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Pallone per la Pace dedicato anche a Aung San Suu Kyi. Tito: "E' incredibile, sta massacrando la minoranza musulmana in Birmania"

La nota mette in evidenza questa che sembra una incongruenza agli occhi del presidente dell'associazione Bangladesh paese che confina con la martoriata Birmania

Viva il primo maggio!

Viva il Pallone per la pace di Arezzo!

Viva il premio nobel Aung San Suu Kyi (colpevole del genocidio del popolo Rohingya)!

Viva il popolo Rohingya!

Inizia così una lettera di Tito Anisuzzaman presidente dell'associazione Bangladesh che sta partecipando nonostante la polemica all'edizione 2019 del Pallone per la Pace organizzata dalla Uisp.

Tito mette in evidenza che una delle dediche di questa edizione non è congruente, non sarebbe una dedica di pace. Si tratta di quella a Aung San Suu Kyi, "premio Nobel per la pace, oggi Ministro dell’attuale governo, militare della Birmania che sta massacrando la minoranza musulmana presente nel loro Paese, il popolo Rohinya."

La risposta di Gino Ciofini della Uisp: "Tito ha frainteso, non è dedicata a lui"

Titto ha deciso comunque di partecipare alla manifestazione, ma ha comunque voluto sottolineare ciò che non gli è piaciuto.

Il pallone per la pace è un evento al quale l’associazione culturale del Bangladesh è legata fin dalla sua prima edizione; un evento che ha messo insieme la UISP, cittadini, associazioni e comunità di migranti, in nome della pace, contro ogni forma di violenza e discriminazione. Oggi 1° maggio, festa dei lavoratori, è una grande giornata da commemorare: partecipare a questo torneo significa anche ricordare le tragiche morti sul lavoro e lo sfruttamento dei lavoratori immigrati in Italia. Tuttavia, vedendo la notizia di oggi sui vari quotidiani, scopro che gli organizzatori del Pallone per la pace dedicano questa edizione a tre personaggi: Papa Wojtyla, che tutta la vita ha dedicato alle persone deboli, Ìngrid Betancourt, una giovane attivista impegnata contro la corruzione in Bolivia e per questo rapita dai terroristi, e infine  a Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace, oggi Ministro dell’attuale governo, militare della Birmania che sta massacrando la minoranza musulmana presente nel loro Paese, il popolo Rohinya. Conosco bene la storia di questo popolo perché il mio Paese, il Bangladesh, confina con la Birmania e nonostante la povertà che caratterizza il Bangladesh, il nostro governo ha allestito il più grande campo profughi del mondo; circa un milione di disperati, uomini, donne e bambini, ormai da anni vivono in condizioni disumane, nel silenzio della comunità internazionale.

L’associazione sportiva UISP ha sempre dimostrato una grande sensibilità e attenzione verso le discriminazioni ed è incomprensibile come si sia potuto dedicare a Aung San Suu Kyi una giornata come quella di oggi. Sono profondamente addolorato e chiedo agli organizzatori di questa giornata un reale coinvolgimento delle comunità di migranti e dei cittadini nelle decisioni che devono essere prese in merito ad ogni edizione, e non solo più richieste “last minute” per coinvolgere persone per giocare al pallone: questo evento è qualcosa di più ed è nato perché tutti noi crediamo in una società coesa, multiculturale, un mondo di pace dove ogni giorno l’educazione e l’integrazione possono contrastare la violenza e la discriminazione.

Questa volta parteciperemo all’evento, ma in attesa che qualcosa cambi veramente, perché il primo cambiamento verso una società migliore deve sempre partire da un esame di coscienza profondo e personale. Noi dedichiamo questa nostra partecipazione, come sempre, ad ogni popolo che soffre a causa di discriminazione, come adesso e da tempo, accade al popolo Rohingya. 

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