedale San Donato e il Pionta. 

Ipotesi varie sono state fatte per trovare una nuova collocazione definitiva. Varie anime dalla società aretina hanno chiesto a gran voce di valorizzare una struttura del parco del Pionta che avrebbe il vantaggio di essere adicente all'ospedale, l'Asl ha paventato di trovare invece un immobile da ristrutturare e affittare per un lungo periodo. Ma in questa fase tutto sembra in stallo. Così lo stesso dottor Maurizi ha lanciato una petizione pubblica diretta al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani sulla piattaforma change.org.

Nella descrizione della petizione Maurizi ne spiega la storia, la filosofia e l'importanza.

"L’Hospice è la struttura sanitaria che accoglie le persone a fine vita, quando l’assistenza non è possibile a casa e quando non è più indicato il ricovero in ospedale. L’Hospice deve ricordare il più possibile agli Ospiti la casa e quindi deve essere costruito secondo caratteristiche ben precise normate sia dal Ministero che dalla Regione. Non è semplicemente una fila di camere lungo un corridoio. Ogni camera deve somigliare alla camera di casa e non alla camera di un ospedale. Devono esserci spazi confortevoli sia per i malati che per i loro familiari. L’organizzazione ed i ritmi dell’Hospice sono dettati dal comfort degli ospiti invece che dalle esigenze degli Operatori ed è anche per questo che la parte cosiddetta “alberghiera” deve essere particolarmente curata. Tutto questo è assolutamente indispensabile per poter accompagnare al meglio il malato nel suo ultimo percorso, con dignità e senza sofferenze."

"L’Hospice di Arezzo fu finanziato nel 2000 dal Ministro Rosy Bindi, ma è stato realizzato solo nel 2017 ed è diventato operativo solo nel gennaio 2018. Nel marzo 2020, in piena crisi emotiva da pandemia, l’Hospice è stato sfrattato per far posto alla Unità Operativa di Oncologia ed è iniziata una vera e propria peregrinazione. Da allora ha già cambiato 2 sedi provvisorie e prive delle caratteristiche proprie dell’Hospice e in questi giorni si parla di spostarlo nella terza sede provvisoria e non del tutto adeguata.

A più di un anno dallo sfratto, non esiste ad oggi né un progetto concreto né una previsione di spesa per un nuovo Hospice. E’ del tutto evidente, che al di là delle dichiarazioni politicamente corrette, in realtà ai decisori non interessa il fine vita e men che meno la qualità del morire. Queste cose evidentemente interessano solo al morente ed al suo contorno parentale ed amicale ma sono tutti cittadini invisibili e inascoltati che diventano tali proprio nel momento della loro maggiore fragilità e dell’ultima richiesta che fanno al servizio sanitario.

Arezzo e gli Aretini hanno dovuto aspettare 18 anni dal suo finanziamento per avere l’Hospice e quanto dovranno ancora aspettare per tornare ad avere il diritto, riconosciuto in tutte le altre realtà toscane, a morire con dignità e senza sofferenza qualora dovesse servire l’Hospice? E’ eticamente e socialmente accettabile essere privati di un servizio come l’Hospice capace di declinare il grado di civiltà di una comunità?"

La campagna di raccolta firme on line lanciata da poche ore sta raccogliendo i primi frutti, con la partecipazione di chi è stato volontario all'interno dell'Hospice come Bruna Cantaluppi, di chi rappresenta sindacati come Silvia Russo neo segretaria generale della Cisl di Arezzo.

La presa di posizione di Scelgo Arezzo

Scelgo Arezzo aderisce alla petizione pubblica lanciata dal dottor Pierdomenico Maurizi per l’hospice di Arezzo e diretta al presidente Eugenio Giani. La petizione è stata promossa sulla piattaforma https://www.change.org/

"L’invito che rivolgiamo ai cittadini è di fare altrettanto. A seguito della pandemia, come noto, la struttura risulta ‘itinerante’ e comunque sfrattata dalla sede originaria in cui era ospitata dal 2018. Parliamo di un vulnus nei servizi sanitari da colmare assolutamente. Scelgo Arezzo conferma così la sua attenzione alle tematiche sanitarie come già dimostrato dall’atto di indirizzo presentato in Consiglio Comunale per rafforzare l’autonomia della sanità aretina all’interno dell’Asl Toscana Sud-Est e bocciato dall’attuale maggioranza per una sterile contrapposizione politica."

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