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Perché il potere è in mano agli uomini a tutte le latitudini? Uno sguardo tra i millenni

“È nato il bambino. Non fortunato. È una femmina”. “Nottata persa e figlia femmina”. Corrono circa 3mila anni e 8mila chilometri tra le due affermazioni. La prima è contenuta in una delle prime testimonianze scritte della storia della Cina - ossa...

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"È nato il bambino. Non fortunato. È una femmina". "Nottata persa e figlia femmina". Corrono circa 3mila anni e 8mila chilometri tra le due affermazioni. La prima è contenuta in una delle prime testimonianze scritte della storia della Cina - ossa oracolari - e risale al 1200 a.C. La seconda è la forma italianizzata di un proverbio tradizionale siciliano, giunta fino a noi. E che compatisce la condizione di un padre che ha passato la notte in bianco per veder partorire una femminuccia dalla propria moglie.

Nel saggio "A brief history of humankind" di Yuval Noah Harari si sostiene che sin dalla comparsa delle prime società agricole, 10mila anni fa, gli umani si siano organizzati in strutture patriarcali. E il maschilismo sia una conseguenza del dominio del maschio, geni XY, sulla femmina, geni XX. Per quanto la differenze culturali sugli attributi di "uomo" e "donna" varino da epoca ad epoca e da società a società (ad esempio nella Francia del '600, Luigi XIV era considerato un modello di virilità: indossava parrucca, calze lunghe, tacchi e mantella di pelliccia), il potere patriarcale è una costante dell'umanità: da Hammurabi, agli Inca, dall'America dei padri Pellegrini, all'Italia post-unificazione.

E Cleopatra o Elisabetta I d'Inghilterra, donne in grado di raggiungere la posizione alfa, rappresentano le eccezioni che confermano la regola.

Tutte le società agricole prima e industriali poi sono state patriarcali. E nonostante culturalmente le definizioni di "uomo" e "donna" cambino, esiste una ragione biologica per cui pressoché tutte le culture valorizzano maggiormente la mascolinità, più che la femminilità. Tuttavia, ammette Harari, quale sia questa ragione è un grande punto interrogativo. La sociologia ha formulato tre ipotesi, nessuna convincente.

La forza fisica. Gli uomini sono più forti delle donne e quindi scalano più rapidamente la scala sociale. Si ma quale forza? Le donne sono in generale più resistenti alla fatica, alla fame e alla sete. E poi non esiste un rapporto diretto tra forza bruta e potere: un 60enne ha mediamente meno forza di un 20enne, ma certamente più potere.

L'aggressività. Il potere è conquistato attraverso la guerra e gli uomini sono più portati a combattere, perché più inclini alla violenza delle donne. Studi scientifici spiegano che il testosterone rende l'uomo più aggressivo delle donne. Tuttavia difficilmente si vince una guerra con le teste calde al comando. Serve fibra, ma soprattutto servono disciplina, capacità di cooperare attraverso giuste alleanze, strategia.

La capacità di strategia e riproduzione. Le probabilità individuali di riproduzione, per gli uomini, sono dipese nei millenni dalla capacità di sconfiggere altri uomini per fecondare donne fertili. Una donna, viceversa, non aveva problemi a trovare partner che volessero metterla incinta. L'uomo ha così sviluppato competitività e la donna dipendenza, perché in epoche remote non poteva procacciare cibo per sé e per la prole, durante la gravidanza e nei primi mesi di vita del nascituro. Così, spiega la tesi, gli uomini sono diventati competitivi e dominanti, le donne si sono fatte da parte e si sono dedicate all'allevamento dei figli. Anche in questo caso, però, non ci sono evidenze scientifiche sufficienti per sostenere la tesi. Ci sono specie, dice Harari, come elefanti e scimpanzé bonobo, in cui la dinamica uomini competitivi - donne dipendenti è sfociata in società matriarcali guidate da alleanze tra femmine.

Insomma, il rebus del dominio patriarcale - durato millenni - è ancora lontano dall'essere sciolto.

Ma negli ultimi decenni, una frazione insignificante di tempo rispetto a quello che è passato dalla nascita delle prime società stabili ad oggi, è iniziata una rivoluzione. Per la maggior parte del tempo nella Storia le donne non sono state considerate legalmente indipendenti, ma proprietà del padre prima e del marito poi. Il concetto di stuprare la propria moglie fino a poco tempo fa non era nemmeno preso in considerazione dalla maggior parte degli ordinamenti, tanto era considerato assurdo.

Vero è che la rappresentatività delle donne in ruoli chiave è lontana dalla percentuale maschile, ma è in rapida crescita. E con il tempo (e importanti lotte) si sta sanando una millenaria ingiustizia "naturale" (legata a ragioni biologiche). Grazie alla cultura.

@MattiaCialini

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